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Brad Pitt e Sean Penn non salvano ''L'albero della vita''

Delude a Cannes il film del raffinato Terrence Malick. I buu in sala.

Vito Lamberti
Tutti aspettavano Terrence Malick sulla Croisette. Un’attesa talmente spasmodica che forse ha ingigantito le aspettative di The Tree of Life (L’albero della vita), presentato stamane alla stampa nella sala Lumière. O forse erano i precedenti lavori di Malik - pochi ma tutti bellissimi - ad aver fatto credere che il miracolo potesse ripetersi ancora una volta. Ma chi ha amato La rabbia giovane, I giorni del cielo e La sottile linea rossa, chi ama profondamente uno dei registi (ex operaio di pozzi di petrolio, ex professore di filosofia, ex giornalista e ornitologo) più riservati e misteriosi del panorama cinematografico internazionale, non può non rimanere perplesso di fronte alla sua ultima prova.
 

Tanti buuu alla fine della proiezione

Cerchiamo per un attimo di dimenticare gli innumerevoli buuu che hanno svilito i timidi applausi di fine proiezione, e proviamo, per quanto è possibile, a dare un senso (se ce n’è uno) a The Tree of Life.
Nel Texas degli anni 50, Jack (da adulto Sean Penn), dieci anni, cresce con un padre autoritario (Brad Pitt) e una madre (Jessica Chastain) amorevole e generosa, che lo incoraggia ad avere fede nella vita.
 

Due fratelli minori e l'amore dei genitori

La nascita di due fratelli minori obbliga presto Jack a condividere con loro l’amore dei genitori, e in più ad affrontare l’individualismo di un padre ossessionato dalla riuscita dei figli. Fino al giorno in cui una tragedia irrompe nel fragile equilibrio della quotidianità.
Di più non si può svelare: anche perché fin dalle prime scene Malick sembra far capire allo spettatore che non lo porterà certo a braccetto in un percorso lineare.
 

La chiave di lettura nella prima voce off

La chiave di lettura sta in una delle prime (saranno tantissime) voci off, in questo caso della madre dei tre ragazzi: “La grazia della natura non vuole essere ammirata, è indifferente ma a volte vuole comandare”.
Comincia con questo avvertimento la storia di The Tree of Life, che mentre rivela i protagonisti, si dispiega come una sinfonia musicale in molti movimenti – ma anche come i rami di un albero – e si attacca al percorso di vita di Jack O’Brien.
 
 

L'immensità dell'universo

Malick però - spiazzando tutti - iscrive la storia di Jack nell’immensità dell’universo e nel suo ritmo inesorabile. La vita di Jack - ma forse sarebbe meglio dire: tutte le vite - sono legate alla potenza creatrice e distruttrice del mondo.
Malik ce le mostra tutte: dalla polvere delle stelle ai dinosauri, dai girasoli ai pesci martello, dagli anfibi alle immense praterie. In una sorta di dialettica secondo la quale la vita fa nascere l’amore e l’amore è il motore della vita.
 

Galassia, dinosauri, riprese super-tecnologiche

Mischiando ricordi d’infanzia, galassia e preistoria, a volte con delle immagini di rara bellezza (per alcune scene la fotografia si è avvalsa del Super 8 e di una cinepresa Imax digitale, con risonanza magnetica per immagini a infrarossi. Una scelta estrema, visto che questa tecnologia arriva direttamente dallo spazio. Fu usata, infatti, dal megatelescopio Hubble che dal 1990 è a caccia di immagini dell’universo), Malick incanta visivamente ma non riesce a prendere una direzione narrativa, a far raggiungere alla sua storia una foce.
 

Nella colonna sonora anche sinfonie di Berlioz

La musica - altro tema portante del film, realizzata da Alexandre Desplat - crea volutamente una dimensione atemporale e, fortunatamente, non traduce lo spiritualismo in una manciata di note New Age.
Presenti anche dei pezzi di alcune sinfonie di Hector Berlioz e Gyorgy Ligeti, conosciuto al cinema per le musiche utilizzate da Kubrick in 2001, Odissea nello spazio.  
 

The Tree of Life alla fine non funziona

Grandi intenzioni, inizio seducente, prosieguo scoraggiante e finale inutilmente ripetitivo. The Tree of Life non funziona, e ci rammarica dirlo per tutto il rispetto che proviamo per Malick. D’improvviso ritorna alla mente Koyaanisqatsi, il documentario del 1976 di Godfrey Reggio, che durante sei anni di riprese ha filmato la natura moderna sotto le note di Philip Glass, ma vengono in mente anche Claude Nuridsany e Marie Pérennou, che firmarono Microcosmos - Il popolo dell’erba e Genesis.
 

Tra il dibattito filosofico e il documentario naturalista

E questo significa che The Tree of Life rimane sospeso tra il dibattito filosofico e il documentario naturalista, non riuscendo a percorrere in modo efficace nessuna delle due strade. Siamo piccoli di fronte alla natura.
La vita è terribile o meravigliosa? Perché siamo al mondo? Siamo il riflesso dell’educazione dei nostri padri? Occorre avere fede? Domande che ci siamo posti tutti, alle quali i filosofi di ogni tempo hanno dedicato centinaia di volumi, inutilmente, perché ogni volta che si tenta di rispondere razionalmente ci si ritrova con un pugno di mosche in mano. Anche quando a porsi le domande è un enorme talento come Terrence Malick.
 

Sean Penn massacrato al montaggio

Sean Penn - massacrato al montaggio - non si è presentato alla conferenza stampa. Al momento non si può confermare se la sua assenza sia dovuta ad dissidio con Malick.



Ultimo aggiornamento: 17/05/11

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