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Se anche la disoccupazione si traduce in dipendenza

I giovani vorrebbero "ubriacarsi" di lavoro. Il timore è che, se non lo trovano, si consolino con l'alcol o il gioco d'azzardo (22-29/3/2012) Delia Vaccarello

Se potessi avere 900 euro al mese… È meglio cercare ostinatamente lavoro, dimenticare i problemi grazie all’alcol o giocare d’azzardo? Gianni ha 22 anni, un fisico statuario, un bel viso e un cane: “Mi laureo alla Sapienza di Roma a maggio, in Politiche sociali e comunicazione. Sono ligure, ogni estate ho fatto il bagnino per non pesare troppo sui miei. Ma andrò fuori a cercare lavoro, magari al Parlamento europeo”. Vuoi fare il deputato? “Macché… però non voglio fare come molti miei ex colleghi che lavorano tutto il giorno mettendo insieme tre collaborazioni per guadagnare 300 euro al mese”. Vuoi il posto fisso? “Mica voglio diventare manager, se trovassi in Italia un lavoro di 900 euro al mese lo accetterei subito e sarei tranquillo”. Gianni ha il chiodo fisso della ricerca di una occupazione. Se lo allentasse un po’, potrebbe vivere con più fiducia e serenità. Ma potrebbe anche cedere ad alcol e gioco d’azzardo, le due tentazioni che catturano i giovani creando dipendenza. Senza fare allarmismo, non possiamo non incrociare i dati a nostra disposizione.
Se la disoccupazione vede il 31% dei giovani a spasso, i dati sui neolaureati non sono più confortanti. Il XIV rapporto sulla condizione occupazionale dei laureati redatto da AlmaLaurea, che ha coinvolto circa 400mila giovani in tutt’Italia, parla chiaro: a un anno dalla laurea il lavoro stabile è una conquista del 35% dei laureati, laddove il 65% è precario e fa tanti lavoretti, proprio come testimonia Gianni. Ancora, il guadagno non supera i mille euro. Anzi: 12 mesi dopo l’uscita dall’ateneo la retribuzione di quel 35% che ha un posto è di 934 euro mensili.
Quando le prospettive si attenuano, lo sconforto può assalirci. Allora si cerca di dimenticare, in vario modo. C’è chi lo fa bevendo: secondo gli ultimi dati del ministero della Salute aumentano tra i giovani le bevute fuori pasto e il binge drinking, cioè la pratica di mescolare bevande alcoliche e di berne tante in un breve lasso di tempo. Nella fascia tra i 18 e i 24 anni la percentuale di donne che si abbuffa di alcol in una serata sale al 9,7%. In aumento nell’ultimo decennio i consumatori fuori pasto: tra i 18 e i 24 anni si attestano sul 41,9%.
Per distrarci dagli affanni possiamo cercare qualcosa che ci catturi. Gli italiani risultano sempre più dediti al gioco d’azzardo, tant’è che non si esita a parlare di ludopatia. Secondo un recente studio del Cnr, i giocatori “problematici” sono un buon 9% tra i giovani. Il gioco compulsivo pone guadagni “possibili” e partite da giocare in cima alle priorità. Si chiama “dipendenza senza sostanze”. Una trappola “per dimenticare” a portata di mano e sempre più condivisa dagli adulti.

I messaggi diseducativi di Aams

Numerose associazioni, tra cui Gruppo Abele e Libera, hanno appoggiato la richiesta, avanzata dalla senatrice E­manuela Baio a Mario Monti, di sospendere la campagna dei Monopoli di Stato “Giovani e gioco”. A risultare gravi e lesivi sono alcuni messaggi contenuti nel dvd presentato dall’Aams (Amministrazione autonoma Monopoli di Stato) agli studenti italiani. Messaggi che considerano evolutivo attaccarsi alla rete, al cellulare, alle slot machine o ai videopoker “per dare una risposta primordiale al bisogno di vincita”. E che promuovono l’aspetto meno socializzante dei giochi on line dichiarando che “non c’è più bisogno di cercare compagni di gioco come si faceva da bambini”.

La posta di Delia
I ragazzi crescono
È giusto che scelgano


Cara Delia, dopo che mi sono separata dal coniuge, tante cose sono cambiate e stanno cambiando in particolare nella vita dei miei figli. I due più piccoli sono diventati proprietari intestatari della villetta dove prima si abitava come famiglia e da qualche mese hanno espresso la volontà di dividere la casa trasformandola profondamente. Mi stupisce la loro fermezza e decisione. Sono però preoccupata per il minore dei due, che ha quasi 20 anni, non vuole consigli né pareri, si fida solo della sorella e lascia noi genitori impotenti. Temo che commetta degli errori anche gravi... ma ogni forma di comunicazione si scontra con un eloquente “Mamma!” Che dirgli? Tenga presente che il ragazzo è “fidanzato” e sicuramente dà più retta alla sua partner che a noi proprio per quel che riguarda la ristrutturazione dell’immobile. Grazie.
Maria di Torino

Gentile Maria, credo che suo figlio voglia mostrarsi adulto ai vostri occhi, come da adulto è stato trattato. E non è escluso che ci sia una dose di rabbia in questo, la rabbia “fisiologica” che una separazione dei genitori procura in casi simili: i ragazzi amano essere protagonisti, amano fare il primo passo, quello per esempio di uscire di casa. Invece “da casa” sono andati via i genitori. Ristrutturare ciò che voi genitori avete donato è un atto trasformativo, è come dire “mamma, papà, siamo cresciuti”. In questo quadro chiedere consigli vorrebbe dire essere ancora “piccoli”. Mia cara Maria, suo figlio farà anche delle scelte sbagliate, ma chi non le fa? Se il minore dei due ha 20 anni, la sorella più grande potrà aiutarlo. È una fortuna che restino vicini e uniti.




Ultimo aggiornamento: 23/03/12

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