Il salvagente
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SALVAGIOVANI

di Delia Vaccarello

Lui, la sorella e il suo clone

Il pasticcio linguistico, la confusione e il disagio di aldo di fronte ai commenti dei familiari su fotografie da lui scattate.

Daniela, mia sorella, ha un modo preciso di cucirmi la bocca. Dopo la prima parola che dico o la seconda, lei fa: sshhhhhhhhhh. E riprende  a parlare di tutte le cose importanti che ha sempre da dire. “Hai visto la fiera, mamma? C’è un mucchio di cose che ti possono interessare, ho incontrato  Elisabetta, nostra cugina, lei ha già fatto il programma Erasmus in Spagna, pensa cosa dirà quando saprà che andrò anch’io via per studiare l’anno prossimo…”. “Anche un mio compagno….”, provo a dire. E lei: “Shhhhhhh Aldo! che non sento nulla. Capito, mamma?”.

Domenica,
in pizzeria


Domenica scorsa eravamo in pizzeria, mia madre parlava del suo lavoro di medico: appendiciti, ricette, fisioterapia da prescrivere a un tipo, radiografie a un altro. Parlava a voce alta, seduta di fronte a mia sorella, ho provato a inserirmi un paio di volte ma poi mi sono scocciato e ho detto qualcosa a mio padre, che anche lui stava a sentire. Poi sono arrivate le pizze, avevo scelto la capricciosa, però non mi piaceva, perché l’uovo era grigio verde e mi faceva schifo, allora mia sorella: “Ok Aldo, non cominciare con la lagna, tieni la mia, facciamo a cambio”. La sua era buonissima, provola, funghi e speck, ho cambiato subito i piatti. Mangiando, ho iniziato a parlare con mio padre: “Quest’anno non lo voglio fare, per favore papà, quello ci porta sui fuori pista…”.
Mio padre ascoltava, e non era facile perché mia madre e mia sorella sembravano fare a gara a chi parlava più forte. Ma a un certo punto mamma si è fermata e ha afferrato un pezzo di quello che stavo dicendo: “Se continui così non imparerai mai, fai come noi, che abbiamo fatto in fretta”. Provo a dire: “Ma il maestro…”. Allora interviene mio padre : “Ma non puoi dare sempre la colpa agli altri, il maestro sente che fai qualcosa che non ti piace, e non ti segue, è chiaro”. “Non è che non mi segue…”. “Aldo, non imparerai a sciare per tutta la vita, ti rendi conto?”, dice mia madre. 
Mia sorella scia benissimo, ha vinto la “Coppa giovani” per tre anni di seguito quando siamo andati in settimana bianca. Io non ne ho voglia. Mi chiedo: bisogna per forza saper sciare? Mi diverto tanto con lo slittino… e poi la cosa che mi piace di più è mangiare dinanzi al fuoco la sera, dopo che il giorno sei stato tutto il tempo sulla neve. Da un paio di anni, quando gli altri sciano sui fuoripista con il maestro, io resto a valle e faccio fotografie, poi le metto tutte ordinate sull’album del pc.
Ho provato a farle vedere a mia sorella: ha visto quelle in cui lei vince la coppa, e i suoi primi piani, insomma tutte quelle dove c’è lei. Mia madre “non ha tempo” e non le guarda. Ma non faccio solo foto a mia sorella. Nel pc ci sono anche quelle che ho scattato a Laura. Mi vedo con lei da un po’, andiamo al cinema con gli altri, alle feste, e a un certo punto mi viene una mania folle di farle le foto. A lei piace, se ne vanta, le fa vedere agli altri. Nel pc ho due cartelle: “foto Aldo”, “foto Laura”. In foto Aldo metto quelle che riguardano me, la mia famiglia, le cose che mi colpiscono, in “foto Laura” c’è solo lei.

Daniela, no Laura


Mio padre ieri mi ha chiesto in prestito il pc che è portatile perché il suo si è rotto. Mi è dispiaciuto un po’, ma gliel’ho dato, che cosa dovevo fare? È tornato, me lo ha ridato, e mentre correvo in camera a scaricare le foto fatte durante il giorno, mi ha detto: “Scusami, ma si sono aperte le foto e le ho guardate. Ne hai tantissime. E poi tua sorella è fotografata in mille modi, sembra anche più giovane, ma cosa fai, le ritocchi?”. “Io? Boh, un po’, forse, a volte”.
Non ho capito cosa intendeva dire, ero solo contento di riavere il pc. Dopo un’oretta ha citofonato Laura, dovevamo andare a una festa e passava di qui per fare la strada insieme. “Non sono pronto, ho qualche foto ancora, sali per favore”. È arrivata, tutta in tiro, proprio bella non c’è che dire. Siamo stati un po’ in camera insieme. Quando usciamo incrociamo sulla porta della sala mia sorella, in quello stesso momento arriva mio padre dalla cucina con una birretta in mano.
Mia sorella guarda Laura con una curiosità pazzesca, ma non lo dà a vedere, io la conosco. Mio padre: “Come si chiama questa tua amica, Aldo?”. Laura pronuncia il suo nome e gli tende la mano. Lui la guarda bene e dice: “Ma… allora le foto sul pc sono di Laura…”. E Daniela: “Guarda che ne ha un mucchio mie, ti sbagli papà, come al solito”. Provo a dire: “Ci sono le tue, ma anche…”.  “Shhhhhh, Aldo! Quelle con la Coppa giovani sono fortissime, e poi le altre della fiaccolata sulla neve, e quelle con il maestro”. E Laura: “Ci sono anche le mie: alla festa, a scuola, alla gita al mare, io in costume, mentre ballo con Aldo, ma quella l’ha fatta Luigi”. Riprovo: “Sono in due cartelle… diverse”.  E Daniela: “Shhhhhh Aldo! Scusa, saprò quali  foto  mi hai scattato, non ti pare, ce ne sono una marea, anche di me con la mamma”. Finché mio padre sbotta: “Ma forse vi somigliate tanto oppure Aldo ha colto le stesse espressioni”.
“Io veramente fotografo d’istinto”. Non finisco di parlare che sento uno “SSSSHHHH Aldo….!” doppio.  È una voce in stereo, cioè due voci che sembrano una: “Ssshhhh Aldo! Noi due ci somigliamo? Ma se siamo l’opposto”.
Lo dicono insieme, pazzesco! Prendo il casco e porto via Laura, cioè Daniela, noooooo… Daniela è mia sorella. Oddio, che casino.

Dietro l’attrazione per le figure

che ricordano volti familiari


Il fascino del clone: si potrebbe chiamare così l’effetto provocato da alcune persone che somigliano ad altre.  Un ragazzo è attratto da figure che ricordano - nei tratti fisici o anche nei modi - la sorella o anche il fratello più grandi. Passato qualche anno dalle nozze, una donna si accorge che il giovane che ha sposato somiglia a suo padre. Vale a dire: si resta presi da una persona che inconsapevolmente può presentarsi a noi come fatta “a immagine e somiglianza” di qualcuno che ha un peso notevole nelle nostre relazioni familiari.
Da adolescenti o da giovanissimi è difficile rendersi conto di questo effetto anche perché oggi più di ieri si ricerca spesso la rassicurazione che deriva dalla somiglianza. La somiglianza può gratificare l’autostima, che nei giovani vacilla, possiamo ritenere  che l’altro che ci somiglia ha caratteristiche gradevoli. Eppure la somiglianza può racchiudere un importante significato, può essere una traccia del tempo: segnala un certo legame con il passato e può prefigurare il futuro.
Se stiamo con un ragazzo che somiglia a nostro fratello, che in famiglia è dominante, è possibile che attraverso questo rapporto cerchiamo di prenderci una specie di rivincita, di vincere laddove abbiamo fallito, di affermare noi stessi laddove in famiglia, per il peso riconosciuto a nostro fratello, siamo sempre rimaste sottomesse.  Insomma, “il clone” ci permette di fare i conti con l’originale, ossia con colui o colei dinanzi ai quali non abbiamo potuto essere noi stessi. Ma possiamo anche restare sottomesse a vita, e sentirci rassicurate, anche se “mortificate”, da un marito che si comporterà come ha sempre fatto nostro padre (o nostro fratello). In ogni caso la “somiglianza” di chi scegliamo come oggetto d’amore è un segnale da interpretare, è spesso il tentativo di far tornare un passato cui si è rimasti molto, forse troppo legati.
I giovani di oggi non sono dei “capitani coraggiosi” e dunque sono calamitati dalla “magia” che attrae i simili, compresi i simili per età, cioè i coetanei. Per loro non è facile individuare i rischi di questo tipo di fascinazione, perché i giovani non tendono a riflettere molto sui rapporti. Ma la somiglianza e l’eccesso di familiarità possono costituire una trappola.

La posta di Delia

E quel silenzio

di suo figlio?


“Gentilissima dottoressa, la mia è forse una richiesta un po’ particolare... Mio figlio Dario ha 16 anni e a scuola, essendo molto silenzioso e poco espressivo, viene considerato da alcuni insegnanti di materie umanistiche poco studioso e capace: quindi, prende bei voti nelle discipline più scientifiche mentre fa molta fatica in italiano e filosofia dove per la verità viene considerato addirittura poco sveglio oltre che fannullone... invece è solo timido e insicuro... Dopo che sono andata a parlare con i miei colleghi (perché sono insegnante anch’io, ma in un’altra scuola della stessa città) stranamente i docenti che non lo apprezzavano hanno cominciato a prenderlo in considerazione, a incoraggiarlo, a coinvolgerlo alzando anche i voti. Addirittura un insegnante di disegno, per il quale Dario era inesistente e sempre insufficiente, ha lodato pubblicamente un suo disegno paragonandolo a quelli di non so quale genio della pittura moderna. Con lui Dario non ha più insufficienze. Ora indubbiamente Dario sta diventando più sicuro e padrone della sua espressività... ma io le chiedo sinceramente cosa pensa di questa vicenda. Gina”.

Gentile Gina, che compito ingrato mi sta affidando, lei segretamente mi chiede che io le sveli alcuni vizi dei prof, che poi sono quelli di molti di noi in altri ambiti professionali. L’abito non fa il monaco si dice… ma una mamma fa un figlio! Immagino che nei colloqui lei avrà avuto modo di far traballare nella mente dei docenti il seguente ragionamento: “Se il figlio è così, chissà i genitori…”. I prof di Dario vedendola ne avranno fatto un altro: “Se la madre è così…, allora il figlio”. Noi abbiamo dei modi spicci e sbrigativi di classificare gli umani con cui veniamo in contatto, solo i buoni prof amano lo sforzo meraviglioso che porta un ragazzo o una ragazza a scoprire la propria unica voce, la quale pur avendo in alcuni casi qualche pallida somiglianza con quella di parenti o affini, sa essere invece personalissima e sorprendente. Adesso i prof incoraggiano il ragazzo figlio di una prof - come loro - e di una mamma scrupolosa, quale appare lei nella lettera che mi ha gentilmente inviata. Il silenzio di Dario non bastava a candidarsi promessa di parole o segni ancora da scoprire. Il silenzio era per i prof di suo figlio solo inquietudine. Ma lei che reazioni ha dinanzi al silenzio di suo figlio?




Ultimo aggiornamento: 18/01/10

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