L'eredità di Lucio Dalla: va tutto ai parenti, nulla per Marco Alemanno
In mancanza di un testamento 5 cugini si spartiranno il tesoro del cantautore.
Marco Alemanno resta a bocca asciutta. Anzi, a mani vuote. In mancanza di una legge che in Italia tuteli le coppie di fatto il compagno di Lucio Dalla è stato fatto fuori dall'eredità del cantautore. Che va tutto ai parenti legittimi.
Saranno così cinque cugini a spartirsi il tesoro lasciato dal cantautore: abitazioni e diritti d'autore, società e royalties.
Un'eredità ancora tutta da inventariare che sicuramente prevede la grande casa nel centro di Bologna, quella delle Isole Tremiti e di Milo. E ancora i diritti di autore della Siae, le royalties sui dischi oltre ai diritti di immagine e a due società di Dalla.
L'aggiornamento precedente
La spartizione di un’eredità, si sa, crea quasi sempre contrasti e
malumori. Tanto più se si tratta di un patrimonio ingentissimo come quello che
ha lasciato Lucio Dalla, scomparso lo scorso 1 marzo per un attacco cardiaco in
Svizzera. Anche se gli eredi del cantante bolognese, alcuni cugini che
rappresentano i parenti più prossimi a Dalla, avevano fatto sapere che non ci
sarebbero stati problemi, sembra ora che qualche intoppo ci sia.
L'intervista al Corriere della Sera
A dirlo in un’intervista
al Corriere della Sera è Marco Alemanno, l’attore pugliese trentaduenne che negli
ultimi 9 anni è stato il compagno di Dalla e che commosse tutti leggendo tra le
lacrime il testo di una canzone di Lucio Dalla durante il funerale del cantautore.
Alemanno da allora continua è rimasto a vivere nel grande appartamento che
condivideva con Dalla in via D’Azeglio a Bologna. Al Corriere ha raccontato
però i contrasti e le difficoltà che sta incontrando nel rapporto con i parenti. “Fanno finta che io non esista –
spiega Alemanno -, negano l'evidenza, da due mesi non ho più contatti diretti. Dal giorno dopo il funerale mi danno del lei”.
Dicono che ho "recitato una commedia"

I parenti lo avrebbero anche accusato di aver “messo in scena una commedia,
recitato una parte”, durante l’orazione funebre nella basilica di San Petronio.
Alemanno confessa poi al Corriere: “sono prigioniero nella mia casa, perché io
la chiamo casa mia. Ho un letto, bagno e cucina. Da sei anni sono
residente-possessore, come dice la legge. Se devo andare in un altro spazio
della proprietà, dove ci sono i miei oggetti o le opere d'arte che Lucio mi ha
regalato, deve esserci un testimone, attento, chissà, che non rubi nulla. Mi
hanno tolto le chiavi, cambiato le serrature. Ho solo la parte mia. C'è un
curatore, che sta in mezzo, tra me e i cugini”. Il giovane cita anche altri
episodi sgradevoli: “Quando cominciarono
a discutere su una lampada, andai su tutte le furie. Poi ci fu mio padre che
risultava assunto come custode della casa alle Tremiti. Anche da questo fatto è
nata una questione”.
"Apro i cassetti per sentire ancora il suo odore"
Marco Alemanno si sente ferito nei suoi sentimenti: “La
notte, quando provo a dormire – racconta -, apro il cassetto con i suoi oggetti
per poter sentire ancora il suo profumo. Ma di questo a loro forse non importa
o comunque non credo possano neanche immaginare che cosa voglia dire davvero”. In
ballo c’è anche il tema della Fondazione da creare nel nome di Lucio Dalla, che
i parenti vorrebbero come “un centro di
attività, concerti, mostre, teatro, registrazioni e altro”, mentre Alemanno
ricorda che il volere di dalla era un altro: “ne parlavamo da un anno e mezzo.
Lui voleva concentrarsi su una delle sue passioni: il talent scout. Voleva
individuare nuovi talenti, musicisti o pittori, in collegamento con
l'università”.
Ultimo aggiornamento: 04/07/12