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Quanto è ancora difficile parlare di sessualità

All'"eccesso" di esibizione del corpo delle donne (ma non solo) come oggetto di consumo corrisponde un silenzio diffuso (9-16/3/2012) Delia Vaccarello

Parlare di sessualità è ancora molto difficile. Ruppe il silenzio, nel 1965, Pier Paolo Pasolini con i suoi “Comizi d’amore”, un documentario la cui altezza non è stata ancora né raggiunta né superata. Alcuni progetti di “educazione sentimentale come educazione alla cittadinanza” mi vedono impegnata nelle scuole. Insieme ai miei colleghi chiedo ai ragazzi se a loro dà fastidio vedere due persone che si scambiano effusioni in pubblico. Spesso la risposta è “sì”, con una aggiunta: “Mi dà fastidio quando i baci o gli abbracci sono eccessivi”. Non è facile stabilire cosa voglia dire eccessivo. Qualche ragazza insiste sulla necessità di avere “contegno”. Tra risposte, domande, rivelazioni, battute che servono a sdrammatizzare, spesso si finisce col comprendere tutti insieme che la percezione dell’“eccesso” è squisitamente soggettiva.
C’è da interrogarsi dinanzi a tanta cautela dei ragazzi e ai loro non meglio definiti “fastidi” in un’epoca in cui la sessualità è volgarizzata, sbandierata, mostrata come un territorio in cui si consuma, non in cui si stabiliscono relazioni. All’“eccesso” di esibizione del corpo delle donne (ma non solo) come oggetto di consumo corrisponde un silenzio diffuso, al massimo un parlottare sommesso sul “valore” della sessualità.
Non stupisce allora quanto è avvenuto in una scuola della modernissima Svezia. Un’insegnante ha dato a ragazzi e ragazze di 14 anni il tema  “La prima volta”. Gli studenti dovevano immaginare di parlare con un amico e confidare le proprie fantasie sessuali, potevano anche raccontare le aspettative  in merito alla prima volta, o narrare una storia che rispecchiava il primo rapporto, se lo avevano già avuto.
Il tema era parte di un’ iniziativa che vedeva l’impegno congiunto dei dipartimenti di Biologia, Salute ed educazione sessuale, Lingua svedese. I ragazzi hanno trovato l’argomento interessante, e lo hanno apprezzato, ma tra i genitori c’è stata una vera e propria levata di scudi. “Si può davvero fare questo? Come padre, non mi sembra giusto e mi irrita”: molto accalorate le reazioni di alcuni, e l’insegnante ha espresso l’intenzione di rivedere il programma alla luce delle critiche.
Cosa succederebbe in Italia se degli insegnanti decidessero di dare ai ragazzi un tema simile? Le reazioni dei parenti potrebbero essere molto più vibrate. Eppure nel web molte ragazze sentono il bisogno di confrontare desideri e ansie relativi alla “prima volta”, laddove i ragazzi tendono a rispondere con battutacce o con il silenzio.
L’argomento va preso sul serio. Ma sembra ancora un semi-tabù. Mentre gli adulti si indignano o tacciono in merito all’intimità dei figli, ragazzi e ragazze finiscono col restare soli nel difficile confronto tra la realtà dei rapporti sessuali e la rappresentazione che ne viene fatta, troppo spesso deformata, volgare, deviante.

L’ansia della “prima volta”

“Non ho mai baciato e a volte se penso a quando avrò per la prima volta un rapporto sessuale mi viene paura. So che deve venire tutto naturale ma, non so, ho paura di fare figuracce... Vi va di raccontarmi la vostra prima volta? sia del primo bacio che del primo rapporto...”. A questo appello lanciato in rete da una quattordicenne non hanno risposto in molti. Il tentativo è stato fatto da altre, a distanza di anni. Le risposte “serie” le danno le ragazze, e qualcuna racconta di sé. Consigliano di lasciar perdere se la paura è troppa. Non di rado dicono di essere state lasciate il giorno dopo la prima volta.

La posta di Delia
Una lezione durissima
se la madre si ammala
Ciao Delia, è successa una cosa... Mia madre era in viaggio per fare un restauro, si occupa di archeologia e lavora nei paesi orientali, un giorno mentre era chinata su una tomba ha avuto un attacco di cuore. Sono riusciti a portarla in ospedale e mio padre, che è subito volato da lei, l’ha riportata a casa. Ho dovuto cercare di sostenere mio fratello di 14 anni. Ma da quando è successo non vivo più bene. Devo essere forte. Non riesco neanche a parlarne. L’altro giorno a scuola si parlava di genitori separati, e un paio di miei compagni dicevano che preferivano vivere con il padre. Mentre parlavano mi è venuto da piangere. Forse loro se ne sono accorti e io non sapevo cosa dire. Poi sono sbottato: “Ma non capite, è naturale essere innamorati della mamma!”. Mi hanno criticato e preso in giro. Ma è così difficile capire? Scusa lo sfogo. Marco

Caro Marco, per i tuoi coetanei capire è difficilissimo. I ragazzi che non hanno avuto esperienze come la tua si credono immortali e, senza neanche dirselo, sono convinti che i genitori siano invulnerabili. La possibilità che la mamma possa all’improvviso non esserci più è l’ultimo dei loro pensieri. Forse è stato così anche per te prima che tua madre si ammalasse. Ma dopo tutto è cambiato. La frase con cui hai comunicato loro il tuo dolore, rivelando il grande amore che hai per tua madre, è di una dolcezza infinita. Custodisci dentro di te questa premurosa tenerezza, sii fiero del candore della tua frase, anche se sei stato deriso. In questo momento hai bisogno di tutte le tue forze e di una grande fiducia in te stesso. Nella vita c’è anche la malattia, impartisce lezioni durissime. Ma non ci annienta. Anzi. 



Ultimo aggiornamento: 23/03/12

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