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Al volante più che l'età a contare è l'esperienza

Educazione stradale nelle scuole? Aiuterebbe moltissimo a aumentare la sicurezza nelle strade e a limitare gli incidenti (8-15/3/2012) Delia Vaccarello

Educazione stradale nelle scuole? Dovrebbe essere già in­serita nei programmi secondo le indicazioni del nuovo codice della strada, ma di fatto, con il lasciapassare degli organi competenti, per gli istituti è diventata una facoltà. Eppure aiuterebbe moltissimo ad aumentare la sicurezza nelle strade e a limitare gli incidenti. Ne è convinta la stragrande maggioranza degli italiani (l’89%), favorevole a introdurla nei programmi come materia oppure come corso per gli studenti. Di contro, solo l’8% pensa che siano più importanti altre discipline, e una sparuta minoranza sostiene che è un compito da affidare interamente alle famiglie. Lo rivela una ricerca condotta da Linear, la compagnia assicurativa on line del gruppo Unipol.
Il sondaggio ha riguardato anche l’età della patente, con esiti sorprendenti. A essere più severi sarebbero proprio i giovani: il 76% degli intervistati tra i 18 e i 21 anni ritiene giusto poter iniziare a guidare soltanto al raggiungimento dei 18 anni di età. Fa eccezione un piccolo 10%, che vorrebbe poter prendere la patente a 16 anni. “Diciotto anni secondo me sono l’età giusta per un giovane, sia come senso di responsabilità che come attenzione al pericolo”, dichiara Valerio Franchina, 19 anni, che guida la moto e non ancora la macchina.
Anche se gli adulti non si fidano molto dei giovani automobilisti italiani (29%), c’è chi li stima: il 42% dei quarantenni e il 45% dei cinquantenni ritiene che siano comunque più disciplinati e responsabili dei ragazzi di ieri. E tuttavia un italiano su 4 vorrebbe uniformare il conseguimento della patente B alle categorie superiori e innalzare l’età a 21 anni. Questo perché secondo il 78% degli intervistati i giovani di oggi dimostrano di avere poca responsabilità alla guida e per un 49% questo è da attribuire al troppo uso di alcol e droghe.
Tutti sono d’accordo nel sostenere che la sicurezza stradale dipende non tanto dall’età di chi guida, ma dall’esperienza. Di qui alcune idee per aumentare le occasioni di fare pratica. “La cosa migliore sarebbe consentire di prendere il foglio rosa a 16 anni, in questo modo ci sarebbero due anni di pratica da fare a fianco di un adulto che ha la patente da dieci anni”, dice Franchina.
Di fatto la piaga degli incidenti resta aperta. Secondo i dati Istat, nel 2010 tra i conducenti morti (2.837 in totale) per incidente stradale, i più colpiti sono i giovani, in particolare quelli compresi nella fascia di età tra i 20 e i 24 anni (282 morti e 25.885 feriti).

Sfide di grossa cilindrata

Strane sfide vanno di moda tra i neopatentati. Cinque ventenni nel Riminese dopo aver bevuto si mettono alla guida, la macchina ondeggia, una pattuglia li ferma. Per evitare che il conducente venga identificato, si siedono tutti sul sedile di dietro e giocano a chi risponde peggio al vigile. Ancora, nel Padovano due coppie di giovanissimi fanno la corsa con le loro auto per chiudere con il brivido la festa di compleanno di un amico. La bravata finisce con una delle due vetture che cappotta, il ritiro della patente per entrambi i conducenti, una denuncia per guida a scopo di gara. Come porre un freno alle bravate? I neopatentati si lamentano dei limiti alla potenza delle loro auto, che sembrano fatti a posta per far comperare ai genitori nuove auto di piccola cilindrata per i diciottenni. Ma convengono: le sfide con una macchina di grossa cilindrata sono molto più pericolose.

La posta di Delia
Quando la regola scatena il conflitto

Gentile Delia, sono una mamma di 45 anni con una figlia di 18 che quest’anno fa la maturità. Tra me e lei ci sono spesso momenti di tensione che io ho sempre attribuito al suo carattere ribelle e al fatto che, a differenza dei genitori dei suoi amici, io sono convinta che in una casa debbano esserci delle regole per tutti, a cominciare dagli adolescenti. Non le dico i “vaffa” che mi sono presa per averle dato il compito di occuparsi del gatto, che lei ha voluto ma che dopo i primi momenti di entusiasmo doveva essere accudito da me. Non solo lo trovo sbagliato ma anche diseducativo, un animale non è un giocattolo, se lo vuoi lo devi nutrire e tenere pulito. Stesse scene per gli orari di rientro, gli sms da inviarmi se per caso io la sera non mi trovo in casa ecc. ecc. Quando non mi ascolta la rimprovero e così il clima in casa diventa piuttosto rovente. Al punto tale che lei ha deciso per un periodo di andare a vivere dai nonni, i quali la adorano e la viziano. Domani il mese scade, in questo periodo mi è molto mancata, spero che nel frattempo abbia riflettuto. Ma io non ho chiaro come comportarmi.
Grazie, Aurora

Cara Aurora, è spesso una questione di modi. E anche di figli. Sua figlia mostra una certa libertà nel risponderle. Sicuramente a lei fa molto male, ma non è del tutto un cattivo segno. Riesce a ribellarsi, dunque non ha acquisito l’abito della finzione o della dissimulazione, che è spesso una scorciatoia presa dai ragazzi quando non riescono ad affrontare i conflitti con i genitori. Lei come reagisce a questa ribellione? Le regole sono sacrosante, ma spesso c’è un modo efficace per farle rispettare che non è quello di mettersi a urlare. Le interessa avere ragione o riuscire a superare insieme il conflitto? Provi a capire che cosa procura rabbia a sua figlia, potrebbe non essere la regola in sé, ma ben altro. La coinvolga in imprese in cui è “fichissimo” rispettare le regole, potrebbe restare sorpresa.



Ultimo aggiornamento: 23/03/12

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