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Arriva la Tachipirina Coop e costa solo 1,50 euro

Si chiama Paracetamolo e si risparmiano più di 2 euro a confezione rispetto all'equivalente.

Michela Rossetti
Coop ci ha creduto, nel mercato liberalizzato dei farmaci. E dal prossimo 15 giugno fa il bis. Dopo l’acido acetilsalicilico, molecola per la quale leader di mercato è la notissima aspirina, ecco arrivare, in vendita dal 15 giugno, il paracetamolo a marchio Coop. Il cui farmaco corrispondente è, per capirci, la Tachipirina.
Il nuovo prodotto è composto da 20 compresse (contenenti 500 milligrammi di principio attivi ciascuna), e costerà 1,50 euro. Contro l’equivalente medicinale venduto nei CoopSalute a 3,07 euro; ma che può superare i 4 euro nelle farmacie.
Convenienza, dunque, unita a qualità: sottolinea il presidente del Consiglio di gestione Coop Italia, Vincenzo Tassinari, ricordando che il paracetamolo Coop ha, naturalmente, l’autorizzazione dell’Aifa (Agenzia italiana del farmaco). “Il punto di partenza è analogo a quello del precedente farmaco a marchio - spiega Tassinari - venduto a 2 euro con un risparmio di ben il 69% rispetto al prezzo medio in farmacia del prodotto a marchio equivalente”.

Convenienza: risparmiati 13 milioni di euro (solo da Coop)

I vertici di Coop hanno illustrato oggi i risultati di questi anni di liberalizzazione, avviati nel 2006 dall’allora ministro per lo Sviluppo economico Bersani. Non senza una punta di orgoglio.
Iniziando dalla convenienza per il consumatore, i dati parlano chiaro. Nei punti vendita Salute della Coop ogni cliente ha risparmiato in media il 25% sui farmaci (dati del 2008), per un totale di oltre 9 milioni di euro. Che diventano circa 13 milioni di risparmio annuo, nelle sole catene Coop, se si sommano ai 4 milioni di euro nel settore dei parafarmaci.
Guardando oltre, che liberalizzazione significa convenienza lo illustrano i dati più generali della liberalizzazione: il prezzo medio del farmaco è di 6,6 euro nelle farmacie, contro i 6,3 euro delle parafarmacie e i 5,2 euro della grande distribuzione organizzata, dove si risparmia circa il 20%.

Risparmio “indiretto” e più occupazione

Insomma, togliere i medicinali al monopolio delle farmacie conviene. Anche perché, nonostante i farmaci Oct e Sop (quelli senza obbligo di ricetta venduti fuori dalla farmacie) rappresentino solo l’11% di un mercato che vale in tutto 19 milioni di euro, le tradizionali farmacie, pur di non perdere “quote” di vendita, hanno anche loro abbassato i prezzi.
Ma c’è dell’altro, in un mercato appena uscito dai grandi monopoli: più occupazione.
Certo non irrilevante in questo periodo di crisi economica. Coop ricorda così che in questi 4 anni sono stati aperti 2.700 punti vendita, tra parafarmacie e corner nella Gdo. Per un totale di oltre 6.000 nuovi farmacisti assunti e altrettanti posti di lavoro, di cui ben 270 negli 89 corner CoopSalute.
“Che anche al mercato occupazionale piaccia la liberalizzazione, lo dimostra l’incremento delle iscrizioni nella facoltà di farmacia in questi ultimi anni”, spiega Tassinari, “in frenata solo dopo l’incertezza degli ultimi disegni di legge che cercano di tornare indietro”.

Soldi: nessun “rischio” liberalizzazione

Nessun dubbio, da parte di Coop, che l’esperienza debba continuare, “anche perché”, spiega Aldo Soldi, presidente di Ancc-Coop, “nessun rischio annunciato da chi temeva questo genere di liberalizzazione si è verificato. Nessun “abuso” dei farmaci, considerando lo scontrino medio molto basso. Il consumatore sa di trovarsi di fronte a un medicinale e non a caramelle: non c’è stata nessuna corsa all’accaparramento. Nessuna farmacia ha chiuso - continua Soldi - altro aspetto temuto. Perché, nonostante la concorrenza, ben il 90% dei farmaci Otc e Sop continuano ad essere venduti nelle farmacie”.

Obiettivi pienamente raggiunti

Soldi non ha dubbi: “un’esperienza positiva. Che ha raggiunto tutti gli obiettivi che doveva: prezzi più bassi, incremento del servizio, aprire un mercato chiuso ed immobile. Si è finalmente intervenuti nel processo di filiera, perché abbassare il prezzo finale, garantendo comunque un margine di guadagno a chi li vende, significa ridurre i costi per la produzione e la distribuzione, processi “intoccabili” fino a qualche anno fa.

In Parlamento contro la liberalizzazione

Coop a questo punto si dichiara - inevitabilmente -  preoccupata per limitazioni che si vogliono introdurre in questo processo.
Al momento, ricordano i vertici della Coop, ci sono ben 4 disegni di legge in discussione al Parlamento. Più un emendamento, inserito in un disegno di legge delega in materia di lavori usuranti, “ossia argomento molto lontano dai medicinali”, che puntano a “limitare fortemente” un mercato che ha appena mosso i primi passi verso la liberalizzazione.

Un passo avanti e due indietro, ma continuiamo a crederci

Aldo Soldi e Vincenzo Tassinari promettono battaglia, e oggi, ricordano, “non siamo soli. Abbiamo accanto, con identiche posizioni, anche Confcommercio e Federdistribuzione”.
Segnale, evidentemente, che qualcosa non va. I due dirigenti spiegano a Il Salvagente.it che “solo in Italia, mentre all’estero si macinano chilometri, da noi si fa prima un passetto avanti e poi due indietro”.
Anche perché la differenza tra l’Italia e un mercato pienamente liberalizzato, come il Regno Unito, significa un gap di convenienza, per il consumatore, del 95%.
Sull’emendamento Saltamartini, “nascosto” in un disegno di legge sui lavori usuranti che prevede, dall’entrata in vigore, la chiusura entro 10 anni delle parafarmacie e i corner Gdo, Tassinari e Soldi alzano le braccia: “Noi ci abbiamo creduto e ci continuiamo a credere. Vediamo che succede in Parlamento”.

Ora Coop dice: liberalizzare la fascia C

Coop, d’altronde, ha le idee chiare: “Bene una lista di farmaci acquistabili senza farmacista, come prevede l’emendamento. Ma accanto a questo, nelle parafarmacie e il corner Gdo dov’è previsto l’obbligo del professionista, si deve ampliare l’offerta. Ci auguriamo che anche i farmaci di fascia C, quelli non a carico del Servizio sanitario nazionale, possano uscire dagli scaffali delle farmacie”: concludono Tassinari e Soldi.

Anche le associazioni dei consumatori pro-liberalizzazione

Preoccupate per l’attacco contro la liberalizzazione si dichiarano anche alcune associazioni di consumatori, perché si rischia di penalizzare il consumatore e di cancellare gli effetti positivi anche in termini di occupazione di giovani farmacisti.
Movimento difesa del cittadino, Movimento consumatori, Confconsumatori e Assoutenti, denunciano il tentativo in atto di ripristinare la posizione esclusiva e corporativa delle farmacie, ad opera soprattutto del ddl Gasparri-Tomassini, che è all’esame della Commissione Salute del Senato.




Ultimo aggiornamento: 26/05/09

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