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Il Salvagente

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''PERICOLO FORMAGGI'' NEI NEGOZI ITALIANI

Ceuta: varco dalla Cina, dalla Russia e da altri paesi "non conformi" alle norme Ue.

Sembrava un piccolo traffico, del tutto secondario rispetto a quello scoperto dai magistrati di Cremona e di Piacenza. E invece è la “porta principale” che usano i “banditi del formaggio” (industriali, società offshore, intermediari della camorra) per importare in Europa tonnellate su tonnellate non solo di formaggi avariati o prodotti da una lavorazione di scarto che non otterrebbero mai le autorizzazioni per circolare nell’Ue, ma anche di caseina, latte e latte in polvere (non escluso quello cinese alla melamina) messi in vendita come se fossero stati lavorati in Italia o in Europa, spesso con i marchi di grandi aziende italiane e europee.

 

L’annuncio di Zaia

Tutto era partito, una decina di giorni fa, da un comunicato stampa del ministro Zaia in persona, che neppure immaginava, probabilmente, che si stava scoperchiando una pentola enorme, che apre invece - sabato mattina su Repubblica - Paolo Berizzi, il giornalista che si era già occupato dell’inchiesta sui formaggi avariati dei magistrati di Piacenza.
Ma Berizzi, che scrive dal porto spagnolo di Ceuta, che si rivela un vero e proprio crocevia di questi traffici, non colpisce a caso. Si serve, infatti, dei dati dell’Olaf (l’Ufficio europeo di lotta alle frodi) che dimostrano l’esistenza di una truffa gigantesca, che arriva fin sulle nostre tavole.

 
 

La prima notizia

La prima notizia sembrava esaurirsi in poche righe di comunicato e in un elogio del ministro all’Ispettorato e ai carabinieri delle Politiche agricole.

Leggiamola, ora, con più attenzione: “I carabinieri che lavorano con il ministero - annunciava il comunicato di Zaia - hanno smascherato un traffico tra la Spagna e l’Italia di prodotti lattiero caseari scaduti o ottenuti dagli scarti di lavorazione del formaggio. Questi prodotti, giunti fino in Campania dalla città spagnola di Ceuta, venivano lavorati chimicamente e poi rivenduti a note aziende nazionali”.
 “Come abbiamo annunciato - continuava il ministro Zaia -  continueremo con controlli a tappeto su tutta la filiera agro-alimentare per colpire chi mette in pericolo la salute dei cittadini. Per questi criminali ci sarà tolleranza zero”.  
Le indagini dei  carabinieri delle Politiche Agricole hanno impedito che molte tonnellate di formaggi avariati venissero immessi sul mercato.

 

 Tre arresti e 16 denunce per associazione a delinquere

“Già da tempo impegnati in complesse attività di controllo nel settore lattiero-caseario, i militari - informava ancora la nota del ministero - i carabinieri hanno smascherato un’associazione a delinquere. L’inchiesta ha portato alla denuncia di 16 persone alla Procura di Nocera Inferiore, all’emissione di tre ordinanze di custodia cautelare ed al sequestro di 90 tonnellate di prodotti contraffatti. Alcune delle persone indagate risultano essere legate al mondo della criminalità organizzata”.

 

Un nuovo sequestro a Piacenza

Il costante monitoraggio delle importazioni dall’enclave spagnola ha consentito poi un ulteriore sequestro di migliaia di chili di formaggi di diverso tipo, che venivano stoccati da un’azienda piacentina. Quest’ultima acquistava i prodotti dalla Spagna per rivenderli come formaggio made in Italy ad altre aziende”.

 

Spunta l’Olaf

Ma l’Ufficio europeo antifrodi veniva già ringraziato da Zaia, perché, secondo il suo comunicato, “Fondamentale, nelle operazioni dei militari del reparto specializzato dell’Arma alle dipendenze funzionali del Mipaaf, è stato il contributo dell’Olaf, l’Ufficio Europeo per la Lotta Antifrode, ha monitorato gli acquisti e le cessioni di prodotti lattiero caseari in tutta Europa.

“A loro - ha concluso Zaia - e ai nostri militari va il mio plauso per il successo dell’operazione che ha consentito di scoprire un ignobile traffico di cibi contraffatti o di pessima qualità. Mi auguro che ora la giustizia faccia rapidamente il suo corso. Chi ha speculato sulla testa dei consumatori italiani ed europei, chi ha sfruttato l’autorevolezza del marchio made in Italy e quindi il lavoro di tanti imprenditori onesti, dovrà essere punito come merita e al più presto”.    

 

Un traffico enorme

Molta enfasi, come si vede, e molte cifre sui sequestri. Ma la dimensione di quanto emerge ora è impressionante. Secondo l’articolo di Berizzi, infatti, “migliaia di tonnellate di fornaggio e derivati lattiero caseari sono importate illegalmente dalla Russia, dalla Bielorussia, dall’Ucraina, dalla Georgia, dalla Moldavia, dall’India, dalla Cina”.

E “ai vertici della filiera ci sono soprattutto anche e soprattutto italiani. Imprenditori milionari”, già noti come quelli individuati nell’inchiesta di Piacenza (Domenico Russo della Tradel di Casalbutano e Alberto Aiani della Delta di Ponticelli d’Ongina, di cui si scopre ora il legame con due aziende di Barcellona). Ma, secondo l’anticipazione di Repubblica, c’è anche “un terzo imprenditore, italianissimo, a capo di un’industria con sede proprio a Ceuta”.

Tornano alla ribalta i grandi marchi

E dall’inchiesta tornano a spuntare i nomi dei marchi famosi, italiani ed europei, già coinvolti nelle indagini piacentine. Del resto la convenienza è grande nell’uso di questi sottoprodotti che finora nessuno ha controllato. Una tonnellata di formaggio in Russia costa 2.000 euro, a Ceuta viene rivenduta a 4.000.
Nel porto spagnolo mille chili di caseina cinese costano 3.500 euro. L’azienda italiana o spagnola a Ceuta li paga 7.000 euro, ma poi ci guadagna ancora il doppio mettendoci il suo nome e il suo marchio pregiato e mandandole in giro in supermercati e discount italiani ed europei e poi sulle nostre tavole.
Se Luca Zaia l’avesse saputo, anziché fare un semplice comunicato stampa, avrebbe fatto un salto sulla sedia. 




Ultimo aggiornamento: 14/10/08

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