China torna in libertà, ma col foglio di via
Il giudice le dà 5 giorni per lasciare l'Italia. E crescono le perplessità sugli inquirenti.
Ma gli inquirenti romani vogliono arrivare o no alla verità sulla morte di Brenda, il trans profondamente implicato nel caso Marrazzo? Qualche dubbio comincia a sorgere, visto quanto è capitato a China, amico di Brenda e, probabilmente, custode di molti suoi segreti.
Edson Vasconcellos Menezes, 36 anni, viado di professione, torna in libertà dopo l'arresto di ieri per non aver rispettato l'ordine di espulsione. Entro cinque giorni, tuttavia, China dovrà lasciare l'Italia.
Queste le decisioni assunte sta mattina dal giudice monocratico del Tribunale di Roma Laura D'Alessandro che ha convalidato l'arresto del trans per non aver ottemperato al decreto di espulsione del 20 novembre, dando però un nuovo nulla osta per l'allontanamento dal territorio nazionale perchè non sussistono "motivi di giustizia" per trattenere in Italia il trans.
In udienza le lacrime
In udienza, quando il giudice ha chiesto a China da quanti anni fosse in Italia e come si guadagnasse da vivere, ha risposto "da dodici" e poi ha aggiunto, trattenendo le lacrime, "sul marciapiede".
I difensori di China, gli avvocati Manuela e Cristiano Pazienti, che si erano opposti all' espulsione, hanno spiegato: "La nostra assistita è testimone così come Natalì nella vicenda Marrazzo. Perchè sono stati adottati due pesi e due misure?".
Il processo a China è stato aggiornato al 19 gennaio. "Se China volesse esser presente potrebbe farlo. Ma che fa va via e poi ritorna? - spiegano i due avvocati - L'arresto di ieri è stato eseguito perché, convocata presso il commissariato Flaminio per essere interrogata il 17 dicembre, in relazione ad una rissa con dei romeni, si è scoperto che non era stato dato seguito all'espulsione".
Le anomalie del caso "China"
China prima è stata - troppo rapidamente - espulsa dall'Italia, senza che si attendesse la conclusione dell'inchiesta e poi è stata arrestata, ieri, perché "non ha ottemperato all'ordine di abbandonare il territorio nazionale".
Il 20 novembre scorso, China, dopo essere stata sentita dagli investigatori sulla morte di Brenda, era stata accompagnata all'Ufficio Immigrazione della questura dove gli era stato notificato il Decreto di Espulsione e l'Ordine del Questore di abbandonare il Territorio Nazionale entro il 25 novembre.
China verrà giudicato oggi con rito direttissimo.
L'intera procedura, come dicevamo, solleva più di un dubbio. Sembra volta, infatti, più a eliminare una testimone da un "caso" davvero intricato, che a tenerla a disposizione della giustizia italiana, almeno finché sull'intera torbida storia non sarà stata fatta chiarezza.
Le notizie precedenti: inquirenti alle prese col computer di Brenda
Il computer di Brenda sta aiutando, invece, i magistrtai romani a portare avanti le indagini sulla sua morte e non solo. La memoria del computer lasciato su un lavello della sua casa di via Due Ponti (e non sotto l'acqua, come si era detto in un primo momento) hanno rivelato infatti video e filmati di ogni tipo, molti in portoghese, in clusi alcuni messaggi promozionali, ma soprattutto una videoteca con almeno dieci filmati di personaggi importanti che avevano frequentato il trans e ci avevano lasciato le "impronte".
Brenda filmava e ricattava
Brenda ricattava più di 10 persone che aveva filmato con una telecamera nascosta: avvocati, medici, commercialisti e anche alcuni politici. Lo rivela Giorgio T., 41 anni, ex spacciatore ed ex convivente della trans, che ha raccontato a
Novella 2000 (che ne pubblica, tra le altre, la foto in basso) la loro storia d’amore e i legami tra viados e carabinieri corrotti in quel mercato di sesso e droga tra via Due Ponti e via Gradoli, a Roma nord.

La testimonianza, però, va sicuramente presa con le molle: Giorgio, infatti, fu arrestato proprio da Carlo Tagliente e Nicola Testini, due dei carabinieri corrotti coinvolti nella tentata estorsione a Marrazzo. Era suo il ruolo di pusher delle trans prima che fosse condotto in carcere. E mentre scontava la pena fu sostituito nel ruolo di spacciatore dei viados proprio da Gianguarino Cafasso, il pusher morto il 12 settembre in un albergo su via Salaria per overdose: grazie a una dose di eroina "spacciata" per cocaina.
I carabinieri pretesero che Brenda filmasse i clienti
Brenda e Giorgio si conoscerono nel 2006, dopo di che andarono a vivere in affitto in un appartamento di via Gradoli. "Quando ci siamo messi insieme — ha raccontato Giorgio — Brenda era già una confidente di Testini e Tagliente": li aiutava a incastrare gli spacciatori. Ma secondo quando riportato dall'ex pusher nel 2007 i carabinieri alzano la posta pretendendo che il trans - come già facevano parecchie sue colleghe - filmasse i clienti più facoltosi per consegnare loro i video. D'altra parte Brenda, clandestino e con un conto aperto con la giustizia brasiliana, non poteva tirarsi indietro secondo l'ex compagno.
Il video "lungo" con Marrazzo dovrebbe averlo Michelle
Non solo. Secondo quanto riportato da Giorgio T., uno dei due video nel quale c'è anche l'ex presidente del Lazio, Piero Marrazzo, sarebbe stato girato proprio col cellulare di Brenda. L'altro, invece, con una telecamera nascosta. Quest'ultima versione, però, non sarebbe mai finita nelle mani dei Carabinieri. Secondo Giorgio Brenda "la fece vedere in giro, forse per far ingelosire Natalie, e poi la mise al sicuro affidandola a una sua amica". Di chi si tratti non c'è certezza, ma i sospetti ricadono su Michelle, la transessuale scappata a Parigi immediatamente dopo lo scandalo che ha coinvolto Marrazzo di cui si sono perse le tracce.
130 gigabyte di materiale nel computer di Brenda
E a proposito del computer che Brenda dichiarò in un interrogatorio di non possedere, Giorgio ha assicura che il viado ne aveva uno ed era bravo a usarlo. Lo testimoniano i montaggi che si divertiva a fare con le sue foto: assieme a Beckham, in versione Warhol, con il corpo di una modella. D'altra parte sul suo computer ci sarebbero più di 130 gigabyte di video e foto. Un quantità enorme per gli investigatori che devono visionare tra gli 80 e i 100mila file
L'ultima telefonata: "Brenda era ubriaca, ma serena"
La loro storia è finita nel 2007, ma i due si sono sentiti per l'ultima volta venerdì, proprio poche ore prima che Brenda morisse. "Era ubriaca ma non depressa. Parlava con voce serena, quasi felice. E mi disse che aveva deciso di tornarsene in Brasile" conclude Giorgio.
Quegli strani tagli sulle braccia di Brenda
Intanto l'autopsia ha rivelato sulle braccia di Brenda tagli riconducibili a 24-36 ore prima della morte. Ma gli investigatori propendono nel ritenerli frutto di gesti di autolesionismo. Come quelli che la trans si sarebbe procurata il 9 dicembre in ospedale, dopo l'aggressione subita da una banda di rumeni che le hanno rubato il cellulare.
Cafasso come in Pulp fiction
Come in
Pulp fiction quando la moglie del boss (Uma Thurman) sniffa una striscia di eroina pensando che fosse cocaina? Cafasso, a quanto risulta dai primi accertamenti sarebbe morto non per un'overdose di cocainia, come si era detto in un primo momento, ma per una di eroina. Un altro elemento di mistero, in una vicenda già ricca di trame.
Soltanto però dall'esito definitivo dell'indagine tossicologica che si concluderà in settimana emergeranno gli elementi per dare una spiegazione definitiva alla morte di Gianguerino Cafasso, uno dei protagonisti della vicenda Marrazzo, morto il 12 settembre scorso per overdose in un albergo di via Salaria.
Il punto sull'indagine
Su questa vicenda è aperto ormai da un mese un fascicolo dove si ipotizza contro ignoti il reato di morte conseguente ad altro delitto. Ma soltanto quando si conosceranno gli esiti dell'indagine tossicologica in corso si deciderà se l'ipotesi accusatoria dovrà mutare. Per la Procura di Roma gli elementi forniti dai primi accertamenti medico-legali fanno propendere per la tesi che Cafasso (in una foto sgualcita, a sinistra) cocainomane dichiarato, possa essere morto in tempi rapidi dopo aver fatto uso di eroina.
La sua compagna trans si è salvata
Al momento della morte con Cafasso c'era un trans, Jennifer, ascoltato nei giorni scorsi in Procura come testimone del fatto. È sfuggito alla morte perchè al contrario del pusher non ha fatto uso della sostanza che ha provocato il decesso del suo compagno. Per quanto riguarda gli altri aspetti dell'indagine sulla morte di Brenda ancora non c'è stata alcuna comunicazione al magistrato circa il contenuto del computer trovato nell'appartamento di via Due Ponti dopo che è stato scoperto il corpo senza vita del trans coinvolto a sua volta nel caso Marrazzo. Anche gli accertamenti dal punto di vista tossicologico per il momento non hanno fornito risposte per poter dare un quadro approssimativo sulle condizioni di Brenda nei momenti che hanno preceduto il suo decesso.
Le dichiarazioni di China a Porta a Porta
"Brenda mi ha detto che a fare la trappola a Marrazzo erano state Natalì e Giosy": a parlare è China, transessuale amico e vicino di casa di Brenda, il viado coinvolto nel caso Marrazzo e ritrovato cadavere venerdì mattina nella sua abitazione.
Ma China, ieri sera a Porta a Porta, ha detto anche altro: Brenda- a suo dire - era una grande esperta di computer, ma alla polizia disse di non averne e di non saperli usare. Il portatile trovato sotto il rubinetto di casa sua potrebbe, quindi, contenere più tracce utili di quanto si immaginava. La conferma delle abilità informatiche di Brenda arriva stamattina anche da Il Fatto Quotidiano, che ha scoperto che il trans morto aveva una sua pagina sul social network Facebook.
Su Facebook reclamizzava la sua bellezza
Una pagina (vedi foto a sinistra) nella quale reclamizzava la propria bellezza prominente e levigata, nella quale si diceva fan di un uomo politico, Piero Marrazzo, la cui foto spicca sulla sua home-page come un souvenir. Una pagina nella quale Brenda ha scritto nel suo profilo "grazie a dio nella mia famiglia non ci sono comunisti". E che condivideva co n 70 amici, quasi tutti maschi con bicipiti e pettorali in bella mostra. E ha aggiunto che Brenda si era vantata di aver ricevuto una grossa cifra, forse 30.000 euro, dall'ex governatore del Lazio.
Brenda al centro del ricatto su Marrazzo?
Ma la notizia non è confernata dall'avvocato dell'ex governatore del Lazio, Luca Petrucci, che afferma, però, che "Brenda ha telefonato in Regione Lazio chiedendo di Piero Marrazzo tra il 7 e il 17 luglio".
Il particolare, anch'esso rivelato dal legale nel corso della puntata di ieri sera di Porta a Porta avvalorerebbe l'ipotesi che Brenda fosse coinvolta nel tentativo di estorsione ai danni dell'ex governatore: "Ritengo che Brenda abbia chiamato in Regione perché in contatto con i carabinieri" accusati della tentata estorsione.
Per il legale, Piero Marrazzo era "convinto di farla franca. Fino a quando lo ha chiamato Berlusconi, Marrazzo è stato convinto di potersela cavare.
In precedenza era stato un uomo che si qualificava come 'Giorgio il poliziotto' a chiamare in Regione, ma non era mai riuscito ad andare oltre la segreteria".
Altro elemento, questo, che per Petrucci aveva alimentato la convinzione in Marrazzo di poter uscire dalla vicenda.
Nuova aggressione in via Due Ponti, vittima un'amica di Brenda
Intanto, all'alba tra lunedì e martedì, si registra una nuova aggressione in via Due Ponti. La vittima si chiama Fabiola, ed è una delle trans sentite dalla polizia dopo la morte di Brenda.
Fabiola ha denunciato di essere stata aggredita da due uomini, sullo stesso pianerottolo dell'amica. Il che rende - se possibile - la situazione ancora più incandescente.
"Occorre che le forze dell'ordine facciano tutto il possibile per fare luce subito su questa nuova aggressione a via Due Ponti, e che sia garantita sicurezza alle trans a prescindere anche dal loro status o meno di clandestinità": così Imma Battaglia, presidente di Dgp, l'associazione Di Gay Project, commenta la notizia. Aggiungendo: "Il giro di criminalità coinvolto è tale da creare lo stato di massima allerta".
Più forte l'ipotesi dell'assassinio anche di Cafasso
Potrebbe diventare un'indagine per omicidio quella relativa alla morte di Gianguerino Cafasso, il pusher legato ad ambienti dei transessuali e indicato dai carabinieri indagati come il regista del video al centro del presunto ricatto ai danni del governatore Marrazzo.
Il fascicolo allo stato intestato "atti relativi a" potrebbe subire variazioni all'esito delle conclusioni degli accertamenti medico-legali. Cafasso è morto a 36 anni, il 12 settembre scorso, in una stanza di un albergo sulla via Salaria in cui viveva per un infarto provocato da overdose.
L'autopsia fu eseguita nell'imminenza del decesso, ma alla luce della vicenda Marrazzo, e dopo la morte di Brenda, sono stati disposti alcuni approfondimenti.
Non sarà necessaria la riesumazione della salma in quanto per tali supplementi di esami sono risultati sufficienti i prelievi già effettuati.
La svolta che chiarirà definitivamente il capitolo "Cafasso" si avrà entro la settimana in corso e in Procura non si nasconde la possibilità che il decesso, indicato inizialmente per overdose, non sarà archiviato per questo motivo ma si collegherà necessariamente con la tragica fine di Brenda.
Le tre piste sulla morte di Brenda
Sono tre le piste seguite dagli investigatori per arrivare all'eventuale assassino di Brenda, uno dei transessuali che ha avuto rapporti con l'ex presidente del Lazio, Piero Marrazzo. La scena del crimine, il monolocale di via Due Ponti 180, infatti, è stato setacciato a sufficienza: non ha proprio più nulla da aggiungere. La perizia sul trolley da dove sarebbe partito l'incendio, e dunque su ciò che può averlo innescato, è un'analisi complessa che prenderà settimane. Per recuperare i dati del pc rinvenuto nella stanza, sotto il rubinetto del lavandino, è necessario ancora qualche giorno.
Due telefonini sono scomparsi
E così gli inquirenti adesso stanno concentrando le loro attenzioni sui telefonini della transessuale. Uno è quello rinvenuto nel mini appartamento, un Nokia n73. E poi ce ne sono altri due di cui si è persa ogni traccia. Il primo è un palmare Samsung che non è stato trovato nel monolocale e che Brenda usava almeno dal 9 novembre, giorno in cui era stata rapinata di un altro cellulare. Il secondo è quello la cui utenza è stata lasciata dalla transessuale nel verbale di interrogatorio in Procura del 1 novembre scorso. L'obiettivo degli investigatori è recuperare i tabulati, e quindi sapere con chi ha avuto a che fare Brenda in questo suo ultimo mese di vita.
Il pc nel lavandino? E' un avvertimento
Altro filone d'indagine è quello sul pc rinvenuto nella stanza. Il monolocale di Brenda, infatti, fu perquisito all’inizio dell’indagine sul ricatto a Piero Marrazzo, ma non fu trovato alcun computer. Anzi, la stessa transessuale disse di non possederlo. E la versione è ritenuta credibile dai pubblici ministeri. Di chi è allora quel portatile trovato sotto l’acqua giovedì notte? Questo è l'altro mistero sul quale lavora chi indaga sulla morte di Brenda. Nella mente degli investigatori infatti si è rafforzata l’ipotesi che si possa trattare di un avvertimento o addirittura di un omicidio mascherato. Una convinzione che combacia col ragionamento che in queste ore prevale, che porta a ipotizzare che se incidente è stato, qualcuno lo ha provocato.
Brenda: "Ho girato un video, ma l'ho cancellato"
Quest'ipotesi è rafforzata dal fatto che Brenda, di fronte al procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, ha raccontato del destino al quale ha partecipato a casa di Marrazzo, nel quale ha girato un video e scattato numerose foto che lo ritraggono con l'ex governatore. "Questi sono i miei telefonini ma non c’è più niente, perché quando questa storia è cominciata ho avuto paura e ho cancellato tutto. Voglio precisare che non possiedo un computer, anche perché non lo so usare" ha confessato in quell'occasione.
In molti potevano essere sotto pressione
Dopo l’arresto dei quattro carabinieri, inoltre, numerose transessuali hanno confermato come fosse piuttosto frequente l’abitudine dei clienti di riprendersi assieme ai viados, soprattutto quando gli incontri avvenivano all’interno degli appartamenti. Materiale che potrebbe essere servito per tenere sotto pressione diverse persone, insomma, ce n'è. Per questo gli inquirenti non escludono che il computer lasciato a casa di Brenda possa rappresentare un avvertimento per chi ha pensato di poter far soldi con quel materiale.
Chi è l'ultimo cliente?
La terza pista sui lavorano gli investigatori riguarda invece l’ultimo cliente di Brenda. A quanto pare per ben due volte quell’uomo l’ha caricata su un furgone bianco: la prima volta a mezzanotte, la seconda alle due. Lo ricordano bene le amiche della trans. Brenda quella sera era sembrata abbastanza soddisfatta. A una sua amica, poco prima di rincasare, aveva mostrato una manciata di banconote, cinquecento o seicento euro. Una bella somma. "Me li ha dati quello del camioncino", ha confessato. Ma chi è quell'uomo che ha richiesto per ben due volte in una notte le prestazioni di Brenda, e che ha pagato un sacco di soldi. Perché? Per fare in modo che il viado non si trattenesse più in strada e rincasasse al più presto? Questa è una domanda che ancora non ha risposta.
Quale legame con la morte di Cafasso?
E poi ci sono altri misteri che aleggiano sulla morte di Brenda. Gli inquirenti vogliono verificare se esista un nesso fra la morte della trans e quella, che risale al 12 settembre, di Gianguerino Cafasso, il pusher indicato dai carabinieri, arrestati per il ricatto all’ex governatore, come colui che filmò un incontro fra Marrazzo e un altro viado, Natalie. Cafasso, come Brenda, aveva confidato a un’amica che aveva paura, e voleva lasciare al più presto Roma. E come Brenda è morto lasciandosi dietro, fra i tanti misteri irrisolti, quello di un cellulare scomparso.
Ultimo aggiornamento: 02/12/09