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Sclerosi multipla, le Iene lanciano la terapia Zamboni

Nell'ultima puntata, intervistato da Giulio Golia, il ministro Fazio si è detto favorevole.

“Non possiamo dare la sicurezza ai pazienti, ma sono già impegnato e valutiamo l’ipotesi Zamboni”: parola del ministro della salute Ferruccio Fazio a conclusione dell’intervista rilasciata alla Iena Giulio Golia, andata in onda nella puntata di ieri sera su Italia 1, in risposta al servizio-appello lanciato una settimana fa dalle Iene, affinché in Italia venga sperimentata la terapia del professor Zamboni, nella cura della sclerosi multipla.
 

Una promessa strappata con le telecamere

La promessa è stata strappata davanti alle telecamere, non senza nascondere qualche segno di fastidio per la pressione subita. Sebbene sui tempi di applicazione il titolare del dicastero non sia ancora in grado di fornire una scadenza certa, ha riconosciuto l’urgenza della questione, azzardando per il momento solo qualche ipotesi.
 

Ci vorranno uno/due mesi o anni?

“Quanto ci vorrà? Uno, due, tre mesi? O parliamo di anni?” Lo ha incalzato Golia. “Un tempo il più ridotto possibile” è stata la replica di Fazio.
La richiesta per procedere con la nuova terapia è al momento in sede di valutazione presso il Consiglio Superiore della Sanità, dove è giunta tre mesi fa.
Risposta imprecisa, ha obiettato Golia, visto che la presentazione della richiesta è datata marzo 2010, mentre la scoperta del nuovo metodo risale a settembre del 2009.
Bisognerà attendere il parere di angiologhi, neurochirurghi e neurologi, perché le pubblicazioni in merito sono ancora limitate, ha ribattuto il ministro. Altro scivolone, ed è a quel punto che Golia gli mostra la copia della monografia uscita nell’aprile scorso per la prestigiosa rivista scientifica International Angiology.
 

I casi di "fughe all'estero" per curarsi

Come la mettiamo invece con i casi di fuga all’estero, soprattutto verso la Romania e la Bulgaria, come testimonia il caso riportato di Lorena che, tra l’altro, non sottovaluta i costi sociali sostenuti dallo Stato per i malati di sclerosi? Non rappresenta una soluzione auspicabile, è la risposta del ministro.
 
 

Una cura che rivoluziona il trattamento della sclerosi

La cura del prof. Zamboni sembra davvero destinata a rivoluzionare il trattamento della malattia, la vita delle 60mila persone che ne sono affette e dei tanti altri in lista di attesa per la sperimentazione.
Nella puntata del 1° ottobre delle Iene, Giulio Golia aveva intervistato due pazienti che si sono sottoposti al trattamento, secondo le ipotesi seguite dal professor Paolo Zamboni, medico e docente dell’Università di Ferrara, e del professor Fabrizio Salvi, medico dell’unità di neurologia dell’ospedale Belluria di Bologna.
Sono state le loro storie a smuovere le acque e rendere necessario l’appello pubblico.
 

Due pazienti avevano rivelato la novità

Davanti alle telecamere i due pazienti hanno raccontato di come la loro vita sia cambiata dopo l’incontro con il prof. Zamboni. Hanno ricominciato a vivere, scampando a un destino su una sedia a rotelle.
E’ il caso di Augusto, che ha convissuto con una sclerosi multipla per dieci anni e che da dopo l’operazione con il professor Zamboni - che gli diagnosticò una ostruzione della giugulare all’80% e dell’altra al 60% - è tornato ad una vita normale.
 

Il racconto di Federica, 33 anni

C’è poi il racconto di Federica, 33 anni, ex allenatrice di pallavolo, a 24 anni la sua vita fu compromessa da molteplici lesioni a livello cerebrale e spinale. Le fu diagnostica la sclerosi, che dal 28 marzo 2008, data dell’operazione che da due anni festeggia come il giorno del suo compleanno, ricorda solo come un brutto ricordo. Il primo effetto post operatorio che Federica ricordi, lo stesso di Augusto, è stato il recupero della sensibilità delle mani, fino a continui e graduali miglioramenti.
 
 

La dichiarazione di Nicoletta Mantovani

Alla testimonianza di Augusto Zeppi e Federica Camerini si è aggiunta poi la dichiarazione di Nicoletta Mantovani (nella foto), vedova di Luciano Pavarotti, in lista per l’operazione con il professor Zamboni e che nel servizio sollecitava delucidazioni in merito ai ritardi accumulati dalla partenza della sperimentazione, ormai giunti a diversi mesi dalla data prevista.  

Una nuova ipotesi sulle cause della malattia

Alla luce della scoperta del medico ferrarese emerge una possibile correlazione tra la sclerosi e una nuova patologia venosa chiamata CCSVI, o insufficienza venosa cronica cerebrospinale, in Italia ancora non annoverata tra le malattie riconosciute dal Sistema Sanitario Nazionale.
Alla base dello studio, alla sclerosi viene attribuita un’origine di natura cardiovascolare e non neurologica, come da sempre viene trattata, provocata dall’ostruzione di alcune vene che portano il sangue dal cervello al cuore.
Sarebbe proprio il ristagno del flusso sanguigno a causare la patologia della sclerosi, generata da una malformazione genetica delle vene e guaribile attraverso un semplice intervento di “stappamento” di quelle mal funzionanti.
Alla lunga il disturbo venoso rischia di cronicizzarsi, dando appunto origine alla malattia.
 

Un'operazione semplicissima e banale

La soluzione risiede in una operazione semplicissima e banale, come stappare un lavandino. La sperimentazione del prof. Zamboni rappresenta un punto di vista innovativo sulla malattia e una eccellenza italiana, a cui tutto il mondo guarda.
Di pazienti ne ha operati finora 65. Non rimane da augurarsi che la “liberazione” da lui avviata possa trasformarsi nella rivincita sulla vita dei tanti altri ancora che ne sono tuttora in attesa della cura.



Ultimo aggiornamento: 11/10/10

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