Scuola, irregolare una mensa su tre
(1-8/10/2009)
Antonio Lubrano
Sono seriamente preoccupato per quel che mangeranno oggi, domani e dopodomani, i bambini alla mensa scolastica. I motivi del turbamento sono almeno due. Il primo è provocato dalle scoperte del Nas, il Nucleo antisofisticazione e sanità dei carabinieri. Vi sarà capitato sott’occhio la notizia o l’avrete forse sentita alla tivù (dico forse perché da qualche tempo non è più certo che la tivù dia talune informazioni): dopo 174 controlli eseguiti in tutta Italia nei primi otto mesi di quest’anno, si è potuto stabilire che una mensa scolastica su tre presenta delle irregolarità. Una volta si tratta di cibo scadente, un’altra di norme igieniche non rispettate, un’altra ancora di locali di cucina e apparecchiature non a norma.
C’è da nutrire qualche apprensione o no? I carabinieri hanno requisito tonnellate di alimenti che evidentemente non davano garanzie di bontà e dunque noi adesso siamo autorizzati a pensare che se non ci fosse stato questo maxi-sequestro i cibi fuori norma li avrebbero mangiati i nostri figli più piccoli.
Con quale animo allora le mamme portano oggi alle materne e alle elementari i loro bambini? Non si faranno assalire dai cattivi pensieri per la mensa? Come se non bastassero quelli che già ci dà la scuola nel suo complesso, con le sue carenze d’ogni tipo. È pur vero che le irregolarità sono a macchia di leopardo, come ha detto il vicecomandante del Nas, Antonio Amoroso. Ma come facciamo a sapere se siamo nella macchia immune da frodi o in quella contaminata?
Il secondo motivo riguarda un inedito duello gastronomico: couscous contro polenta. Pedana dello scontro, le scuole comunali di Cremona. L’assessore leghista alle Politiche educative, Jane Alquati, ha deciso di cancellare dai menu scolastici il couscous e tutti i piatti stranieri oltre quelli preparati con prodotti del commercio equo e solidale. Al posto del couscous ecco la polenta, oppure “semolino con le verdure delle nostre campagne arricchito dal pollo”, per dirla con la Alquati. Per carità, se si tratta di favorire i prodotti locali o di andare incontro ai gusti dei bambini (che non gradiscono molti piatti etnici), ben venga la cancellazione. Ma se si tratta invece di “razzismo gastronomico”, come ha ipotizzato il “Corriere della Sera”?
Ad accrescere l’ansia dei genitori, infine, interviene l’allarme di Cittadinanzattiva sulla sicurezza di un numero impressionante di edifici scolastici italiani. Anche qui a macchia di leopardo, anche qui riaffiora il dilemma su quale sia la macchia buona. Non è la prima volta che questa associazione di consumatori pone all’attenzione del governo le sue verifiche sul campo. E per l’ennesima volta, la risposta del ministero della Pubblica istruzione (di destra o di sinistra che sia il suo titolare) è sempre la stessa: provvederemo, vedremo, faremo.
Insomma, al levare delle mense i bambini - immagino - grideranno in coro: che Dio ce la mandi buona!
Ultimo aggiornamento: 02/10/09