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E la scollatura da maggiorata alza il giudizio Anche nel voto

La misura del seno fa la differenza nell'apprezzamento dei ragazzi. E persino di qualche insegnante. le ragazze se la ridono. Ma incassano il vantaggio. (30/4-7/5/2009)

Non riesco a prendermela, anche se mia madre sono certa disapproverebbe. Ma spero che lo venga a sapere il più tardi possibile. Ha notato nel primo quadrimestre un miglioramento nei voti: “Ma com’è? Studi di meno e ottieni di più. Mistero della fede!”. “Mamma abbi tu fede in me e vedrai”. Botta e risposta così, niente altro. Poi il solito tran tran crea quella patina di distrazione che permette a tutti di noi di nasconderci.

Sorrisetti complici


Io da un anno a questa parte posso nascondermi molto meno. Ma mia madre non sembra accorgersene. È sempre stata distratta per certe cose. Quando avevo undici anni - e ancora capivo e non capivo, - in gita con mio padre lungo la Costiera amalfitana in un luogo solitario vedemmo delle auto parcheggiate e i finestrini da dentro resi opachi dall’umidità. “Ma come mai? Che fanno queste macchine qui? Stai attento Gino - diceva - che magari non troviamo parcheggio”. Lui aveva la pipa tra i denti, ma nello specchietto retrovisore vidi chiarissimo il suo sorriso da maschio.
Mi dissi: “Qui c’è sotto qualcosa”. E infatti due in auto si agitavano, si vedevano delle ombre, e una sembrava nuda. Mi resi conto di quello che succedeva. Mia madre no, per “certe cose” è cieca.
Lo stesso sorrisetto tra i denti di mio padre l’ho visto sulle labbra del suo collega, quando lo abbiamo incontrato al mare la scorsa estate. Papà comprava il giornale, io ero al cel e indossavo il prendisole bianco sul bikini. “Ehi, Gino, non fischio perché è tua figlia, ma… da dove salta fuori questo ben di dio?”.
Mio padre compiaciuto fa finta di niente. Ma il sorriso dell’altro è un messaggio che non lascia dubbi. Comincio a capire qualcosa su come funzionano i maschi. Anche in spiaggia i ragazzi mi guardano in modo diverso dallo scorso anno. Alcuni fanno a gara per farsi vedere in giro con me. Gli altri che si avvicinano a noi mi squadrano dalla testa ai piedi, puntando gli occhi proprio lì, senza vergogna. E diventano tutti allegri come se avessero bevuto. Uno dice all’amico: “Se questa fa Miss maglietta bagnata avvertimi, sarà uno sballo!”.

Affari loro!

È con l’inizio dell’anno scolastico che ho la sensazione di avere addosso un vero tesoro. Il prof di matematica pur di avermi a due passi dalla cattedra mi fa scrivere alla lavagna un “assaggio” di linguaggio di programmazione. “Per divertirci con l’abc dell’informatica”, dice. Ma quando dice “divertirci”, mi guarda la scollatura, e i miei compagni maschi ridono. Risultato: prima stentavo, adesso ho 7.
Anche il tizio di inglese, che sembrava freddo, è arrossito tutto nei corridoi quando mi ha visto al ritorno dalle vacanze. Accanto a me c’era Gianuga che mi ha detto sottovoce: “Se faccio vedere che sono amico tuo, magari quello ci interroga insieme e mi alza il voto”. Non ho risposto. Mi prendo i voti alti e tiro avanti. E spero che a mia madre non lo dirà mai nessuno. Intanto faccio di tutto perché a parlare con i prof venga mio padre.
Ho imparato prestissimo ad accettare il mio privilegio. I maschi perdono la testa per un paio di tette come le mie: non lo avrei mai immaginato. Scemi? Affari loro. Mi spiace che qualcuno che si fa vedere con me poi si dà le arie come se avessimo fatto chissà che cosa. Per questo mamma a scuola non ci deve mettere piede. Il guaio, infatti, sono le donne grandi. La prof di lettere cui prima non facevo simpatia - e però a fatica mi concedeva il 7 perché scrivo bene - adesso mi odia. Sarà perché al massimo può portare la seconda? Meno di 6 non mi può dare, i miei temi sono la mia difesa. E sulla letteratura del Novecento non mi batte nessuno. Tutto merito di mia madre, va detto. Grazia Deledda, Elsa Morante e Italo Calvino li amo grazie a lei. Ci arriviamo all’ultimo anno, e allora io e la prof “piatta” ce la giochiamo.
Le mie compagne? Se la prendono a ridere. E sfottono i maschi che vanno fuori di testa. Una, che ha la madre post femminista, mi ha proposto di venire un giorno senza reggiseno: “Daiiiii, li stendi tutti!”. Un’altra ha misurato le sue tette con le mie: lei la quarta, io la sesta. E ha detto: “Il secondo posto dopo di te mi sembra un onore”. Ma ci scherzano, loro. Solo una deve aver avuto un attacco di invidia. Lo scorso anno ha voluto che i genitori le pagassero il seno nuovo come regalo per la promozione.
Le mie amiche invece non si fanno problemi. Forse perché alcune hanno già un ragazzo, e altre non sono interessate ai bambocci di scuola. Io aspetto l’amore. E me la rido. Sai quanti si faranno avanti!

A sorpresa, tra le adolescenti non sfonda la “senomania”    


Cristina Del Basso fa scuola? No! Dopo la “strepitosa” presenza della maggiorata “rifatta” nel Grande Fratello 9, che però non ha vinto, il sito Girlpower ha fatto un sondaggio interessante. Oggetto dell’indagine: in che misura avere un seno prosperoso, come quello della concorrente del Grande Fratello, è importante per le ragazzine, a volte poco più che bambine, come strumento di affermazione nella vita affettiva e lavorativa. Le voci sull’attrattiva del super seno erano allarmanti. E dipingevano frotte di ragazzine incapricciate delle mega-tette e smaniose di stendersi sul lettino del chirurgo estetico.
L’inchiesta del sito (www.girlpower.it/sondaggi/showresults/id/368) smentisce il clamore. Le risposte di 1.732 cyber ragazze che hanno partecipato all’inchiesta non possono farci parlare di “senomania”. Il 64% delle adolescenti ha, infatti, dichiarato di preferire il seno naturale, il 15% dice di non aver bisogno di interventi, il 6% addirittura sostiene di volerlo più piccolo, mentre solo il 10% lo rifarebbe se ne avesse la possibilità. La percentuale delle “rifatte” è dell’1%.
Insomma, una su dieci vuole il seno super. Non è poco, ma neanche tantissimo. Ma sono gustosi i commenti delle tante che intervengono sul forum. Chiaro e banalmente scontato l’apprezzamento dei coetanei: “I miei compagni di classe mi prendo in ‘giro’ perché, tra me e una mia amica, io ho le tette più piccole. Un giorno mentre me lo rinfacciavano gli ho risposto: almeno quando provo i gilet i bottoni non mi scoppiano perché ho troppe tette”.
Altrettanto banale il vanto di chi somiglia a Cristina: “Scusate, dico io, ma perché ve la prendete con quella ragazza solo perché ha la sesta di seno? Io ho una quinta e ne vado fiera, e col fisico che ho si nota molto, visto che sono una taglia 40-42 e sono alta 1,74 e tutte mi giudicano male per il mio fisico. Certo che la maggior parte delle ragazze dicono cosi di Cristina solo per invidia, io la difendo, perché so che cosa significa essere giudicate per il proprio aspetto fisico. Siete solo gelose...”.
Ma alla fine vince un po’ di amor proprio misto a vanità e al piacere dell’intelligenza. Post femminismo? Capacità di valutare e non fermarsi alle apparenze? Sembra che la tv non contamini più di tanto queste giovanissime: “Ragazze, semmai dobbiamo solo essere fiere di come siamo, e orgogliose di noi stesse! Una ragazza bella d’aspetto si vede da tutto alla prima occhiata, non sono 2 mongolfiere di plastica più grosse ke attirano l’attenzione”!

la posta di Delia

La generazione

corteggiata


“Gentile dottoressa, si parla di giovani sempre in modo approssimativo. A una conferenza di sociologia ho sentito che le nuove generazioni non sentono più ‘l’obbligo morale a restituire’. Mi sono venute in mente le figlie di mia cugina. È una storia per la quale ho sofferto molto e solo ora, che sono passati tre anni, riesco a parlarne. Mia cugina è morta per una malattia fulminante. Non aveva sorelle, e noi due eravamo state sempre vicine. Ho preso in casa con me le figlie, come se fossero mie, al punto da far ingelosire il mio maschio e la mia femmina che si sono dovuti stringere, ovviamente. Le ragazze sono arrivate da me l’una a 15 anni e l’altra a 16. I miei sono due gemelli e ne avevano 12. I primi tempi è stata molto dura, la sofferenza e la rabbia di queste ragazze erano fortissime. A volte poi rincasavano tardi superando l’ora di cena, e mio marito e io non riuscivamo a imporci con loro per fissare delle sane regole. Finite le superiori sono andate, prima l’una e poi l’altra, a iscriversi in una università fuori dalla nostra città. Sono in contatto con il padre, il marito di mia cugina, che provvede economicamente a loro. Lui mi dice che sono serene. Ma loro da quando sono uscite da casa nostra non si sono fatte più vive. Neanche una telefonata per Pasqua. Ho provato a chiamarle io, ma ho avuto la sensazione di inseguirle. La ringrazio per aver letto questa mia. Un caro saluto. Fiammetta”.
Cara Fiammetta, capisco il suo dolore. A volte i traumi creano nei giovanissimi un’ansia di risarcimento che non tiene conto di nulla. Lei ha dato ciò che loro hanno vissuto non solo come dovuto, ma per giunta come “surrogato”. Possibile che abbiano vissuto come un torto la scomparsa della mamma, che l’abbiano odiata e rimproverata per la sua malattia. Possibile che lei sia apparsa loro una brutta copia. Una persona da cui prendere e basta. In questo quadro va detto che le nuove generazioni sono troppo spesso corteggiate dagli adulti. I ragazzi non contestano, non si oppongono a nulla, i genitori li inseguono, proprio come dice lei, dando loro pochissime responsabilità, ancor meno regole, quasi fossero oggetti fragilissimi. Io credo che tra i tanti regali che possa fare un genitore ai figli ci sia quello di educarli all’autonomia, al senso di libertà ma anche di responsabilità. Le figlie di sua cugina non dimostrano di essere autonome. Sembrano piuttosto in fuga. Chi è autonomo è capace di gratitudine. Forse non hanno avuto il tempo di elaborare il lutto. Lei certo di lutti ne ha subiti più d’uno, quello di sua cugina, quello legato all’improvvisa assenza delle ragazze. Ma ha fatto il suo dovere, non si è tirata indietro. Ha di che essere fiera di se stessa.




Ultimo aggiornamento: 30/04/09

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