Scetticismo e cautela, certezze e speranza: la comunità scientifica è divisa intorno alla Ccsvi (Insufficienza Venosa Cronica Cerebrospinale), la nuova patologia scoperta dal professor Paolo Zamboni, da cui si svilupperebbe la sclerosi multipla.
Secondo gli studi realizzati dal chirurgo ferrarese, infatti, alla sclerosi è attribuita un’origine di natura cardiovascolare e non neurologica, come da sempre viene trattata, provocata dall’ostruzione di alcune vene che portano il sangue dal cervello al cuore.
La soluzione? Un’operazione di angioplastica, semplicissima e banale come stappare un lavandino, a cui si sono sottoposti già diversi malati, con esiti e benefici sorprendenti.
Della terapia Zamboni hanno parlato nei giorni
scorsi "Le Iene", tornati anche
nella puntata di ieri sull'argomento.
Il tema affrontato anche a Goteborg
E il tema non è passato inosservato. Se ne è continuato a parlare nei giorni scorsi a Goteborg al congresso dell'Ectrims (European Committee for Treatment and Research in Multiple Sclerosis), nel corso del quale il prof. Zamboni ha presentato la sua relazione, di fronte a una platea di 3.000 neurologi, con i risultati di alcune ricerche che confermerebbero, in molti dei casi, la correlazione esistente tra la CCSVI e la sclerosi multipla.
I malati compatti: “Proviamoci”
Se la comunità scientifica è divisa, il fronte dei malati si ritrova compatto. “È giusto verificare la correlazione tra la Ccsvi e la sclerosi multipla come sostiene il professor Zamboni, ma poiché la sperimentazione durerà ancora uno o due anni, chi è già malato non può permettersi di aspettare e chiede che venga intanto diagnosticata loro la malattia venosa a prescindere dalla sclerosi”, spiega Gisella Pandolfo, consigliera nazionale dell’
associazione Ccsvi nella Sclerosi multipla, con sede a Bologna, di cui è presidente onoraria la vedova di Luciano Pavarotti, Nicoletta Mantovani.
Su Facebook una pagina per dialogare
Nata sull’onda della mobilitazione di oltre 24.000 persone su Facebook, la pagina del social-network è diventata negli ultimi mesi il principale raccordo tra malati e parenti che da mesi via internet dialogano sulla terapia e sui suoi effetti. Proprio ad alcuni di loro la trasmissione “Le Iene” ha fatto riferimento per dare voce al caso, diventato dalla messa in onda in poi di dominio pubblico.
Da metà novembre parte la sperimentazione
Imtanto, da metà novembre partirà la sperimentazione del professor Zamboni in Emilia e si procederà in doppio cieco per valutare l’effetto placebo, unica metodologia accettata a livello internazionale per verificare se una terapia è efficace oppure no.
Coinvolgerà alcune centinaia di malati, tutti già risultati positivi all’ecocolordoppler, l’esame che permette la visualizzazione ecografica dei principali vasi sanguigni e lo studio del flusso al loro interno, necessario a diagnosticare la Ccsvi.
Ecodoppler con un software specifico
Viene effettuato con un software dedicato e una poltrona apposita che risponde ai parametri della ricerca del professor Zamboni, non disponibile presso le strutture sanitarie nazionali, sebbene sia indispensabile per verificare l’effettiva ostruzione delle vene.
Ad una parte dei malati, più o meno due terzi, verrà introdotto il catetere con il palloncino e saranno loro liberate le vene, mentre alla restante parte verrà infilato il catetere ma non sarà loro sottoposta all’intervento di angioplastica. Solo dopo un anno di osservazione del decorso della malattia nei due diversi trattamenti si potrà effettivamente affermare se la terapia è efficace o meno.