È donna l'Italia dei resistenti
(15-22/12/11)
Antonio Lubrano
Colpisce la storia della sedicenne incinta, di Trento, che i genitori volevano costringere ad abortire e per questo si erano rivolti al giudice dei minori: richiesta assurda, sia detto per inciso, perché nessun giudice può imporre un aborto per sentenza, legge 194 a parte che mette in primo piano la volontà della madre.
Mi è tornata in mente per analogia la vicenda di una ragazza madre di Roma, Cintamani Puddu, 23 anni, che ho raccontato nella mia rubrica a “Uno mattina in famiglia” su RaiUno. La sua bambina, Sita, che oggi ha 6 anni, l’ha avuta quando ne aveva 16. Il padre di Sita ha deciso di andarsene subito, ma lei non ha abortito. Ha portato a testa alta il suo pancione, combattendo con tante persone, genitori compresi, che non condividevano la scelta. Sua madre non ha voluto aiutarla, ma le ha permesso di restare a casa finché non si fosse diplomata. E proprio la scuola l’ha aiutata di più: quando ha partorito frequentava ancora l’Istituto tecnico statale geometri Federico Caffè, che le ha permesso poi di studiare a casa e di dare regolarmente gli esami.
Ora ha un lavoro precario e, avendo occupato per necessità un appartamento dell’Istituto case popolari, ha ricevuto lo sfratto e teme che le portino via Sita per affidarla ai servizi sociali. Prendendo a cuore la vicenda, il sindaco Alemanno un anno fa disse in Campidoglio: “Penso che casi come quello di Cintamani Puddu debbano essere tutelati perché si tratta di ragazze che accettano la sfida di essere madri contro tutto e contro tutti. Vogliamo essere vicini a persone come lei, delle piccole eroine”. Le mamme adolescenti in Italia sono circa diecimila.
Ebbene, la carenza di figli - l’indice di natalità in Italia, per dirla col linguaggio delle statistiche, è tra i più bassi d’Europa, e figli ne nascono pochi, sia dai matrimoni che dalle convivenze - non dovrebbe indurci a una maggiore considerazione per queste “eroine”?
Ultimo aggiornamento: 27/01/12