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Delega, un diritto di cui bisogna fare buon uso

(5-12/3/2009)

Cari amici, per costituire correttamente un’assemblea condominiale straordinaria si Ŕ telefonato agli assenti, che hanno concesso la delega a voce. Solo cosý abbiamo potuto proseguire, dopo aver raggiunto il quorum necessario tra presenti e deleghe scritte. Le delibere assunte nella riunione sono valide? Io penso che sia una forzatura, perchÚ gli assenti esprimono giÓ disinteresse per gli argomenti all’ordine del giorno.  
Guglielmo Graziadei, Firenze

Haragione il nostro lettore: la cosa migliore sarebbe che ogni condomino partecipasse alle assemblee sempre e di persona. Attraverso il confronto con gli altri, il contatto, la discussione, si pu˛ concretizzare il pi¨ proficuo interesse per i beni comuni. Ma non sempre Ŕ possibile, e non solo perchÚ il singolo non ha a cuore le faccende condominiali. Il codice civile, con l’articolo 67 delle disposizioni di attuazione, prevede la facoltÓ di partecipare alle assemblee anche per mezzo di un rappresentante. Si tratta di un diritto inviolabile, del quale Ŕ importante saper fare buon uso ma che non pu˛ essere sottratto neppure da un regolamento di natura contrattuale.
Il successivo art. 72 stabilisce infatti che la norma Ŕ inderogabile. Perci˛, niente e nessuno pu˛ imporre al condomino di partecipare personalmente alle riunioni. Nessuna norma, tuttavia, neppure del codice civile, specifica se la delega debba avere necessariamente in forma scritta oppure Ŕ sufficiente una delega conferita verbalmente. Quindi, anche le deleghe attribuite “a voce” sono valide. E nessuna assemblea pu˛ negarne la validitÓ rifiutando la deliberazione di voto dei condomini che partecipano facendosi rappresentare da altri.
Ma presentarsi in assemblea e votare a nome di qualcuno non sono atti che finiscono lý. Sia la presenza dei partecipanti attraverso delega che le loro espressioni di voto devono essere annotate sul verbale di assemblea. E il delegato risponde verso il delegante dei suoi atti. Il rapporto che lega il condomino delegante al delegato, infatti, Ŕ un contratto di mandato.
“In difetto di norme particolari”, dichiara la Corte di Cassazione nella sentenza 27 luglio 1999, n. 8116, “i rapporti tra il rappresentante intervenuto in assemblea ed il condomino rappresentato debbono ritenersi disciplinati dalle regole generali sul mandato, con la conseguenza che solo il condomino delegante o quello che si ritenga falsamente rappresentato sono legittimati a far valere gli eventuali vizi della delega o la carenza del potere di rappresentanza, e non anche gli altri condomini estranei a tale rapporto”.
Quindi, il presunto delegante potrÓ sempre querelare il condomino che ha dichiarato di aver ricevuto l’incarico di mandato e che risponderÓ personalmente degli atti che ha compiuto.




Ultimo aggiornamento: 05/03/09

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