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Google contro il blitz sulla web tv: ''YouTube non è come la televisione''

Pd, Idv e Udc d'accordo: "Il decreto del governo su Internet va ritirato".

“Il governo si accinge a modificare una parte rilevante della normativa su tv e Internet senza alcun coinvolgimento del Parlamento”: ne è convinto Paolo Gentiloni, responsabile comunicazioni del Partito Democratico. Che parla di “vero e proprio blitz” affidato al decreto di recepimento della direttiva Ue sul “product placement”, approvato a metà dicembre e da oggi all'esame della Camera, ma solo per un parere non vincolante .
“Il Parlamento - accusa Gentiloni in una nota - ha potuto conoscere solo in questi giorni e a cose fatte un decreto che configura un clamoroso eccesso di delega.
Il recepimento della direttiva Ue è, infatti, solo un pretesto per accrescere gli affollamenti pubblicitari su Mediaset e diminuirli su Sky, nonchè per cancellare le norme a sostegno della produzione indipendente di fiction e del cinema italiano, introdotte dai governi del centrosinistra nel '98 e nel 2007”.

"Blitz nei confronti di internet"

Altrettanto grave, prosegue l'esponente del Pd, è il blitz nei confronti di Internet. Il decreto, infatti, sottopone la trasmissione di immagini sul web (dalle web tv a YouTube e le Ip tv) a regole tipiche della televisione e a una preventiva autorizzazione ministeriale, con una incredibile limitazione dell'attuale modalità di funzionamento della rete.
I telegiornali e gli altri prodotti informativi di internet, ad esempio, dovranno rettificare le notizie sbagliate nelle stesse modalità che oggi investono il Tg3 o il Tg5.


L’Agcom diventa “sceriffo” della rete

In più, chiarisce Aldo Fontanarosa su La Repubblica di oggi, il “governo trasforma il Garante delle comunicazioni nello sceriffo di internet”.
L’Agcom, in pratica, dovrà controllare che i siti web rispettino davvero le regole sul diritto d’autore. Postare i cliccatissimi spezzoni su YouTube di “Mai dire Grande Fratello”, per capirci, potrà comportare richiami e sanzioni.
 

Dalla Camera l’opposizione attacca: ritirarlo o modificarlo

Il Pd non è comunque l’unico partito ad annunciare battaglia.
L'opposizione unita (Pd, Udc e Idv), dalla conferenza stampa organizzata ieri nel primo pomeriggio alla Camera, ha le idee chiare: “Ritirare o modificare profondamente il provvedimento”.

Google preoccupata: "YouTube non è televisione"

Il decreto legislativo sulla Tv non preoccupa inoltre solo l'opposizione, ma anche Google e i principali provider italiani. "Siamo un po' preoccupati", conferma in un'intervista all'agenzia Bloomberg, riportata da Repubblica.it, il responsabile per le relazioni istituzionali di Google in Italia, Marco Pancini.
"Il decreto - spiega il responsabile Google - dà ai provider su Internet le stesse responsabità delle emittenti televisive, solo che queste si occupano direttamente dei contenuti, mentre YouTube si limita a mettere a disposizione le proprie piattaforme agli utenti".
La legge darebbe di fatto ragione a Mediaset, ricorda l'agenzia Bloomberg, che ha recentemente fatto causa a Google, accusando YouTube di violazione del diritto d'autore, e chiedendo un risarcimento di 500 milioni di euro.
Il nuovo decreto darebbe infatti all'Autorità Garante delle Comunicazioni il potere di ordinare ai provider italiani, tra i quali Tiscali, Fastweb, Telecom Italia, Vodafone, di rimuovere i contenuti che violano il diritto d'autore, pena una multa che può arrivare fino a 150.000 euro.
"E' come ritenere l'azienda che si occupa della manutenzione delle autostrade responsabile per quello che fanno coloro che guidano le automobili. Non ha senso", osserva Dario Denni, segretario generale dell'Associazione italiana degli Internet Provider.


Udc, Idv e Pd: “In casi estremi ricorreremo al Consiglio di Stato”

L'opposizione si era già rivolta, per iscritto, a Fini per chiedergli di vigilare sulle prerogative del Parlamento.
Per questo, è stato richiesto un giro di audizioni con conseguente rinvio della scadenza del termine entro il quale le Camere sono chiamate a dare un parere: “I presidenti delle commissioni Trasporti e Cultura, Valducci e Aprea, hanno dato la disponibilità”, ha detto Gentiloni anticipando la volontà di coinvolgere l'Agcom e, in casi estremi, di ricorrere al Consiglio di Stato.
Secondo l'esponente del Pd, “il Parlamento viene usato come una casella postale”, perchè “ci si esprime” solo con un parere, “non vincolante entro 40 giorni”.
Giulietti (portavoce di Articolo21 ed esponente del Gruppo Misto) ha lanciato l'allarme per le produzioni indipendenti: “Ci sono diversi malumori nella maggioranza”.
Mentre Roberto Rao (Udc) ha puntato il dito sulle “restrizioni” che le norme su internet contenute nel decreto porterebbero: “L'informazione rischia di essere ingabbiata”.
Di conflitto di interessi ha, invece, parlato Antonio Borghesi (Idv).
 



Ultimo aggiornamento: 16/01/10

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