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Portiere, tra regolamento e contratto di lavoro

(4-11/10/2012) Patrizia Pallara

L’articolo 114 del contratto collettivo nazionale dei portieri di condominio disciplina la soppressione del servizio di portineria. Il regolamento contrattuale del nostro fabbricato afferma che il servizio non pu˛ essere modificato se non con l’unanimitÓ dei consensi. Quale norma prevale e quali maggioranze assembleari occorre rispettare?
Guglielmo Graziadei, Firenze

Facciamo un po’ di ordine. L’articolo 114 del Ccnl per i dipendenti da proprietari di fabbricati, citato dal lettore, stipulato tra Confedilizia, Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil, disciplina il preavviso da dare al portiere in caso di eliminazione del servizio e non le maggioranze necessarie per assumere la decisione assembleare: “In caso di eliminazione del servizio di portierato, il datore di lavoro Ŕ tenuto, nei confronti del portiere con profili professionali da A1) a A9), a dare un preavviso di mesi 12, da comunicarsi per iscritto. Il lavoratore che usufruisce dell’alloggio di servizio dovrÓ riconsegnare al datore di lavoro l’alloggio allo scadere del termine di preavviso”.
Nel condominio del lettore il regolamento disciplina con precisione l’eventualitÓ in cui venga modificato il servizio di portierato, richiedendo l’unanimitÓ: per modifica si intendono l’istituzione e la soppressione del servizio, il cambiamento di alcune caratteristiche specifiche, come l’introduzione di alcune nuove mansioni, o l’abolizione di certe funzioni in precedenza attribuite. Quindi, se viene messo all’ordine del giorno dell’assemblea una modifica del servizio di portierato, per approvarla Ŕ necessaria l’unanimitÓ dei consensi, come previsto dal regolamento di natura contrattuale. Nel caso di eliminazione del servizio, si applicano le regole sul preavviso previste dall’art. 114 Ccnl. Spetta all’amministratore quale legale rappresentante dei condomini gestire la cessazione del rapporto contrattuale.
Diversa la situazione se il regolamento avesse semplicemente previsto il servizio: “Qualora un servizio condominiale (nella specie: portierato) sia previsto nel regolamento di condominio, la sua soppressione comporta una modificazione del regolamento che deve essere approvata dall’assemblea con la maggioranza stabilita dall’art. 1136, comma 2 c.c. (maggioranza degli intervenuti che rappresenti almeno la metÓ del valore dell’edificio) richiamato dall’art. 1138, comma 3” (Cass. 29 marzo 1995, n. 3708 in Giust. civ. Mass. 1995, 716).

Distacco consensuale

Un condomino vuole staccarsi dall’impianto di riscaldamento centralizzato. ╚ vero che serve l’unanimitÓ?
Amedeo Citti, Trapani

La recente sentenza della Cassazione (II Sez. Civ., n. 13718 del 31/7/2012) ha chiarito il punto: “PerchÚ il condomino possa staccarsi dall’impianto centralizzato senza l’unanimitÓ di consenso dei altri condomini Ŕ necessaria la duplice condizione che dal distacco non derivino nÚ uno squilibrio termico pregiudizievole all’impianto nÚ un aggravio di spese per coloro che continuino a usufruire dell’impianto”. In caso contrario per distaccarsi dall’impianto il condomino deve avere il consenso all’unanimitÓ di tutti gli altri condomini.

Offese penali
Le nostre riunioni di condominio non sono mai rilassate, qualche volta volano persino offese. Chi le fa, oltre a essere incivile, Ŕ anche perseguibile?
Paolo T., Parma

Apostrofare qualcuno con epiteti poco gratificanti nel corso di una riunione condominiale pu˛ configurare ipotesi di reato. Lo ha stabilito la Cassazione (V Sez. Pen., sentenza n. 33221/2012). I giudici hanno dato ragione al giudice di merito in un caso in cui un’espressione offensiva era stata pronunciata all’indirizzo della persona in modo astioso e gratuito, senza  alcun tentativo di relazionarsi  in modo civile ed educato.  




Ultimo aggiornamento: 10/10/12

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