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''È scontro''

La nuova regola aurea dell'informazione oggi: fa notizia quello su cui due o più persone possono litigare. Tutti i santi giorni esempi infiniti ne troviamo su stampa e tv. (4-11/12/2008)

Che cos’è, esattamente, una notizia? No, scusate, non voglio salire in cattedra. Cerco solo di mettere nero su bianco la domanda che mi sembra sorga inevitabilmente nella testa di qualunque frequentatore pensante della nostra informazione. Cerco di spiegarmi meglio. Se aprite un giornale, o cliccate il suo sito, o accendete la tv e vi sintonizzate su un tg, nel giro di pochi secondi vi imbatterete immediatamente in una serie di titoli che negano apertamente la classica regola da scuola di giornalismo: “Un cane che morde un uomo non fa notizia, un uomo che morde un cane, sì”. Provate a pensarci: vi pare che un’ondata di freddo a fine novembre possa essere ascritta alla categoria “uomo morde cane”? No davvero. E il caldo d’estate? E il traffico nei giorni festivi? E che dire delle schermaglie maggioranza-opposizione, delle solite discussioni, delle solite dichiarazioni a effetto fatte per guadagnare le aperture (salvo poi smentire e dare tutta la colpa ai giornalisti che travisano, costume ormai saldamente bipartisan)? Ora, va da sé che non si può stampare un giornale soltanto se nevica a ferragosto o se Berlusconi e Di Pietro stringono amicizia su Facebook. Però ci sono vari gradi, come in tutte le cose. E io ho sempre più l’impressione che, tramontata l’epoca degli uomini che mordono i cani, la nuova regola aurea dell’informazione sia la seguente: fa notizia ciò su cui due o più persone possono litigare. Fate l’esperimento. Contate in un giorno tutti i titoli che contengono le frasi “è polemica”, “è scontro”, “è bagarre”. Sono infiniti. È vero che siamo un paese litigioso, ed è vero che il dibattito, il confronto anche acceso, è il sale di ogni democrazia che si rispetti. Ma se la regola è quella della polemica (come già ebbi modo di sottolineare quest’estate in questa rubrica), allora il problema è che le notizie possono nascere anche dal nulla. Oppure, se sono notizie qualunque, possono gonfiarsi e trasformarsi in tutt’altro, senza particolari legami con la realtà. Perché quando io leggo “scontro”, mi aspetto che uno scontro reale da qualche parte ci sia stato, e l’articolo sia semplicemente una cronaca che ne dà conto. Invece il meccanismo è diverso. Per esempio: si avvicina un politico e gli si chiede un’opinione sul fatto x. Un istante dopo, si sottopone la sua opinione a un avversario, che dice peste e corna. Il gioco è fatto, possiamo titolare “è polemica”, anche se la polemica è stata indotta, ed esiste solo nel pezzo e per il pezzo.
Un esempio recente? Vladimir Luxuria vince l’“Isola dei famosi”. Di per sé, sarebbe una notizia da pagina spettacoli. Ma subito qualcuno va a chiedere l’opinione a rappresentanti di associazioni gay e lesbiche, i quali nell’entusiasmo del momento gridano al miracolo, alla conquista, all’abbattimento delle barriere (legittimo, anche se francamente le conquiste da fare mi paiono altre); a questo punto, perché non sentire qualcuno che possa rovinare la festa? Si chiama un parlamentare dell’Udc, che giudica scandaloso che un transgender diventi modello per tutti quegli spettatori, e il gioco è fatto. La notizia è sempre quella (Luxuria ha vinto l’Isola), e ha sempre la stessa importanza (giudicate voi); però si può titolare “Vince Luxuria: è polemica”.
In questo sistema la semplice cronaca si trasforma in un’immensa carrellata di opinioni, un debordante “vox populi” del tutto autoreferenziale, dove il fatto, alla fin fine, è la cosa che conta meno. Tutto ciò serve a far vendere più copie, ad alzare gli ascolti? Chi lo sa. Bisognerebbe chiedere un po’ di opinioni in giro. Sarebbe sicuramente polemica. Anzi, sarebbe scontro.




Ultimo aggiornamento: 04/12/08

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