Genitori e figli, la lontananza
I primi sentiti come intrusi che devono restare nell'ombra, i secondi diventati come loro. La vacanza è la cartina di tornasole.
(7-21/8/2008)
Siamo arrivate con il treno, la casa era a pochi passi. Alla stazione c’era Luana. È cambiata un sacco negli ultimi mesi da quando si è messa con Guido. Luana non sopporta i suoi genitori, vive con loro dividendo la stanza con la nonna e siccome non ne può più, passa tutto il giorno fuori di casa. Passava, cioè, adesso o sta con Guido o comunque, anche se Guido non c’è, sta a casa sua. I genitori di lui si sono separati e hanno lasciato l’appartamento di città ai figli. Luana da quando praticamente vive lì è diventata un’altra, parla anche in modo diverso, un po’ come la mia sorella maggiore. A luglio ha avuto una pensata grandiosa: invitare me e altre due amiche nella casa al mare di Guido, cioè di sua mamma, ma è come se fosse di Guido, perché nei mesi estivi lei non c’è e lui la riempie di amici. Luana ha detto: se lo fa Guido, lo faccio pure io, e così ci ha invitate. Che figata.
Spaghetti a gogò
Entriamo nella casa, due stanze a un centinaio di metri dal mare, mettiamo le borse nel soggiorno tinello dove ci sono tre letti, di cui uno matrimoniale. Io ho portato la pasta e i pelati e ci facciamo subito un bel piatto di spaghetti. I miei non hanno una casa al mare, e neanche i genitori di Luana, lei qui si muove alla grande, va nella stanza a fianco e prende il lettore cd, che stava riposto bene nella sua mensola, mette la musica degli Oasis a tutto volume, apre e chiude i cassetti dell’armadio in sala. Io preparo il sugo, Eleonora sta attenta alla cottura della pasta, Grazia si stende sul divano e si addormenta.
Mangiamo di gusto, poi troviamo della pasta cotta e messa da parte, forse cucinata ieri, e la condiamo con l’olio, mettendola in frigo per mangiarla ripassata la sera. Al mare ci spalmiamo sulla sabbia per arrostirci, poi un tuffo, due tiri a pallavolo, quattro risate sui ragazzi con i bermuda a fiori che non ci tolgono gli occhi di dosso. Ma che tipi, sono orrendi.
La maturità ci ha steso, che sballo ora, questi giorni ci volevano proprio, niente zaini e campeggio, ma una casa tutta per noi. Grande Luana. Il sole sta tramontando, abbiamo portato le chitarre e proviamo a suonare Consoli e De André. Carmen ci viene bene, i tizi con i bermuda ritornano alla carica, cantano con noi, poi si parla di cellulari, dei gestori che in estate ti danno un sacco di agevolazioni, scopriamo che abbiamo tutti lo stesso, allora mandare gli sms costa niente, si fa la catena in un lampo, ci troviamo qui dopocena? Dai.
Luana è incollata al cel con Guido, gli sta descrivendo la situazione, e sottovoce ci dice: “È geloso”. Guido ha l’ultimo esame del primo anno di università e arriverà solo domenica, è uno strafico da paura, le spalle larghe, le gambe dritte e muscolose, gli occhi azzurri e grandi, molto gentile e sensibile, uno che non lo trovi facilmente. Ma Luana sa di piacere, ormai lo ha capito dalle medie, lui invece è un timidone.
“Affari vostri”
Prima di risalire arriva la telefonata dei genitori di Luana. “Cosaaaaaaaaa! Ma vi siete ammattiti? Non ho nessuna intenzione di passare le giornate a cercare una pensione per voi. Scordatevelo, ci potevate pensare prima. Affari vostri”, e riattacca.
Si fuma una sigaretta e poi dice: “Mi ignorano tutto l’anno e adesso vengono a rompere”. Un secondo dopo parla di politica a raffica, dell’ultimo provvedimento del governo, legge i titoli del giornale che aveva comperato la mattina. Poi ci dice di rientrare. Salutiamo gli altri, appuntamento alle dieci davanti all’arena dove danno “I predatori dell’Arca perduta”. Raccogliamo tutto, i due libri da lettura presi in prestito dalla biblioteca, la crema per il corpo che costa una cifra, oddio quella non la devo perdere, i sandali, le magliette, le tovaglie piene di sabbia che scuoteremo dal balcone.
Luana mette le chiavi nella toppa, fanno un po’ di resistenza, ma poi si apre lo stesso. Apparecchiamo come lampi perché abbiamo una fame da paura. Stiamo per mettere il boccone in bocca, quando sentiamo un rumore dalla stanza accanto. Dopo un attimo la porta si apre. “Ciao Rossella”, sento dire a Luana - sulle prime penso sia una sua amica che noi non conosciamo, poi capisco - “sei arrivata? Mangi qui? Ah, come mai non mangi fuori come fai di solito?”. La mamma di Guido apre il frigo e cerca qualcosa che non trova. Poi si rassegna, e beve un sorso di succo di frutta. Vorrebbe sedersi sul divano, ma non c’è posto, tutta la nostra roba è sparsa ovunque. Io, Grazia ed Eleonora le chiediamo se vuole mangiare con noi un po’ di pasta ripassata che, intuiamo, era quella che aveva cercato nel frigo.
Luana manda sms al cel a rotta di collo. Poi la mamma di Guido va di là, torna vestita di tutto punto ed esce a mangiare. Come le somiglia Guido, hanno lo stesso sguardo malinconico. Non so perché, ma nessuna di noi riesce a pronunciare un “grazie per l’ospitalità”. Fissiamo il pavimento sentendo la musica. La porta si chiude. Luana dice: “Uffa”. Allunga il braccio e abbandona il cel sulla catasta dei suoi vestiti.
LA PAURA DI UN MONDO NUOVO
I genitori, questi intrusi da “mangiare”. Vi siete accorti che certi stili di vacanza sono davvero cambiati? Una volta, per cercare se stessi e incontrare nuovi amici, o indagare il volto dell’ignoto, i giovani facevano viaggi di simil-formazione con lo zaino, la tenda, il sacco a pelo. Andavano in ostello, in campeggio, dormivano in spiaggia, o sui treni, facevano l’autostop. Cercavano il mondo oltre le pareti di casa, cui poi facevano ritorno, contestando, parlando, ma con un bagaglio di “io ho visto cose che voi umani...”.
Adesso molti hanno la macchina nuova a diciotto anni e le chiavi della seconda casa di famiglia. E cosa fanno? Vivono come gli adulti, solo con qualche sfumatura che “marca” il loro essere giovani: riunire gli amici in piccoli branchi, fare tardi la sera bevendo un po’, ascoltare musica non stop. Per il resto: parlano di cellulari, lavatrici, moto, pizzerie, ristoranti, beni e condotte di consumo che sono anche status symbol. Sui libri si fermano poco, perché i libri interrogano l’identità, stimolano le domande fondamentali che oggi va di moda evadere.
I giovani, quando non vanno in un altro continente spendendo cifre da paura, fanno vacanze da mini-adulti. E gli adulti? Spesso vengono ignorati. Intrusi che servono a erogare servizi ai figli, devono restare nell’ombra. Altrimenti come farebbero il figlio o la figlia a mettere in scena la propria adultità? Il genitore c’è, ma non si vede. Oppure non è visto, anche quando c’è. O, ancora, non si fa vedere.
Il confine tra adulti e figli si attenua, fino a diventare nulla. I primi spesso sono giovani invecchiati che si fanno martirizzare dai figli. Incapaci di dire un “no”, li riempiono di oggetti, che nell’attuale tramonto delle idee, sono rimasti “le cose che contano”, sia quando si possono comperare sia quando diventano l’unica aspirazione. Questi genitori vivono nel timore che i ragazzi possano andare via, tanto più che ormai non hanno più nulla da imparare, né da conquistare.
I ragazzi bisognosi come sono di un confronto con i grandi, non trovandolo, “mangiano” i genitori, li umiliano persino. Tu non mi dai quello che io voglio: confine, protezione, contraddittorio, in altri termini “sano scazzo”, confronto serrato, palestra di conflitto. Allora io, giovane, divento come te. Guarda come sono bravo a imitarti, a occupare il tuo posto, a non separarmi da te, come tu non lo fai da me. Restiamo così, aggrovigliati e lontani nell’animo, ma vicini nei modi, terrorizzati dalla paura di un mondo nuovo che sappia di futuro. Giovani-vecchi e vecchi-giovani: le differenze svaporano quando le famiglie vanno in “vacanza” dalla vita vera.
la posta di Delia
Il corpo di Carlo
ci resta dentro
“Cra Delia La7 ha mandato in onda il film terribile dei fatti di Genova, le contestazioni, le camionette dei carabinieri... mi ha colpito tutto, ma soprattutto il corpo piccolo piccolo del ragazzo ucciso. Ho diciotto anni, di lui avevo sentito parlare da mio fratello e dai suoi amici, nella stanza c’è un poster che parla di lui, e mio fratello ha letto anche il libro con la sua storia, con il padre sindacalista che parla. Ma vederlo lì per strada, immobile, il sangue dietro che si allargava e gli scarponi delle guardie che lo pestavano e qualcuno che, bastardi!, diceva: ‘Hanno fatto bene’, e altri: ‘Bene? Gli sono passati sopra con la camionetta!’. Mi sono sentita uno schifo. E ho avuto paura, m’ha preso un nodo allo stomaco per tutta la notte. Una cosa così ‘pesa’, ti svuota, capisci che noi giovani siamo niente. Scusa lo sfogo, Daniela”.
Cara Daniela, il “corpicino” di Carlo fa piangere e continuerà a far piangere tutti coloro che non comprendono la fragile corda cui è appesa la giovane età, in bilico tra il non contare nulla, le tentazioni di eroismo, le seduzioni di suicidio. Il documentario conclude con parole che citano “il seme della follia”. Ma la follia spesso viene interpellata quando non si indaga o non si vuole indagare abbastanza ciò che permette aggressioni e incidenti, che in un clima tesissimo sono tragedie annunciate.
I giovani come Carlo vogliono cambiare il mondo, ed è splendido. Spesso non si tutelano abbastanza. Il gesto di Carlo è quello di un piccolo Davide contro il gigante Golia delle forze dell’ordine in stato di assedio. Forse chi ha premuto il grilletto era terrorizzato quanto lui, ma aveva un’arma in mano. Chi ha permesso o non evitato tutto questo? La paura era tanta in quei giorni. E ancora siamo qui a chiederci perché. Senza molte risposte, la paura non può andare via. Il corpo di Carlo resta vivo dentro ognuno di noi, le sue speranze di un mondo equo sono anche le nostre. Occorre impegnarsi, informarsi, sentirsi parte del mondo, anche quando il mondo mostra il suo volto peggiore. Occorre spendersi, sapendo che le migliori risorse di ognuno di noi possono solo fiorire se messe al servizio della società. Perché la società è una comunità di cui tutti facciamo parte, anche se spesso mostra di sé ai più fragili il suo volto peggiore.
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Per chi intende l'amore come complicità e silenzio, è un tradimento quello del partner alla ricerca di un "maestro" che lo aiuti a trovare la parola.
(29/7-5/8/2010)
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(15-22/7/2010)
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(1-8/7/2010)
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(3-10/6/2010)
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(22-29/4/2010)
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Da una parte Giovanni, il rapporto rassicurante (Forse troppo),
Dall'altra Paolo, l'incontro trasgressivo. in mezzo, il silenzio. [vai all'articolo]
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(10-17/7/2008) [vai all'articolo]
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Una lettera semplice e sincera, e ricca di spunti, ci aiuta a riflettere su una serie di domande, e di possibili risposte. utili per tutti i genitori.
(24-31/7/2008) [vai all'articolo]
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(7-21/8/2008) [vai all'articolo]
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Ragazza che nei temi è sempre fuori traccia e se ne compiace, professore permissivo. classiche due facce della stessa medaglia.
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Un ragazzo dall'innamoramento facile. Un incontro che promette bene con una ragazza. Poi la gelosia, l'insicurezza e l'uscita senza permesso. E la nota del professore di storia.
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Succede così, ti tieni, ti tieni, ti tieni, e poi sgarri. e, dopo una settimana di rispetto delle regole, c'è l'invito alla festa, in cui sballi di nuovo. infine scopri cosa dicono di te.
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Trecento chilometri, da firenze a roma, tra momenti di smarrimento e inaspettate conoscenze. Camminare fa volare la mente e lenisce l'anima. E anche una passeggiata può far ritrovare il sorriso.
(23-30/10/2008) [vai all'articolo]
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Scoperta del valore di stare insieme, di affermare la propria idea di cultura, di parlare, di sentirsi lontani dagli adulti e al tempo stesso bisognosi di mantenere aperto con loro un discorso fruttuoso.
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Lei confida alla migliore amica la turbinosa relazione con lui. Ma l'amica non se la tiene per sé...
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Ci sono ragazzi che non cercano soprattutto l'approvazione paterna, e non hanno paura di tentare avventure diverse da quelle della maggioranza. E provano il sentimento forte che lo studio può dare.
(4-11/12/2008) [vai all'articolo]
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Fondamentale è "guardarli come persone con una soggettività, una testa e un cuore". Lo dice, in questa intervista, Sara Cavallaro, psicologa "in prima linea", attiva nelle scuole superiori a Venezia.
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A sedici anni si somigliavano molto, le scambiavano per sorelle, ma qualcuno mormorava di una storia fra loro. poi qualcosa cambiò. Una si prese una cotta per un ragazzo. E l'altra Infine si sposò...
(8-15/1/2009) [vai all'articolo]
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Di cognome Mainardi, parmense. 24 anni. Malattia rara, nemica del movimento. L'antidoto suo è la scrittura, il mondo fantasy di Avelion con l'eroina Riel, dai tratti in tutto simili ai suoi.
(22-29/1/2009) [vai all'articolo]
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"Io morta clinicamente per 11 ore dopo un'operazione all'addome", dice Silvia. Poi le funzioni vitali e il cervello riprendono e lei ricorda come le sembrava di assistere soltanto a quello che le stava succedendo. E senza provare dolore.
(5-12/2/2009) [vai all'articolo]
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Il padre che ti odia e ti picchia. Gli amici che ti abbandonano. La disperazione che ti porta sull'orlo del suicidio. Ma a poco a poco ti riprendi, ritrovi te stesso, e senti che anche tu sei degno della vita. Come tutti.
(19-26/2/2009) [vai all'articolo]
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Il test psicologico in classe che voleva essere soltanto un gioco si trasforma in una prova crudele di verità per le tre ragazze sorteggiate come "cavie". Contro di loro l'ondata aggressiva di gesti e parole.
(5-12/3/2009) [vai all'articolo]
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Una pena può essere troppo grande persino per rivelarla all'amico più caro. Eppure è parlandone che si può cominciare a elaborarla e a superarla.
(19-26/3/2009) [vai all'articolo]
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la madre è assente. il padre mangia e beve con gli amici, poi si mettono a canzonare un collega disabile. il giorno dopo a scuola il figlio li imita molestando un compagno più debole.
(2-9/4/2009) [vai all'articolo]
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L'amica d'infanzia la vede di notte passare ore allo specchio, a registrare le misure del suo corpo, a cercare blog sul pc. e capisce i motivi del mutamento.
(16-23/4/2009) [vai all'articolo]
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La misura del seno fa la differenza nell'apprezzamento dei ragazzi. E persino di qualche insegnante. le ragazze se la ridono. Ma incassano il vantaggio.
(30/4-7/5/2009) [vai all'articolo]
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Un ragazzo di buona famiglia squarcia le gomme all'auto del nonno, che detesta per la mentalità e il tratto autoritario. una rabbia antica esplode così.
(14-21/5/2009)
Delia Vaccarello [vai all'articolo]
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Lei è una sedicenne delusa dalle esperienze precedenti, lui un bel ragazzo intraprendente. Lei immagina una storia di sentimenti, lui sesso senza complicazioni. Lei si ritrova incinta. E lui scompare dalla sua vita.
(28/5-4/6/2009)
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La sorpresa di una ragazza che di pomeriggio nel pub osserva movimenti strani, la fila davanti al bagno, e poi gli sguardi allucinati, e un silenzio collettivo.
(11-18/6/2009)
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Ci si parla "Via" sms per paura di parlarsi davvero e dei momenti forti. E un Messaggino "svogliato" può anche annunciare la fine di un amore.
(25/6-2/7/2009)
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La casa lasciata libera dai genitori, le festicciole con gli amici, la quasi convivenza con la fidanzata. poi arriva "lei". E tutto cambia.
(9-16/7/2009)
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"Aveva i tuoi occhi": la vista di una sconosciuta, al ristorante, fa erompere i ricordi di carezze mai date. E annulla la distanza generazionale.
(23-30/7/2009)
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In fondo a un bicchiere di Caipirinha, il ricordo di un grande affetto perduto. Una vita spesa per chi non ha mai avuto nulla. E le vite "perse" di chi ha tutto e non ha niente.
(6-20/8/2009)
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Il racconto di una ragazza che s'inventa di tutto col suo fidanzato. Lui scopre la verità, ma lei lo convince a tacere.
(27/8-3/9/2009)
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I ricordi e le riflessioni di un ragazzo. Era così sfigurato dopo un incidente che a scuola non lo guardavano e non gli parlavano.
(10-17/9/2009)
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Arrivano attirati dal bigliardino, sono volgari e aggressivi. finché, parlando, non scoprono quello che hanno dentro.
(24/9-1/10/2009)
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una ragazza nata qui da genitori immigrati si sfoga: "al telefono sono tutti gentili poi, quando ti vedono, tutto cambia".
(8-15/10/2009)
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Ci si sposa in fretta e furia senza riflettere, per emanciparsi e andarsene da casa. Dopo un anno è tutto finito.
(22-29/10/2009)
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Una quasi-ventenne rimane delusa per il comportamento sottomesso di lui nei confronti della dominante, sua madre.
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C'è chi preferisce vivere nel silenzio la propria diversità. Ma un film, "Il ragazzo dai capelli verdi", arriva a cambiare le cose.
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A vent'anni, i protagonisti della nostra storia si sentono "due marziani": si amano, stanno bene insieme, ma a letto...
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Il pasticcio linguistico, la confusione e il disagio di Aldo di fronte ai commenti dei familiari su fotografie da lui scattate.
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Ci si conosce, e diventa più facile Superare la diffidenza che nasce dallo stereotipo. Anche quando una brutta esperienza...
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Un evento inaspettato e grave, come la perdita di una persona cara, può far smarrire il contatto con la realtà. E cambiare la vita.
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A scuola Carlo ricorda tutto, ma sbaglia la data del compleanno della sua ragazza. Eppure ha fatto uno di quei corsi...
(25/3-1/4/2010)
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La realtà può riservare sorprese difficili da accettare. Farlo costringe a crescere in fretta.
(8-15/04/2010)
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Ultimo aggiornamento: 07/08/08