Toh, l'inquilino è proprio un tesoro
(8-/15/10/2009)
Antonio Lubrano
Vedo palazzi in costruzione ovunque, a Milano come a Roma o a Napoli, le tre città che frequento più spesso per lavoro. Mi domando se sono io che ho le traveggole e vedo gru e impalcature un po’ ovunque o se invece è ottimista l’industria edilizia italiana. Perché la cronaca di Milano, per esempio, ha registrato un dato che mi pare significativo: ottantamila alloggi sfitti, ai quali devono aggiungersi 850mila metri cubi di uffici e sedi di rappresentanza vuoti. Il presidente di Assoedilizia, Colombo Clerici, ha detto al “Corriere della Sera” che negli ultimi anni l’offerta ha superato la domanda. In sostanza si costruisce troppo mentre scarseggiano acquirenti e affittuari.
Un fenomeno inedito, sostiene Clerici. Ho pensato per analogia a quanto avviene nel nord della Sardegna. In Gallura, zona turistica per eccellenza (la Costa Smeralda, l’arcipelago della Maddalena, la spiaggia rosa di Budelli, S. Teresa), l’attività invernale prevalente è l’edilizia. Ebbene, un caso simbolico dell’eccesso di cemento mi pare che sia S. Pasquale, frazione di due comuni, Tempio Pausania e S. Teresa: nei mesi freddi è abitato da duecento persone e d’estate può ospitare ben seimila villeggianti. Le nuove costruzioni (molte delle quali orribili) hanno violentato il paesino e già da qualche anno si registrano dei vuoti, non si sa più a chi vendere o dare in affitto gli appartamenti. Malgrado ciò si continua a costruire, le lottizzazioni si moltiplicano. Mi piacerebbe capire perché, come a Milano e altrove.
“Il fenomeno”, dice sempre il presidente di Assoedilizia, “è a tal punto ribaltato che è l’inquilino a essere diventato un bene prezioso”. Incredibile: l’inquilino vale oggi quanto un amico. Secondo il vetusto proverbio chi trova un amico trova un tesoro, per analogia l’inquilino solvente è considerato un tesoro. E sapete chi ce ne dà un’ulteriore conferma? La perdurante crisi economica: infatti molte famiglie, al Nord come al Centro o al Sud, fittano adesso una stanza di casa a studenti universitari o a persone che per il lavoro sono costrette a trasferirsi dalle loro residenze e non hanno la possibilità di accedere al mercato edilizio ufficiale. Sono altrettanti inquilini che, cercando una sistemazione più economica, si rivelano ugualmente preziosi.
Sarà il caso di notare che persino con il pensionante (si chiamava così negli anni Cinquanta) stiamo tornando al passato. Ho elencato qui in precedenti occasioni le fasi di una tale riscoperta: le antiche virtù domestiche, fare il pane in casa per esempio; gli abiti vecchi rivoltati, la coltivazione dell’orticello in città, l’acquisto dei prodotti sfusi al supermercato… Tutto come una volta.
Se è vero, dunque, che l’inquilino vale un tesoro e che l’offerta di case supera la domanda, si può anche credere allora che i canoni d’affitto sono scesi del 10, persino del 15%.
Ultimo aggiornamento: 15/10/09