Il Salvagente

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Privatizzazione acqua, la Camera approva la norma, ma per 4 Regioni ''è incostituzionale''

Ieri dopo il sì alla fiducia, la maggioranza è andata sotto 6 volte sugli ordini del giorno, i consumatori pronti al referendum.

La Camera dice sì alla privatizzazione dell'acqua potabile. A nulla è servita la protesta del Forum dei movimenti per l'acqua i cui militanti questa mattina si erano incatenati davanti a Montecitorio. Il sì definitivo dell'Aula al decreto legge Ronchi, già approvato dal Senato è passato con 302 voti favorevoli e 263 contrari. Sul testo ieri il governo aveva posto la fiducia e oggi a votare c'è venuto anche il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
La tensione nella maggioranza ieri tra i deputati, comunque, è stata altissima. La Camera prima ha approvato la fiducia senza problemi con 320 sì e 270 no e poi ha inscenato una battaglia durante la quale la maggioranza è andata sotto 6 volte.
L'oggetto del contendere erano 180 ordini del giorno,  irrilevanti dal punto di vista politico. Ma il segnale è stato chiaro chiaro: lo scontro Fini-Berlusconi trovava finalmente un luogo per sfogarsi.
Intanto sulla privatizzazione dei servizi idrici si profila una dura battaglia da parte delle Regioni. Le amministrazioni locali, infatti, hanno intenzione di fare ricorso alla Corte Costituzionale.
 
 

Quattro Regioni pronteal ricorso

Il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, ha detto senza mezzi termini che nel decreto ci sono "forzature" rispetto alle competenze regionali che calpestano "la leale collaborazione istituzionale". Critico anche il presidente dell'Anci, Sergio Chiamparino: "Quello che è importante resti pubblico sono le reti". Intanto l'Emilia Romagna, guidata da Errani, insieme a Piemonte, Marche e Puglia sono pronte ad appellarsi alla Consulta. "Depositeremo il ricorso alla Corte costituzionale in tempi record", ha ribadito oggi il presidente Nichi Vendola, presidente della regione meridionale del fronte del no.
 
 

La norma riguarda anche la distribuzione di luce e gas

Il decreto Ronchi non comprende solo la privatizzazione dell'acqua, ma numerosi adeguamenti a direttive europee (in materia ferroviaria, di concessioni autostradali, di commercializzazione di elettrodomestici non inquinanti) tra cui la liberalizzazione dei servizi pubblici locali.
Sono esclusi la distribuzione dell'energia elettrica, le gestione delle farmacie comunali e il trasporto ferroviario regionale.
Per il servizio idrico viene specificato che le forme di affidamento devono avvenire nel rispetto dei principi di autonomia gestionale del soggetto gestore e di piena ed esclusiva proprietà pubblica delle risorse idriche''.
Spetta alle istituzioni pubbliche prendere decisioni ''in ordine alla qualità e prezzo del servizio''.
Non è ancora chiaro se sarà un'Authority a fissare le tariffe, o se toccherà farlo a una nuova sezione dell'Autorità per l'Energia dell'Autorità per l'energia.
 

Associazioni e partiti annunciano un referendum 

Già annunciato un referendum da parte di numeropse associaizoni dei consumatori e ambientaliste, oltre che dall'Idv e dal Verdi.
Il governo ha deciso di porre, per l'ennesima volta, la fiducia alla Camera su un provvedimento che fa molto discutere: la privatizzazione dell'acqua. Alla Camera è in corso il voto di fiducia per appello nominale. Vi immaginate cosa potrebbe succedere se l’acqua del rubinetto fosse equiparata al gas, all’elettricità, o a una linea telefonica, e fosse venduta a prezzi sempre più alti e venisse, magari, negata a un cittadino perché moroso nei confronti del gestore che eroga il servizio idrico?
Sembra uno scenario paradossale eppure è quello che potrebbe succedere nel giro di poco tempo.
La norma che apre la strada alla privatizzazione del bene più prezioso, l’acqua appunto, è approdata alla Camera, e ha già scatenato uno scontro politico tra la maggioranza, decisa a votarla anche attraverso la fiducia, e il fronte del no pronto al referendum abrogativo se la legge venisse approvata. L'associazione Federcontribuenti annuncia lo sciopero fiscale, mentre l'Antitrust si esprime in senso positivo.
 
 

"Positivo, ma serve un'autorità di controllo"

"Mi sembra un buon provvedimento", ha dichiarato Antonio Catricalà, presidente dell'Autorità di garanzia per la concorrenza e il mercato, "l'acqua rimarrà un bene pubblico ma il servizio finalmente viene liberalizzato, il che non vuol dire necessariamente privatizzato, ma che si apre ai privati la possibilità di esercizio in questo servizio essenziale". Sul rischio di un aumento delle tariffe ha aggiunto: "è una preoccupazione che condivido se non ci sarà il controllo e la verifica da parte di un'autorità indipendente: se invece sarà chiaro di chi sarà la responsabilità - ha concluso Catricalà - spero che queste preoccupazioni possano rivelarsi infondate".
 
 

La privatizzazione è già passata al Senato

Il provvedimento, oggi al vaglio dei deputati, è stato già votato al Senato mimetizzato tra le righe di un decreto legge molto difficile da pronunciare. Si tratta del dl 135, dal titolo "Disposizioni urgenti per l'attuazione di obblighi comunitari e per l'esecuzione di sentenze della Corte di giustizia delle Comunità europee”. In realtà nell’articolo 15, dedicato alla riforma dei servizi pubblici e quindi anche all’erogazione dell’acqua potabile, di urgente non c’è proprio nulla.
 
 

Anche la Lega è insoddisfatta

Ma il provvedimento genera delle perplessità anche all'interno della maggioranza. "Il testo che è arrivato dal Senato è migliorativo rispetto a quello originario, però noi l'articolo 15 (quello sui servizi pubblici locali, ndr.) avremmo voluto migliorarlo per farlo corrispondere con la nostra posizione storica a favore dell'acqua pubblica" ha detto il vice capogruppo della Lega alla Camera, Marco Reguzzoni, a proposito del decreto Ronchi in discussione in Aula alla Camera e sul quale è stata posta la fiducia.
Così il Carroccio ha annunciato un ordine del giorno al decreto, e non esclude la presentazione di proposte di modifiche già in Finanziaria. Ma, per quanto se ne sa, i parlamentari di Bossi voteranno disciplinatamente l'ennesima fiducia al governo, di cui fanno parte.
 

Federcontribuenti: "Pronti allo sciopero fiscale"

"Se  sarà approvata la norma sulla privatizzazione dell’acqua, lanceremo una campagna nazionale per l’autoriduzione delle imposte da pagare con la prossima dichiarazione dei redditi", è quanto ha dichiarato Carmelo Finocchiaro, presidente di Federcontribuenti in relazione a ciò che sta avvenendo in Parlamento. "Alla Camera se verrà approvata questa norma, si consuma lo stravolgimento dei principi costituzionali e dei diritti universali inviolabili per ogni essere umano", aggiunge il presidente Finocchiaro,  "ci impegneremo a fondo per lo sciopero fiscale e l’autoriduzione delle imposte da pagare. Un atto di legittima difesa".

Federconsumatori e Adusbef: "Atteggiamento irresponsabile"

Anche le associazioni dei consumatori si oppongono al provvedimento. "Ci opporremo in maniera molto determinata a tale operazione",  dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, presidenti di Federconsumatori e Adusbef, "e metteremo in campo tutte le iniziative in nostro potere perchè tale misura non diventi operativa, a partire dalla raccolta di firme per un referendum abrogativo". E aggiungono all'unisono: "Trattare il tema dell'acqua così come si sta facendo in questi giorni in Parlamento è francamente irresponsabile. Non vi è solo una questione di metodo, per cui si intende liquidare alla svelta la questione anche attraverso ipotetici voti di fiducia, ma vi sono anche questioni di merito assai rilevanti. Prima fra tutte la decisione di privatizzare in termini definitivi e tassativi la gestione del servizio idrico, passando cioè da un monopolio naturale a un monopolio privato, senza poter contare, in questo modo, sulla concorrenza di mercato e, secondo l'esperienza che nel Paese già si è fatta, determinando maggiori tariffe per questo servizio". "La seconda questione - concludono Federconsumatori e Adusbef - è che tale legge espropria i poteri degli enti locali in merito al servizio idrico".
 
 

Cittadinanzattiva: "L'acqua non è una merce"

Della stessa idea anche Cittadinanzattiva. "Piuttosto che un frettoloso decreto legge - sollecita Teresa Petrangolini - si avvii un serio iter parlamentare sulla riforma del servizio idrico con alcuni punti fermi: acqua bene pubblico e non merce, diritto all'accesso minimo garantito, divieto di spreco, coinvolgimento delle associazioni dei consumatori e degli stessi cittadini nella determinazione e nel controllo degli standard di funzionamento del servizio, come peraltro previsto dal comma 461 della Finanziaria 2008".
Guarda le tabelle di Cittadinanza attiva sul prezzo dell'acqua
 

Il fronte del no annuncia un referendum

Con ogni probabilità la norma passerà questo pomeriggio con un voto di fiducia. Il coordinamento di associazioni e forze politiche che si oppongono alla privatizzazione dell'acqua ha annunciato oggi, nel corso di una conferenza stampa che la legge non ha alcuna logica, nessun riferimento alla normativa europea a cui si fa riferimento, nessuna giustificazione e che per abrogarla organizzarà un referendum: "Premia solo pochi speculatori che tramite i loro padrini politici cercano di appropriarsi di un bene che è pubblico", ha detto Massimo Donadi dell'Italia dei valori. A sostegno della iniziativa anche il Pd con Jean Leonard Touadì e il "Forum Nazionale dell'acqua" con Paolo Corsetti e Padre Alex Zanotelli.
Da tutti una indicazione diretta: la scelta del referendum che l'Idv promuoverà assieme a quello contro il nucleare e il "processo breve". "Se affideremo questo bene naturale alle multinazionali", ribadisce Leoluca Orlando, portavoce dell'Idv, "il loro peso sarà maggiore di quello che ora hanno rispetto al petrolio. Ricordate che la mafia è nata e si è rafforzata proprio sul controllo dell'acqua.".
 
 

La partita in Parlamento non è ancora chiusa

"Il Pd alla Camera farà un´opposizione netta e intransigente affinché il decreto 135 venga fermato e modificato”, ha annunciato ieri Marina Sereni, vicepresidente del Partito democratico, “È del tutto inaccettabile che ancora una volta il Governo in maniera frettolosa e pasticciata tenti di affrontare un tema complesso e articolato come quello delle risorse idriche e dei servizi pubblici locali in un decreto che si occupa di infrazioni rispetto alle normative comunitarie”. Finora la maggioranza ha respinto tutti gli emendamenti dell’opposizione e non sembra intenzionata a modificare il testo. “La norma una volta approvata sancirà la totale privatizzazione dell’acqua”, spiega a ilsalvagente.it Paolo Carsetti, segretario del Forum italiano dei movimenti per l’acqua. E precisa: “Con questo provvedimento si stabilisce che ogni servizio pubblico di rilevanza economica deve essere ceduto a una società privata o a un ente misto, pubblico e privato, che preveda la partecipazione privata almeno al 40%”.

 

La Puglia prende un'altra strada

L’acqua, però, non è una merce e in nessuna legge in vigore in Italia viene definita un servizio “di rilevanza economica”. Questo significa che nella norma per la privatizzazione dell’acqua esiste una smagliatura, un buco che in futuro potrebbe permettere agli enti locali di mantenere la gestione dei servizi idrici, purché vengano varate norme in cui si stabilisce che l’erogazione dell’acqua non è un servizio di “rilevanza economica”.
In questa direzione si è già mossa la Regione Puglia guidata da Vendola. Il 20 ottobre scorso, infatti, è stata approvata una delibera che ribadisce il regime pubblico, e non privato, dell’acquedotto pugliese, il più grande d’Europa.



Ultimo aggiornamento: 19/11/09

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