Cavalli infetti e tanta fretta di ucciderli
(17-24/7/2008)
Mi preoccupa che alcune malattie, guaribili e comunque se controllate non trasmissibili, possano essere il pretesto per sbarazzarsi di animali considerati improvvisamente ingombranti o non più produttivi. È il caso dell’anemia infettiva equina.
Sei mesi fa una Nota del ministero della Salute ha ufficialmente chiarito che i cavalli sieropositivi per questa infezione possono vivere insieme senza che questo implichi un aumento del rischio di diffusione dell’infezione e ha definito “auspicabile che venga favorita la convivenza di più soggetti di pari stato sanitario”. Eppure sono ancora in larga parte presenti atteggiamenti di chiusura nella gestione dei cavalli sieropositivi.
Incomprensibili e ingiustificabili a una valutazione scientificamente rigorosa, portano all’erronea convinzione che l’abbattimento degli equidi sieropositivi sia l’unica soluzione.
Questi convincimenti, fatti propri da una larga rappresentanza del personale dei Servizi veterinari pubblici, non permettono la circolazione della corretta informazione verso chi, a vario titolo, è in contatto con il mondo equestre o opera in esso. Questo crea inutili allarmismi: per le particolari caratteristiche del virus che ne è responsabile, nella maggior parte dei casi l’anemia infettiva è asintomatica (il cavallo infetto ha una vita regolare) e la sua trasmissibilità molto bassa.
Le prime risultanze di un monitoraggio, ancora in corso, sui 126 casi di anemia del primo semestre 2007 (a fronte di 245 focolai denunciati nel periodo gennaio-novembre 2007), parlano purtroppo di abbattimenti, talvolta mascherati da interventi di eutanasia per patologie inguaribili, o di avvio alla macellazione dei cavalli confermati positivi. Questa pratica si spiega facilmente se si considerano le forti pressioni esercitate sui possessori dei cavalli sieropositivi perché ne autorizzino la macellazione, e la legislazione attuale che, nonostante alcune aperture apprezzabili, non agevola i proprietari che hanno optato per il mantenimento in vita dei propri cavalli.
Vorrei proprio che i veterinari informassero correttamente e che le decisioni venissero prese senza fobie chiedendo diversi pareri, per esempio a Lav e Fondazione Flaminia da Filicaja, promotori del Progetto Amici dei Cavalli, che tra gli scopi ha quello di migliorare la vita di cavalli e altri equini sia attraverso controlli sul territorio sia con un programma di recupero psicofisico di cavalli maltrattati e sottoposti a sequestro. Il progetto Amici dei Cavalli (www.amicideicavalli.org) si avvale, per la formazione dei propri volontari, di docenti universitari, esperti di diritto ed etologi.
Ultimo aggiornamento: 06/08/08