Condominio: per la riforma forse è la volta buona
(12-19/11/2009)
Patrizia Pallara
Cara redazione, si fa un gran parlare della riforma del condominio che staziona da anni in Parlamento ma potrebbe essere presto approvata. Mi risulta che introduca un’autentica rivoluzione nella disciplina condominiale, riempiendo i vuoti lasciati dal legislatore. Voi che cosa ne sapete?
Martina Midas, Cagliari
È all’esame della commissione Giustizia del Senato il disegno di legge unificato (accorpa i 5 disegni di legge presentati da esponenti di maggioranza e di opposizione) che dovrebbe portare una piccola rivoluzione nella disciplina del condominio. Una rivoluzione per quei 43 milioni di italiani, 12 milioni di famiglie, che dividono ogni giorno spazi, aree e servizi comuni. Che devono fare i conti con amministratori maldestri e vicini irrispettosi. E che vedono regolata la gestione di quegli spazi da norme approvate 67 anni fa, quando il legislatore non immaginava che gli italiani si sarebbero trasformati tanto in fretta da inquilini in proprietari, per di più impreparati ad affrontare i problemi della vita in comune. Non è un caso se il 90% delle questioni si risolve a colpi di sentenze, e in molti casi si arriva fino in Cassazione.
Il ddl riscrive buona parte dei 23 articoli (dal 1117 al 1139) e delle 12 disposizioni attuative (dalla 61 alla 72) del codice civile e introduce molte novità. Parte individuando ed elencando meglio le parti comuni dell’edificio e prosegue includendo nella nozione di condominio i villaggi residenziali e i supercondomini. Semplifica il cambio di destinazione d’uso e la vendita delle parti comuni, per i quali non sarà più necessaria l’unanimità, e prevede maggioranze ridotte per le decisioni sulla sicurezza e la salubrità degli edifici, l’eliminazione delle barriere architettoniche, la realizzazione di parcheggi condominiali, gli interventi di contenimento del consumo energetico.
Il distacco dall’impianto centralizzato di riscaldamento sarà più semplice, purché non causi squilibri di funzionamento a danno degli altri condomini. E per le delibere ordinarie sono previsti quorum deliberativi più bassi, per snellire il funzionamento dell’assemblea .
A fronte, il disegno di legge attribuisce più responsabilità all’amministratore che durerà in carica due anni (anziché uno) e dovrà prestare “idonea garanzia per gli obblighi derivanti dall’espletamento del suo incarico per un valore non inferiore agli oneri prevedibili della gestione annuale”. Dovrà anche aprire un conto corrente condominiale e riscuotere forzosamente le somme dovute dai partecipanti morosi: se non lo fa, risponderà personalmente delle quote non riscosse.
Per l’approvazione è stata chiesta la sede deliberante (una corsia preferenziale), poiché c’è il sostanziale accordo dei capigruppo. Che sia la volta buona?
Ultimo aggiornamento: 12/11/09