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Ma che giustizia è mai questa?

(20-27/11/2008)

Si chiama Aurora, ha 18 anni e chi la conosce dice che è bella come il suo nome. Sette mesi fa un pregiudicato, Michele R. di 38 anni, sieropositivo che le cronache definiscono un barbone, l’aggredisce e tenta di violentarla tra i ponteggi della Stazione Centrale di Milano che si sta rinnovando. Riesce a strapparle i pantaloni, lei reagisce e con i jeans a brandelli si sottrae alla presa, comincia a urlare, fugge dove può, finché due agenti della polizia ferroviaria non bloccano l’uomo e lo arrestano, su denuncia di Aurora. Un esempio per migliaia di ragazze, vittime di stupri, che non hanno il coraggio di smascherare i propri persecutori.
Succede però che Michele R., condannato, dopo pochi mesi è fuori, libero; ha solo l’obbligo di firmare una volta al giorno in questura. E dove si aggira il bruto? Potete immaginarlo: nei pressi della casa di Aurora, la sua accusatrice, meditando forse la vendetta, chissà. Certo è che ora la giovane donna vive nel terrore e si chiede disperata: “Ma che giustizia è questa?”.
Da Milano alla Sicilia. Il ministro dell’Interno, Maroni, ha inaugurato a San Giuseppe Jato il “Giardino della memoria”, fiorito in una masseria ex proprietà di mafiosi, confiscata a suo tempo e affidata poi ai ragazzi di Libera, l’associazione di Don Ciotti. Qui gli uomini della cosca di Giovanni Brusca prima uccisero Giuseppe Di Matteo, un bimbo di 13 anni figlio di un pentito (sua unica colpa), e poi ne sciolsero il corpo nell’acido.
Mi ha colpito anche in questo caso una frase. La madre di Giuseppe ha detto al ministro: “Tenete Brusca in carcere finché è vivo!”. E Maroni si è impegnato a “sterminare qualunque mafia”. Ma siamo proprio sicuri che Brusca resterà in carcere? Il dubbio appare legittimo: la prescrizione del reato per scadenza dei termini (uno ogni 13 minuti) sta salvando in Campania il fior fiore dei camorristi in galera; l’indulto ha rimesso in circolazione migliaia di malviventi in tutta Italia; la macchina della giustizia va sempre più a rilento per mancanza di personale, per cui accade che, legalmente, l’aggressore della diciottenne milanese non sconti la sua pena. Potrebbe succedere dunque che persino il torturatore del piccolo Giuseppe, per qualche cavillo giuridico riconquisti la libertà. Assurdo, lo so. Ma con o senza questa paradossale eventualità il durissimo interrogativo di Aurora rimane: che razza di giustizia è questa?



Ultimo aggiornamento: 20/11/08

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