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Studenti e ricercatori, così la protesta cresce sul Web

Un movimento che si allarga anche attraverso Internet. Gli indirizzi per documentarsi.

Martina Aureli
Studenti in piazza, studenti in lotta. Studenti che hanno voglia di farsi sentire. E che usano strumenti nuovi per muoversi, forse, in modo antico (a 40 anni esatti di distanza dal ’68 i parallelismi sono inevitabili). Da notare che anche il ’68 aveva un “numero” contro cui organizzare la protesta: questa volta è quello del decreto legge 133, nel 1968 era la legge 2314, proposta dal ministro della Pubblica istruzione Gui.
Così, mentre il ministro Gelmini si chiede se siano informati, se abbiano letto bene il provvedimento; mentre si interroga sul perché si mobilitino le università, “marginalmente toccate dalla riforma”; loro rispondono, anche usando blog e siti on line.

In tempo reale

Perché gli studenti oggi sono moderni, informatizzati, e sfruttano la tempestività di Internet per darsi appuntamenti, organizzare manifestazioni, pubblicare documenti in tempo reale, visibili, e condivisibili, in ogni parte d’Italia.
La meraviglia e potenzialità della rete, per loro, non ha segreti, e uniti nel mondo virtuale per combattere in quello reale, chattano e cliccano per esprimere e pianificare al meglio il loro dissenso.

 

Partiamo da Uniriot.org

Se vi è venuta qualche curiosità, o come la Gelmini vi chiedete “perché”, non vi resta che farvi un giro nei siti di riferimento. Tra i tanti spicca Uniriot (http://www.uniriot.org), con tanto di rassegna stampa, convegni, articoli, e soprattutto un aggiornamento costante di manifestazioni e appuntamenti, passati e futuri.
Un vero e proprio “diario” della protesta, illustrato con fotografie e video amatoriali. Loro si definiscono “Il network (ossia le rete) degli studenti ribelli”, e come simbolo hanno scelto la pantera, agile e inafferrabile felino, immagine metaforica del movimento studentesco nato nel 1989. A rendere l’idea e lo spirito del gruppo, quindi, ci pensa il felino, agguerrito e ringhiante, che precede l’home page, e su uno sfondo nero sovrasta la scritta “GELMINI, i’m coming!!”, ossia “sto arrivando”, sottolineato da due punti esclamativi.
 

Dica 133: allora il decreto lo conoscono

A livello locale, poi, tutte le grandi università italiane rispondono via web alla protesta, ma merita una citazione il Polo delle Scienze Sociali dell’Università di Firenze, che con Dica 133 (http://dica133.wordpress.com) mobilita il mondo accademico con appuntamenti e articoli sulla riforma.

Contro il maestro unico

Dedicato alle scuole elementari è invece l’indirizzo http://firmiamo.it/controilmaestrounico, una petizione digitale contro il decreto Gelmini, che spiega le motivazioni e le conseguenze future di un eventuale conversione in legge. Di forte effetto, poi, la finestra aggiornata sul numero delle firme raccolte, ad oggi arrivate a più di 29 mila.

La vetrina digitale della Iqbal

Ancora, per la scuole dei più piccoli, rimane punto fermo la vetrina digitale della scuola Iqbal Masih di Roma (http://scuolaschool.spaces.live.com/), arrivata alla fama con l’occupazione d’insegnanti e genitori, e con una mobilitazione costante che non accenna a diminuire in alcun modo, ben rappresentata dall’agguerrita preside Simonetta Salacone.

Un Buco nero tradotto anche in inglese

Infine, tra una navigazione e l’altra, colpisce Il Buco Nero (http://www.buconero.eu), il sito dei precari dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, con una petizione tradotta anche in inglese, per sensibilizzare il mondo della ricerca internazionale. Nome suggestivo, il loro, ma non casuale, perché, come scrivono: “Licenziare 300 ricercatori precari (su circa 700 unità in tutto) comporta creare un buco, questo sì nero, nell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. Considerando che almeno la metà di questi sarebbe, secondo un modello ideale di assunzione, destinata ad entrare nell’Ente, vuol dire comunque cancellare il 25% dei giovani ricercatori, ed in particolare la parte più giovane e produttiva della ricerca”.




Ultimo aggiornamento: 23/10/08

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