Lettera "ammonitrice" a Santoro, sospensione per Vauro (foto), invio di una puntata di Report davanti al Comitato etico della Rai. Sembrano questi i misfatti della tv pubblica, da quando si è insediato alla Rai il nuovo direttore generale, Mauro Masi.
È calato il silenzio, invece, sull'orgia di Berlusconi (quella sì da "Comitato etico!) che ci è stata ammannita dalla tv pubblica nel post terremoto. Stefania Pezzopane, ad esempio, è la presidente della Provincia dell'Aquila, si sta dando da fare - 24 ore su 24 - dalla prima notte del terremoto, è tra le poche ad aver denunciato i ritardi e le improvvisazioni con cui la Protezione civile si è mossa davanti a un terremoto annunciato da tempo.
È diventata presidente della Provincia con quasi il 60% dei voti. Accadeva nel 2004. Tra poco si riandrà alle elezioni. Ma ha un difetto: è stata eletta dal centrosinistra e, quindi, è stata "cancellata" dalle tv.
Eppure la sua voce - una delle poche che non cantano nel coro del "tutto va bene" dopo il terremoto, anzi "poteva andare peggio" - viene "tagliata" in pochi secondi di intervista.
Quando la incontrano in una tendopoli (dove si trova quasi sempre in questi giorni) le fanno dire due battute, tra un volontario e un terremotato, perché - si sa - "il clima" non deve guastarsi.
Lo stesso accade per Massimo Cialente, sindaco dell'Aquila, anche lui eletto nelle liste del centrosinistra. È il sindaco della città che più ha subito vittime e danni dal sisma del 6 aprile, dovrebbe avere le telecamere costantemente addosso. Ma non appartiene allo schieramento giusto, non deve - quindi - rubare la scena.
Un uomo solo al comando
Si parla di unità nazionale, Berlusconi stesso - che ha sempre puntato a dividere l'Italia in "buoni" e "cattivi" - ha detto che non è il momento delle polemiche. E - dopo Dario Franceschini - anche Pierluigi Bersani, il più combattivo tra i dirigenti del Partito democratico, ha dovuto convenire che è così, non si fa politica sui terremoti.
Ma la sinistra sta commettendo un altro dei suoi errori clamorosi.
Un conto, infatti, è non speculare su una tragedia e questo è ovvio e condivisibile. Un altro è sparire del tutto davanti agli occhi degli italiani.
Franceschini ha fatto una sola apparizione in Abruzzo, tanto "discreta" che non ha avuto neppure una telecamera al seguito. Gli altri non si sono neppure visti (e se ci sono non lo sa nessuno).
Nel giorno di Pasqua, ha incrociato le telecamere, in una tendopoli, anche Letizia Moratti, sindaco di Milano. Dove sono i presidenti delle Regioni "rosse", da Nicky Vendola a Vasco Errani, da Antonio Bassolino (che qualcosa di terremoti sa), a Rita Lorenzetti, che avrebbe più titoli di tutti per parlare, visto che l'Umbria di cui è presidente ha portato a termine in 10 anni (tanti ce ne vogliono, se non si fa propaganda) una ricostruzione esemplare, senza furti e senza sprechi, consentendo al 90% dei suoi terremotati di rientrare nelle case distrutte?
Neppure il sindacato - che ha una grande tradizione nei soccorsi del dopo-terremoto - è sulla scena. I suoi dirigenti o sono completamente assenti o non si fanno intervistare (complimenti per la discrezione).
La popolarità di Berlusconi al 73%
Gli amministratori e i dirigenti del centrosinistra non appaiono, qundi, in tv neppure quando - vedi il caso di Stefania Pezzopane e Massimo Cialente -
avrebbero tutti i titoli per esserci. In questa prima, decisiva, settimana, sono stati "cancelled", come un volo annullato.
Al centro della scena c'è solo il presidente del Consiglio: è presente non solo nei Tg, ma anche nelle trasmissioni delle più diverse fasce orarie, in modo da raccogliere tutti i bacini di pubblico: da quello notturno di Matrix, a quello "familiare" delle trasmissioni pomeridiane come La vita in diretta, fino allo scandaloso "servizio" da istituto Luce (quello che diffondeva le immagini gradite al regine durante il fascismo) sulle "lacrime di Berlusconi" di domenica scorsa a Domenica In.
E cosa è accaduto, in conseguenza di questa straripante campagna mediatica dedicata non ai problemi del terremotati, ma alle esigenze del premier? Che la popolarità di Berlusconi (per la prima volta in crisi, dopo un anno di governo, per la gestione immobilista della crisi economica) è risalita fino al 73%, un plebiscito.
Gli italiani - grazie alla super-presenza del presidente del Consiglio sulla scena del terremoto - hanno dimenticato che, pochi giorni prima del sisma, il premier si era fatto un vanto di un Piano casa che allentava proprio i vincoli anti-sisma per le costruzioni, un Piano che avrebbe varato a tambur battente, se non ci fossero stati i No delle Regioni (e della Lega Nord). Un Piano che si è dimostrato, alla luce di quanto è accaduto in Abruzzo, un'idea disastrosa, foriera di altre rovine e lutti in futuro.
Ma nessuno ha osato rimproverarlo (forse è troppo, bastava fargli una semplice domanda) per questa idea, che repentinamente ha dichiarato di aver cambiato in corso d'opera (e dopo 300 morti)
"Solidale" e "attivissimo" a tutte le ore
Ma la prima versione del Piano gli italiani hanno potuto dimenticarlA facilmente, perché il presidente del Consiglio è apparso a tutte le ore (specie in quelle sincronizzate con i telegiornali) a ricordare loro che lui è presente, lui si dà da fare, lui è solidale con le vittime. E, intanto, le tv compiacenti intorno a lui contribuivano a costruire un vero e proprio "culto della personalità", dimenticando di chiedersi - ad esempio - perché la Protezione civile alla vigilia del terremoto aveva rassicurato tutti gli abruzzesi che non dovevano temere nulla (e aveva, quindi, tenuto nel cassetto i piani per l'emergenza)
Questa non è "solidarietà", questa è campagna elettorale. A giugno si vota. Forse è venuto il momento, per l'opposizione, di accorgersene e di trovare qualche contromisura.
Prima che il terremoto che ha stravolto L'Aquila, rada al suolo anche quel che resta della sinistra italiana. mentre - in una domenica di Pasqua - arriva anche il presidente della Camera, Gianfranco Fini, a celebrare l'orazione funebre del pensiero critico sulle macerie di una regione. E a prendersela con Santoro che, bene o male, in questa tv che non sa più distinguere l'informazione dalla propaganda e dal servilismo istituzionale e che spaccia per "solidarietà" una campagna elettorale ancora una volta senza esclusione di colpi, è tra i pochi che continua a fare il suo mestiere.