RECESSIONE, ZAPATERO: ''LA BCE TAGLI I TASSI''
Si fa sentire il premier spagnolo. Politiche opposte tra la Banca centrale europea e la Federal Reserve Usa.
Prove
di recessione in tutta Europa. Non accadeva da 15 anni, esattamente dal 1993,
quando i paesi che oggi fanno parte di Eurolandia non erano ancora insieme, ma
accusarono contemporaneamente una caduta sotto lo zero del Pil.
Il
calo dello 0,2% del prodotto nazionale lordo nei Paesi dell'Eurozona nel
secondo trimestre del 2008 rappresenta, invece, in assoluto la prima
contrazione nell'area. Fino ad oggi infatti l' economia della zona-euro era
sempre risultata positiva su base congiunturale (cioé trimestre su trimestre), con
l’eccezione del secondo trimestre del 2003, quando il pil era rimasto
invariato. Il Pil dell’Italia cala
dello 0,3%, un punto in più della
media europea.
La reazione di Zapatero
Il primo a reagire è stato José Luis Zapatero. Il leader spagnolo aveva già convocato un Consiglio dei ministri straordinario sui temi dell'economia, perché da mesi teme che la Spagna possa essere colpita più di altri paesi dalla crisi dei subprime. Zapatero ha mirato alla Banca centrale europea, chiedendole di rivedere la politica ferrea sui tassi: "Se l'evoluzione del prezzo del barile è favorevole, si dovrebbero avere effetti positivi anche sui tassi, tanto più che è stato confermato il brusco rallentamento dell'economia in tutta Europa e in particolare nella zona euro".
Il Consiglio dei ministri spagnolo ha quindi approvato un piano anti-recessivo in 24 mosse, con al centro politiche per settori chiave come l'immobiliare (il più esposto alla crisi dei mutui, qui si pensa a un piano di forte rilancio dell'edilizia popolare), i trasporti, l'energia, le telecomunicazioni e l'ambiente. Tra l'altro la Spagna ha stanziato 20 miliardi di euro per il 2009 e il 2010 a favore del settore immobiliare e delle Piccole e medie imprese. Previste anche misure per lo snellimento della burocrazia.
Bce e Fed, politiche opposte
In primo piano anche le politiche monetarie opposte seguite, in questo delicato frangente, dalla Banca centrale europea e dalla Fed Usa. La Federal Reserve degli Stati Uniti continua, infatti, a immettere denaro liquido sul mercato, anche per fronteggiare l'effetto recessivo della sciagurata avventura dei mutui subprime, mentre la Banca centrale europea punta a fronteggiare soprattutto i pericoli di crescita dell'inflazione, per cui sceglie di tenere alto il costo del denaro (ma questo ha un effetto recessivo).
"Restano due domande - come scrive Riccardo Sorrentino sul Sole24 Ore di oggi - le più difficili. Chi sta facendo la cosa giusta: la Fed continua ad aumentare la liquidità, causa della lunga serie di bolle finanziarie, o la Bce che, con cautela e di fronte a un'inflazione in rilazo cerca di drenarla? E soprattutto ha senso che le due Banche centrali procedano in direzioni opposte?".
Un grande esperto dice che la Bce sbaglia
Negativa la scelta europea per Nouriel Roubini, professore di economia alla Stern School of Business dell'Università di New York. "Il rischio di una grave recessione - scrive l'autorevole commentatore in un articolo che appare oggi su Repubblica - - e di una grave crisi delle settore banche e finanziaria - alla fine costringerà tutte le banche centrali del Gruppo del G7 ad abbassare i tassi di interesse. Il problema è che, in particolare fuori dagli Stati Uniti - questo allentamento della politica monetaria avverrà soltanto quando nei paesi del G7 la recessione globale avrà messo radici. E a quel punto le politiche messe in atto per contrastarla arriveranno troppo tardi".
PROVE DI RECESSIONE: I DATI CATTIVI DI IERI
Germania peggio di noi: a -0,5%
Il
prodotto nazionale lordo tedesco nel secondo trimestre ha registrato una
variazione congiunturale negativa dello -0,5%. E' la prima volta negli ultimi 4
anni che l' economia tedesca ha una crescita negativa. In ogni caso il dato di
oggi è migliore rispetto alle indicazioni più pessimistiche venute qualche
giorno fa, che stimavano una contrazione congiunturale dell' 1,0 Su base annua, cioè con riferimento al
corrispondente trimestre del
2007,
l' economia tedesca segnato ancora un tasso di crescita
dell' 1,7%.
Francia come noi:
-0,3%
Il
prodotto nazionale lordo francese nel secondo trimestre ha registrato una
contrazione dello 0,3%, in controtendenza rispetto alle previsioni.
Gli economisti avevano previsto, infatti, un tasso di crescita pari a +0,1% con
riferimento al trimestre precedente, di conseguenza i dati di oggi ha
rappresentato una sorpresa. Su base annua il tasso di crescita dell' economia
francese è ora dell' 1,1%.
Spagna resiste, a fatica: +0,1%
La Spagna è ancora in territorio positivo, ma non abbastanza
da non preoccupare Zapatero, che ha convocato un consiglio dei ministri
straordinario sull’economia: Il prodotto nazionale lordo spagnolo nel secondo
trimestre ha registrato un +0,1% congiunturale, in linea con le attese.
Su base annua il tasso di crescita dell' economia spagnola sempre nel secondo
trimestre è dell' 1,8%.
La
Spagna è riuscita, quindi, ad evitare per ora la situazione
di crescita negativa anche se è stata fortemente coinvolta nella crisi dei
mercati finanziari provocata dai sunprime, visto che la sua economia dipende
largamente dal segmento immobiliare.
Olanda ancora su:
+2,8% annuo
Il
prodotto nazionale lordo olandese nei secondi tre mesi del 2008 è rimasto
invariato su base congiunturale mentre su base annua ha segnato un +2,8%; le
statistiche sono peggiori delle previsioni.
Anche
la
Svezia abbassa le previsioni
La banca centrale svedese ha
abbassato le previsioni di crescita 2008 e 2009, rispettivamente a +1,8% e
+1,7%, uno scenario che potrebbe aprire la porta ad un taglio del costo del
denaro l'anno prossimo.
La
Svezia risente del peggioramento del quadro economico
globale. Il mese scorso la banca centrale di Stoccolma aveva alzato il tasso di
riferimento al 4,5%, per fronteggiare un' inflazione che a luglio ha registrato
la crescita più sostanziosa da 15 anni. Smentite le ultime previsioni del
governo che, ad aprile, aveva anticipato una crescita dell' economia pari a
+2,1% per il 2008 e +1,8% nel 2009.
La Bce: ulteriori rincari prodotti alimentari
Forte rallentamento della
crescita e nuovi rischi derivanti da possibili ulteriori rincari dei prodotti
energetici e alimentari. A mettere in guardia è
la Bce che nel suo bollettino
mensile sottolinea come "le informazioni sull'attività economica che si sono
rese disponibili dopo il 3 luglio scorso indichino per metà anno un tasso di
crescita del Pil in termini reali sensibilmente inferiore rispetto al primo
trimestre".
Le prospettive per
l'attività economica, secondo l'Eurotower, "continuano a essere circondate
da notevole incertezza, considerati fra l'altro i livelli molto elevati e
variabili dei prezzi delle materie prime e le perduranti tensioni nei mercati
finanziari".
Nel complesso, dunque,
"prevalgono rischi al ribasso, che derivano in particolare dall'effetto
frenante sui consumi e investimenti di ulteriori rincari imprevisti dei
prodotti energetici e alimentari".
Ricadute più negative del previsto
Questi rischi, osserva
ancora la banca centrale, sono associati inoltre "all'eventualità che le
tensioni sui mercati finanziari abbiano sull'economia reale ricadute piu'
negative di quanto anticipato attualmente". Inoltre, aggiunge
l'Eurotower, "anche i possibili andamenti disordinati legati agli
squilibri mondiali comportano rischi al ribasso per lo scenario di crescita, al
pari dei timori circa il manifestarsi di spinte protezionistiche".
Allarme inflazione
La
Bce conferma anche l'allarme inflazione. "I rischi per
la stabilità dei prezzi restano chiaramente orientati al rialzo nell'orizzonte
di medio periodo e sono aumentati negli ultimi mesi". La banca centrale
sottolinea anche che "il processo di formazione dei salari e dei
prezzi potrebbe anche acuire le pressioni inflazionistiche attraverso effetti
di secondo impatto generalizzati. Infine, aumenti imprevisti delle imposte
indirette e dei prezzi amministrati, costituiscono ulteriori potenziali rischi
al rialzo".
Vola anche negli Usa
Vola ai massimi da oltre 17
anni l'inflazione negli Stati Uniti a luglio. L'indice dei prezzi al consumo e'
salito del 5,6% su base annua, segnando il rialzo più consistente dal gennaio
del 1991 quando si era registrato un aumento del 5,7%.
Almunia: acqua sul fuoco
Cerca di gettare acqua sul
fuoco il Commissario europeo all’Economia Almunia, secondo il quale “non si può
parlare, per quanto riguarda l’Europa, di recessione. Certo che tutti i dati
vanno in quella direzione, anzi verso una ancora più pericolosa stagflazione:
crescita dei prezzi più stagnazione economica.
Ultimo aggiornamento: 25/09/08