Les Regrets. Non la raccolta di poemi che Joachim Du Bellay scrisse durante un viaggio in Italia a metà del Cinquecento, ma quelli cinematografici di Cédric Kahn, con Yvan Attal e Valeria Bruni Tedeschi, presentati al Festival del Cinema di Roma.
Alla fine si rimane con un "rimpianto" solo: quella "Signora della Porta Accanto", di François Truffaut, che il personaggio interpretato da Attal cita durante una scena del film. Nonostante i buoni propositi dimostrati e i contenuti ambiziosi, infatti, Les Regrets è un film deludente. Solo il riverbero sbiadito di un Amour dalle pretese fou.
La trama
Mathieu ritorna nel suo paese natale per assistere la madre morente. Lì incontra la sua ex innamorata, Maya. Sono passati quindici anni, entrambi galleggiano in matrimoni stanchi e d’improvviso scoprono che il loro amore non si è esaurito. Si riaccende una passione indomabile che rischia di travolgere i due amanti.
Cinismo forzato, silenzi sottolineati, spigolosità caratteriali
Nei Regrets c'è tutto il cinema francese che non vorresti vedere: a conti fatti la sua caricatura. Cinismo forzato, silenzi volutamente sottolineati, spigolosità caratteriali senza costrutto. Il regista, Cédric Khan, percorre la cinematografia di casa sua, in maniera del tutto personale, e annoia persino i cinefili. Ritroviamo infatti dei momenti alla Lelouch (i personaggi sembrano quasi dichiarare la loro stronzaggine), dei momenti alla Chabrol (d’improvviso si apre il varco per un possibile omicidio) e, ovviamente, dei momenti alla Truffaut (ogni situazione è buona per amarsi e per odiarsi). E se qualcuno non avesse ancora capito che sta assistendo ad un film d’autore, allora dalla colonna sonora spuntano come fiori di loto Philip Glass e Nina Simone. Nemmeno il cast brilla particolarmente. Valeria Bruni Tedeschi, altrove meritevole, qui è ammalata di manierismo.