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Dottore, quanto è grave? Milioni di maschi italiani spesso ''non ce la fanno''

Erezione, un problema di cui gli uomini preferiscono non parlare. Ma l'andrologo spiega che è meglio affrontarlo.

Michela Rossetti
Lei e lui, un letto matrimoniale sullo sfondo, una cornice di candele profumate, un sottofondo di musica romantica. A rovinare l’atmosfera il peggiore degli incubi di una coppia: l’erezione che non arriva. In Italia non è un fenomeno isolato, anzi, è molto più diffuso di quanto si immagini. “Riguarda 3 milioni di persone, il 13% della popolazione sessualmente attiva”. Lo dice la campagna  “Torna ad amare senza pensieri”, promossa dalla Società italiana di andrologia in collaborazione con l’Alleanza per l’armonia sessuale. Se poi ad affrontare il problema c’è anche qualche illustre uomo politico europeo, secondo le indiscrezioni legate alle ultime intercettazioni in cui si parla di “inciuci” con un certo avvenente ministro, non c’è da meravigliarsi troppo se le vendite della nota “pillola blu” (meglio nota come Viagra) in Italia, in 10 anni, hanno superato l’intera popolazione nazionale, raggiungendo l’equivalente di ben 60 milioni di uomini.

Dati nella media

Tornando al dato, invece, se può stupire i non addetti ai lavori, non desta preoccupazione tra gli esperti del settore, come ci spiega Vincenzo Gentile, presidente della Società italiana di andrologia.
Secondo il professore, infatti, il dato rientra perfettamente nella media internazionale, e tre milioni di italiani non sono cifre allarmanti se analizzate più da vicino, divise per età e patologie. “Sotto i 30 anni i problemi di disfunzione erettile riguardano infatti solo il 5 o 6% della popolazione, percentuale che aumenta progressivamente con l’età, fino a raggiungere il 48% oltre i 70 anni, ed è fortemente legato a patologie cardiovascolari, diabete, ipertensione o depressione.

Ma sottostimati

Il dottor Gentile precisa, comunque, come le cifre siano indicative e generalmente sottostimate, perché intorno alla disfunzione erettile i tabù sono ancora molti, e sempre presenti sentimenti quali vergogna e paura. “Esiste un fenomeno “sommerso” che dati e statistiche non riescono a raggiungere, perché in media dai primi sintomi passano due o tre anni prima di prendere coscienza del problema. Gli uomini sono ancora molto restii a parlarne, e nel 18% dei casi è la donna che spinge il partner ad affrontare il problema e rivolgersi a uno specialista”.

Nuove cause, vecchi problemi

Ma nelle coppie più giovani, negli ultimi anni, si tende a parlare con maggiore facilità di problemi legati alla vita sessuale, e la donna sta assumendo in questo un ruolo chiave, più abituata dell’uomo a relazionarsi con uno specialista, data la giovane età in cui si cominciano le prime visite dal ginecologo.
Secondo l’esperto, però, la maggiore disinibizione delle donne rispetto al passato stanno apportando anche dei risvolti negativi.
“Se la maggiore esperienza sessuale ha permesso l’abbattimento di molti tabù, e la possibilità di parlare apertamente di problemi e difficoltà relativi al rapporto, la maggiore sicurezza delle donne, in alcuni casi ostentata e portata come vanto, inibisce i più giovani fino a provocare un vero e proprio blocco”.


Troppi stimoli sessuali?

Una situazione specchio di una società che sta cambiando, con risvolti tanto positivi quanto negativi. “La continua esposizione a stimoli sessuali, ad esempio, da parte dei media e della società, porta l’uomo ad una ripetuta produzione di sostanze chimiche eccitanti, senza però avere poi la possibilità di “sfogarle”. In relazione a una maggiore quantità di stimoli, si reprimono le pulsioni sessuali più di quanto non avvenga in passato, e a livello fisiologico spesso si contrasta la “voglia” con una maggiore carica di sostanze endogene inibenti, che a lungo andare inibiscono desiderio sessuale e di conseguenza gli eventuali rapporti.

Erezione mattutina e rapporti ravvicinati

Passando ai sintomi della disfunzione, invece, il dottor Gentile ci aiuta a sfatare i luoghi comuni e a capire quando sia il caso di preoccuparsi veramente.  
Nei blog e siti specializzati ci si allarma e si chiede consiglio per la difficoltà a raggiungere una seconda erezione durante lo stesso rapporto, o per la mancanza di una regolare erezione mattutina.
Ma il professore avverte di non preoccuparsi fino a quando il sintomo non è persistente e si manifesta per tempi prolungati, come due tre mesi, e progressivamente peggiora.
“Le due domande specifiche, invece, sono piuttosto frequenti, e rappresentano perfettamente la scarsa informazione che, purtroppo, ancora oggi riguarda questi temi”. Tra un’erezione e l’altra, spiega l’esperto, esiste infatti un periodo di stasi fisiologico che va dalle due alle tre ore, ed è un lasso di tempo che tende ad aumentare progressivamente con il passare dell’età. “dopo i 40 anni i livelli di testosterone, anche se lentamente, cominciano a diminuire, e si allungano i tempi di reazione, non solo all’interno della sfera sessuale. Com’è normale, quindi, che si recuperi con più difficoltà una serata in cui si è alzati fino a tardi, altrettanto normale è il dilatarsi dei tempi per una seconda erezione in seguito al rapporto”.
Con la stessa tranquillità va valutata anche un’eventuale mancanza di erezione appena svegli, “Anche se la sua presenza è un sintomo di una buona funzione erettiva, non è detto che l’erezione debba essere sempre presente. E' bene precisare che è nella fase profonda del sonno, quella Rem, che normalmente avvengono delle erezioni.

Quando rivolgersi allo specialista

Più in generale, spiega il professor Gentile, non ha senso allarmarsi se gli episodi di “defaillance” sono sporadici ed isolati, perché spesso una disfunzione erettile può essere legata a fattori contestuali, come lo stress e la mancanza di sonno, o a problemi relazionali, di natura affettiva all’interno della vita di coppia. Generalmente per un giovane sano, sotto i 30 anni, le cause sono soprattutto psicologiche o legate ad uno stile di vita poco sano. Mancanza di sport, alcol e droghe sono i principali nemici di una normale vita sessuale, e la nicotina è una delle sostanze più dannose, perché i danni cardiovascolari non risparmiano le arterie cavernose del pene, più piccole rispetto ad altri vasi di maggiori dimensioni e per questo tra le prime arterie a risentire del danno.
Sopra i 40 anni, invece, aumentano i casi di disfunzione erettile dovuta ad un fattore organico, ossia le cause dovute a problematiche fisiologiche. In questo caso una visita tempestiva da un andrologo può aiutare a diagnosticare per tempo altre patologie, come ipertensione e diabete, di cui la disfunzione erettile può essere un sintomo.
Per tutti, però, vale un’unica regola: non è bene attendere il manifestarsi di un sintomo per rivolgersi allo specialista. La prevenzione, come per ogni malattia, è l’arma migliore per evitare il problema. "E' quindi importante sottoporsi a visite periodiche fin da giovani, così oltre a far prevenzione si acquista quella consuetudine che rende più semplice rivolgersi al medico in caso di disfunzione". 















Ultimo aggiornamento: 17/03/14

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