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Pensioni e nati nel 1952: si lascerà a 64 anni

Salvi i lavoratori in mobilità. Per gli altri "attenuazione dello scalino".

Non è stato possibile “salvare” i lavoratori nati nel 1952 dalla riforma Fornero. Ma, come anticipato dal ministro, c'è stata un' "attenuazione" della misura che li riguarda. L'attesa di 6 anni per raggiungere l'agognata pensione si ridurrebbe, con le modifiche apportate ieri, di due anni. Questo quanto trapelato dopo gli emendamenti apportati in Commissione Bilancio e Finanze al decreto legge "Salva Italia".
 

La situazione con la riforma Fornero

Com'è noto,  gli "sfortunati" del 1952 - quelli cioè che nel 2011 hanno 59 anni e contavano di andare in pensione nel 2012, avendo raggiunto i requisiti di età e i 36 anni contribuzione - la "quota 96" - , si sono visti con la riforma allungare l'attesa per lasciare il mondo del lavoro. Mentre con le vecchie regole delle finestre mobili , infatti, avrebbero dovuto attendere solo 12 mesi (18 se autonomi), con le modifiche introdotte dal ministro del Lavoro avrebbero invece dovuto maturare 42 anni e tre mesi di contributi e 66 anni di età.
 

64 anni per lasciare

 L'emendamento accorcia i tempi, anche se di poco, portando l'età minima, per costoro a 64 anni (il requisito necessario è avere maturato un'età contributiva di 36 anni e avere 60 anni di età al 31 dicembre 2012 oppure 35 anni di contribuzione e 61 anni di età).
 

Salvati i lavoratori in mobilità

Chi invece è stato salvato, nel senso che per loro le regole restano quelle del passato sono i lavoratori in mobilità. Il nuovo testo del decreto chiarisce che le nuove regole pensionistiche non si applicano ai lavoratori collocati "in mobilità lunga" (quelli, cioè, in attesa del pensionamento) per effetto di accordi collettivi stipulati entro il 4 dicembre; ai lavoratori che, al 4 dicembre, sono titolari di prestazione straordinaria a carico dei fondi di solidarietà di settore (si tratta degli esuberi bancari, assicurativi, ecc.). La platea degli interessati sale a 65.000 persone.
 

L'aggiornamento precedente: una speranza per i nati nel 1952

 
l come non è ancora chiaro, ma resta ancora qualche speranza per “salvare” i lavoratori nati nel 1952 dalla riforma Fornero. Le modifiche che potrebbero ammorbidire il passaggio che li riguarda  potrebbero arrivare oggi alle 16, quando il testo del maxi emendamento verrà depositato dalle Commissioni Bilancio  e Finanze della Camera. Siamo ancora nel campo delle ipotesi, ma a Montecitorio si lavora per trovare risorse che consentirebbero alla platea degli interessati di accorciare i tempi per arrivare alla pensione.

Gli sfortunati del 1952

Da giorni si parla degli sfortunati che, a partire dal primo gennaio 2012, con le vecchie regole avrebbero maturato il diritto alla pensione.
 

Di colpo a 66 anni

Con l’addio alle finestre mobili previste con la vecchia riforma (12 mesi dalla maturazione dei requisiti per ricevere l'assegno, se si è dipendenti; 18 se si è autonomi), è scattato infatti l’innalzamento dell’età pensionabile per uomini e donne. Che per i primi passerà, con l’anno nuovo, da 61 a 66 anni, (mentre le donne nel settore privato lasceranno a 63 anni, che diventeranno 66 nel 2018). 
 

Lo "scalone" dei 59enni

Un cambiamento tanto più brusco se si pensa ai 59enni, che fino a ieri credevano di avere concluso la loro attività lavorativa e di avere l’assegno pensionistico in tasca, e invece si vedono procrastinare di quattro anni il momento del riposo.

50.000 quasi già salvi

Il ministero del Welfare non ha ignorato del tutto il problema. Secondo quanto trapelato sin dai primi momenti dagli uffici tecnici, dovrebbero restare fuori entro un massimo di 50mila persone, quei lavoratori che, pur maturando i requisiti dopo il 31 dicembre 2011, hanno concluso il rapporto di lavoro prima del 31 ottobre 2011. Si tratta dei i doppiamente sfortunati che negli anni scorsi sono entrati in mobilità in seguito a un licenziamento collettivo e sulla base di accordi sindacali stipulati prima del 31 ottobre 2011.

I lavoratori di Alenia e Termini Imerese

Nelle ultime ore è sembrato di capire che rientreranno nel provvedimento i lavoratori di Alenia e Termini Imerese. Si sta anche pensando di allargare la platea degli aventi diritto, che sarebbero più di 50.000.

Per gli altri forse uscita graduale

Restano gli altri. Per loro potrebbe essere inserita nel testo una ulteriore modifica che prevede tempi più brevi prima della pensione in luogo dei quattro anni iniziali. Più genericamente il ministro Elsa Fornero ha parlato di "attenuazione" dello scalino di uscita, ma siamo ancora nel campo delle dichiarazioni. Quasi certa è, invece, la rivalutazione parziale degli assegni pensionistici fino a 1.400 euro, che potrebbero essere indicizzati almeno in parte. L'inidicizzazione sarebbe invece completa per le pensioni fino a 936 euro. 





 

L'aggiornamento del 9 dicembre:  Il dramma dei lavoratori in mobilità 

 
La riforma delle pensioni fa sentire danneggiati un po' tutti gli italiani. Ma ancor di più i lavoratori in mobilità o prepensionamento. Ossia coloro che sono stati espulsi dai processi produttivi.
Sono tutti quei lavoratori che si sono accordati con le aziende per andare in prepensionamento, ricevendo fino all’età della pensione un assegno ridotto. Il cosiddetto scivolo.
Solo che domenica scorsa hanno scoperto che con la riforma Fornero adranno molto più tardi in pensione. E di conseguenza rimarranno scoperti, senza assegni né lavoro. Fino all’età della pensione.


Il caso di Marco

È il caso di Marco, 61 anni al primo gennaio 2012 e 35 anni di contributi. Sarebbe dovuto andare in pensione il 1° gennaio. E perciò tre anni fa ha firmato con le Acciaierie di Terni un accordo che lo ha posto in mobilità fino al giorno in cui avrebbe maturato il diritto alla pensione.
Solo che domenica scorsa la Fornero ha annunciato la sua riforma delle pensioni e adesso dovrà aspettare altri 5 anni per andare in pensione.
E così il 31 gennaio gli scadrà la mobilità e non avrà né mobilità, ne pensione né lavoro. E sarà davvero difficile trovare un’altra occupazione a 61 anni. “Come camperò adesso?”, dice sconsolato.


Solo 50.000 esenzioni

L’unica speranza che gli resta è di rientrare nei famosi 50 mila esentati dalla riforma Fornero. Ma ancora non si conoscono i criteri per rientrarci. Tant’è che anche il sindacato non sa dire nulla ai tanti iscritti che si rivolgono loro per avere delucidazioni.
E in più, i lavoratori in mobilità nella stessa situazione di Marco, dovrebbero essere più di 50 mila. Per l’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano il numero dei lavoratori che dovrebbero aver diritto all’esenzione sono almeno 150 mila.


I requisiti

Ad ogni modo, secondo quanto trapelato fin oggi dal ministero del lavoro, dovrebbero restare fuori dalla riforma, ma solo entro un massimo di 50mila persone, quei lavoratori che, pur maturando i requisiti dopo il 31 dicembre 2011, hanno concluso il rapporto di lavoro prima del 31 ottobre 2011 per alcune causali. In primo luogo, rientrano nell'esenzione i lavoratori collocati in mobilità in seguito a un licenziamento collettivo e sulla base di accordi sindacali stipulati prima del 31 ottobre 2011.
Beneficiano dell'esenzione anche i lavoratori collocati in mobilità lunga, sempre per effetto di accordi collettivi stipulati entro il 31 ottobre 2011, e i lavoratori che a quella data erano già titolari di una prestazione straordinaria a carico dei fondi di solidarietà di settore.



Ultimo aggiornamento: 10/01/12

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