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Sciopero dei benzinai: è caccia al pieno

La protesta dalle 19 di oggi alle 7 di venerdì. File interminabili per un rifornimento.

Nessun accordo ieri al ministero dello Sviluppo economico tra benzinai e compagnie petrolifere. Così lo sciopero è stato confermato: da stasera alle 19 pompe chiuse per 36 ore.
La protesta - confermata dai sindacati di categoria Fegica Cisl, Figisc Confcommercio e Faib Confesercenti - inizierà sulla rete ordinaria dalle 19 di martedì 11 dicembre, per concludersi alle 7 di mattina di venerdì 14 dicembre.
Sulla rete autostradale, gli impianti chiuderanno invece dalle ore 22 di stasera, 11 dicembre, alle 22 di giovedì 13.
Il sottosegretario allo Sviluppo economico Claudio De Vincenti, in questi giorni, ha tentato di far riavvicinare le parti ma senza successo.
Secondo fonti sindacali presenti al tavolo, i petrolieri avrebbero "chiuso ogni spazio alla trattativa". 
 

Trefiletti (Federconsumatori): "Pagheranno i cittadini"

"Pur condividendo molte delle ragioni dei distributori, a pagarne le conseguenze - anche con i soliti rialzi - saranno i cittadini, non certo le compagnie petrolifere". Rosario Trefiletti, presidente di Federconsumatori, si dice contrario allo sciopero confermato oggi dai sindacati. Che definisce "una modalità di protesta inutile e anche dannosa".
Trefiletti si dice d'accordo con le richieste dei benzinai per una modernizzazione della rete e una riorganizzazione dell'intero settore. Ma sulla modalità di protesta è netto e ribadisce: “Danneggerà solo gli automobilisti”
In una nota congiunta, Federconsumatori e Adusbef stimano che un serio piano di modernizzazione porterebbe ad un risparmio di 10 centesimi al litro, pari a 120 euro in meno all'anno per costi diretti e 90 euro in meno all'anno per costi indiretti. 
 

Le ragioni dei benzinai: chiediamo solo il rispetto delle leggi

''Non ci sono state risposte vere e concrete alle nostre richieste'': ha spiegato il presidente di Figisc-Confcommercio Luca Squeri al termine dell'incontro al ministero. Ricordando poi i temi sul tavolo: la politica di tassazione e il conseguente aumento degli oneri per i gestori; il mancato rinnovo degli accordi economici con le compagnie petrolifere e l'introduzione della moneta elettronica.
“Stiamo parlando di un settore fortemente colpito”: dice al Salvagente.it il segretario nazionale di Fegica-Cisl Alessandro Zavalloni. “300milioni di euro di indebitamento e il 20% dei gestori costretti ad abbandonare le proprie attività solo nell’ultimo anno e mezzo”.
Zavalloni ricorda che i benzinai chiedono semplicemente il rinnovo contrattuale e il rispetto degli accordi raggiunti. “Non è possibile che le compagnie petrolifere modifichino il margine e chiedano ai benzinai gli oneri degli sconti praticati”.
“Noi - sottolinea - chiediamo solo che le istituzioni si facciano garanti della legge esistente, che in questo momento viene violata dalle compagnie petrolifere”.




Ultimo aggiornamento: 11/12/12

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