Marrazzo, la moglie: ''Io non lo lascio'', due ex ministri nella rete dei trans?
Un articolo di Repubblica apre nuovi scenari. Un video con due personaggi di spicco.
Due ex ministri, di un certo nome, sarebbero caduti anche loro nella rete dei trans e dei ricatti. Lo scrive
Carlo Bonini in un articolo pubblicato oggi da Repubblica. Bonini non fa i nomi, ma dopo aver parlato di una lista di dodici nomi "illustri" che sta girando, dice che su due di essi vi sarebbe un preciso riferimento del maresciallo Testini, uno dei quattro carabinieri arrestati, che avrebbe detto di averli visto in un video.
Questo passaggio della testimonianza di Testini non figura agli atti della Procura di Roma, ma Bonini - che è un cronista molto scripoloso - assicura che fonti attendebili gli hanno assicurato che i due ex ministri figurerebbero tra i ricattati. Nomi ancora non se ne fanno, ma è possibile che presto verranno alla luce della ribalta, per uno scandalo che promette molte più rivelazioni di quelle emerse finora.
Il Riformista: Caccia a "chiappe d'oro"
Intanto il Riformista aggiunge qualche elemento per identificare i due parlamentari finiti nel tritacarne. "Così per tutta la giornata di ieri, sono circolati i nomi di due presunti frequentatori di via Gradoli", scrive il cronista del quotidiano, "Sono notissimi. Uno di destra, l'altro di sinistra. Uno del Pdl, provenienza An. L'altro del Pd. Entrambi parlamentari e ci fermiamo ovviamente qui". Secondo il Riformista, però, i due nomi non comparirebbero nell'inchiesta che riguarda Marrazzo.
Il coraggio di Roberta Serdoz
L'orgoglio è più forte della vergogna per Roberta Serdoz, moglie di Piero Marrazzo, ormai exgovernatore del Lazio. Così, ieri, la giornalista del Tg3 ha affrontato il pubblico senza il filtro della televisione. Tesa, dimagrita, elegante nel suo tailleur scuro, ha partecipato a un convegno della provincia di Roma sul ruolo delle donne nel lavoro, a Palazzo Valentini. La commozione l'ha sorpresa solo all'inizio, quando Zingaretti l'ha abbracciata e il pubblico applaudita. Poi seria e determinta è uscita di scena velocemente da una porta secondaria, senza concedere nulla alla curiosità degli ospiti.
La moglie sceglie di restargli accanto
Gli resta accanto e con coraggio torna a lavorare. Roberta Serdoz, moglie di
Piero Marrazzo (ritratta con lui pochi giorni fa alla Festa del cinema di Roma), suo malgrado è una delle vittime della vicenda. Dopo un week-end di silenzio, sceglie di reagire e di non abbandonare il marito travolto dalle sue debolezze. Così ieri sera è tornata in video come inviata del Tg3 per raccontare il dramma dell'immigrazione.
“La famiglia deve restare unita”. Così un’amica di Roberta racconta al Corriere della sera la scelta della giornalista: “Per Piero non ci sarà bisogno di un terapeuta - continua l’amica del cuore - perché Roberta per lui, da sempre, è la migliore terapeuta che possa esistere, con la sua capacità di parlare, di ridere, di riflettere. Forse, più in là, si prenderanno anche una vacanza. Per stare vicini, per ritrovarsi. Ma è presto per fare programmi, questi sono solo i giorni del dolore e della fatica di andare avanti”.
Roberta Serdoz donna forte
Chi la conosce sa che Roberta Serdoz (nella foto a sinistra) è una donna forte e una professionista molto seria. Così ai continui messaggi del collega Maurizio Mannoni, che in questi giorni le consigliava di tornare al lavoro al più presto per non chiudersi nella solitudine, ha risposto con un sì. Ieri sera era a Pozzallo, in provincia di Ragusa a raccontare la tragedia dell’ultima carretta del mare. Il viso era più magro del solito e l’espressione visibilmente contratta, ma la grinta è apparsa la stessa.
Rischiava di apprendere in diretta le notizie sul marito
E pensare che solo giovedì scorso, poco prima di andare in onda in diretta con “Linea notte”, per presentare la rassegna stampa al touch screen, lo schermo a sfioramento, ha ricevuto una telefonata da parte del marito che la avvertiva della tragedia privata che stava per scatenarsi. Solo pochi minuti dopo la Serdoz avrebbe dovuto raccontare al pubblico i titoli dei giornali che parlavano di suo marito. Per sua fortuna i titoli dei giornali sono arrivati in ritardo, quando la trasmissione era ormai sfumata.
Ha iniziato a lavorare a Mixer
Roberta Serdoz, che nella vita più di ogni altra cosa voleva fare la giornalista al Tg3, ha iniziato al lavorare nel 1989 a Mixer, il programma di Giovanni Minoli, come segretaria di produzione. Poi qualche anno come programmista regista per la Vita in diretta, gli speciali con David Sassoli fino alla fine del 1998, quando è approdata al Tg3. Tra il 2000 e il 2002 ha lavorato anche per Stream News durante il traghettamento verso Sky News tg24 e alla fine il contratto definitivo in Rai.
Nuova tegola su Marrazzo
Nuova tegola su Marrazzo e arriva dal Gip Sante Spinaci che ricostruisce, in 8 pagine, i momenti salienti
della vicenda giudiziaria che ha travolto il presidente del Lazio. Tante sono le pagine dell'ordinanza con cui è stato
confermato l'arresto con detenzione in carcere per i quattro
carabinieri coinvolti nell'indagine.
Il giudice ricorda anzitutto che il governatore del Lazio "esaminato
dal pubblico ministero il 21 ottobre del 2009, ha precisato che tra l'1
e il 4 luglio 2009 Marrazzo si recava in un appartamento per avere un
incontro sessuale a pagamento con una certa Natalì. Qui dopo essersi
parzialmente spogliato deponeva 3.000 euro - parte della somma
concordata pari a 5.000 euro - su un tavolinetto conservando la
rimanente parte e i suoi documenti all'interno del portafogli".
"Mentre si accingevano a consumare il rapporto sessuale concordato, si
presentavano alla porta d'ingresso due uomini qualificandosi come
carabinieri qualificati poi come Luciano Simeoni e Carlo Tagliente ed
entrando nell'appartamento assumevano un atteggiamento estremamente
arrogante, tanto da incutere soggezione e paura, si facevano consegnare
da Marrazzo - che avevano riconosciuto come presidente della Regione -
il portafogli con i documenti tenendo in un locale separato Natalì e si
recavano in un'altra stanza".
Gli stralci dell'ordinanza del Gip accentuano i toni di una vicenda che è drammatica dal punto di vista umano, raccapricciante dal punto di vista politico e assai confusa dal punto di vista giudiziario.
Piero Marrazzo, presidente della Regione Lazio, ora autosospeso dal suo incarico, ha annunciato oggi che si dimetterà anche da commissario di governo per la sanità, restituendo la delega al governo.
Ma è facile prevedere che i suoi guai non sono ancora finiti.
Una storia tutta da ricostruire
Ma ricapitoliamo l'intera vicenda, che ormai è parecchio confusa.
Pare ormai accertato che Marrazzo da qualche anno frequenta i transessuali che si prostituiscono negli appartamenti e nelle strade di Roma Nord.
Nel luglio scorso il presidente è colto sul fatto da un gruppo di carabinieri della sezione Trionfale nella capitale, durante una perquisizione non autorizzata in cui viene anche derubato di 5.000 euro in contanti.
Il governatore del Lazio diventa, q uel punto, vittima di un ricatto. Paga i militari con 3 assegni in bianco, mai riscossi dai ricattatori, e non denuncia l'estorsione, sperando che tutto finisca lì.
La telefonata di Berlusconi
Lunedì scorso, però - secondo Il Corriere della Sera - addirittura il presidente del Consiglio in persona, proprietario di uno dei gruppi editoriali più importanti del Paese, il gruppo Mondadori, e leader del partito politico avversario, lo chiama per avvertirlo che un'agenzia fotografica ha contattato uno dei giornali di famiglia, settimanale Chi, per vendergli a 200.000 euro un imbarazzante video di 2 minuti con Marrazzo vestito di sola camicia in compagnia di una trans.
Il presidente del Consiglio gli garantisce che il materiale non verrà pubblicato, gli suggerisce di intervenire per togliere dalla circolazione il video compromettente e gli dà il nome dell'agenzia in possesso del materiale.
A ottobre i Ros dei carabinieri scoprono i colleghi ricattatori, attraverso delle intercettazioni, e il 21 i magistrati ascoltano Marrazzo come persona informata sui fatti.
"Con quel video faremo i soldi"
Negli stralci di conversazione intercettata i carabinieri, ora agli arresti dicono: ”con quel video faremo i soldi". Così il gip di Roma, Sante Spinaci, che si occupa del caso nell'ordinanza di custodia cautelare nei loro confronti accusa i sottufficiali infedeli Luciano Simeone, Carlo Tagliente, Antonio Tamburrino e Nicola Peschini "di aver fatto il video con un cellulare per incastrare il presidente, di avere introdotto nell'appartamento del transessuale Natalì la cocaina con un piano premeditato finalizzato al ricatto".
L'accusa è estorsione, ricettazione, violazione della privacy e violazione del domicilio. Marrazzo, però, invece di affrontare di petto la questione e spiegare all'opinione pubblica i contorni della vicenda, il 23 ottobre, dichiara riguardo all'arresto dei suoi ricattatori: “Atto di barbarie, ma io non mi dimetto e vado avanti".
Il 24 ottobre è costretto a rinunciare all'incarico di governatore e dichiara: “Mi autosospendo, questa vicenda è frutto di una mia debolezza della vita privata". Il 25 ottobre crolla, il dramma personale esplode, le lacrime al telefono con Bersani e il malore, che l'ha portato oggi al Gemelli di Roma.
Cosa si vede nel video
Nel video compare il governatore del Lazio che raggiunge con l'auto di servizio via Gradoli, vicino all'appartamento della prostituta Natali, si vedono tracce di cocaina accanto al tesserino di Marrazzo e si sente la sua voce che dice “Non mi rovinate”.
Gli investigatori non sono sicuri che tutte le sequenze siano originali. Così il procuratore capo di Roma ha dato l'avvio a una serie di accertamenti: sull'effettivo uso dell'auto blu, sulla presenza della cocaina, e sulle condizioni patrimoniali e bancarie di Marrazzo, che spieghino anche la notevole disponibilità di liquidi di quella sera a via Gradoli.
Soltanto dopo la verifica il procuratore Ferrara deciderà se aprire un'inchiesta nei confronti del presidente della Regione. Per ora l'ipotesi degli inquirenti è che la droga quella sera è stata portata dai carabinieri.
Una scelta nota già da qualche anno
Ma la ricostruzione di tutta la vicenda è molto più complicata. La propensione di Marrazzo per le transessuali era nota già da qualche anno.
Forse già 4 o 5 anni fa le sue prestazioni sessuali vengono riprese da 2 viados con cui si è accompagnato, Brenda e Michelle: la prima ancora sul marciapiede, la seconda morta per overdose per qualcuno o scappata in Francia per qualcun altro.
Le immagini finiscono in un video di 10 minuti che circola nell'ambiente e capita tra le mani di uno dei carabinieri infedeli.
I militari, a detta di alcune trans ascoltate come testimoni dagli inquirenti, avevano l'abitudine di ricattare e intimidire le prostitute. La cocaina che scorre a fiumi in questo ambiente era la ricchezza della “squadraccia” della stazione Trionfale, che - con finte irruzioni e sequestri fasulli - entravano in possesso di grandi quantità di stupefacente. Una volta a conoscenza della debolezza del governatore i 4 avrebbero organizzato il piano e confezionato il video di 2 minuti. Poi avrebbero contattato il fotoreporter Massimiliano Scarfone, quello che realizzò gli scatti al portavoce dell'allora presidente del Consiglio Romano Prodi, Silvio Sircana, mentre in auto si accostava ad un trans per piazzare il filmato compromettente.
Ultimo aggiornamento: 28/10/09