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Un farmaco per la morte senza dolore

(7-14/01/2010) Licia Colò

È possibile far soffrire un animale perché un farmaco non è registrato? È possibile che a un altro si prolunghi inutilmente il dolore perché in Italia non è disponibile un’alternativa farmacologica? La triste vicenda di qualche settimana fa dei capodogli spiaggiati in Puglia e non recuperabili e l’assurda realtà venuta alla luce mesi fa delle cosiddette “vacche a terra” esauste per l’iperproduzione di latte pongono in tutta la loro drammaticità la questione dei farmaci per l’eutanasia degli animali.
La sottosegretaria alla Salute, Francesca Martini, è intervenuta bene, nell’autunno scorso, per mettere la parola fine - pena sanzioni penali e disciplinari - alla somministrazione senza anestesia preventiva, per l’utanasia di cani e gatti, del Tanax che può procurare all’animale dolore e sofferenze gravi. Anche al Comitato centrale della Federazione nazionale degli Ordini veterinari si è dibattuto sul tema, sottolineando la necessità di rivedere per questo punto il Codice deontologico della categoria.
Spero che dal ministero preposto alla tutela degli animali e ai farmaci, così come dalla categoria deputata a decidere in scienza e coscienza sulla fine di un animale, si possano attendere presto dei passi in avanti.
I momenti in cui ci si trova a dover decidere se prolungare una vita di sofferenze (e quali sono le sofferenze che non è giusto far oltrepassare) oppure se procurare passivamente o attivamente la morte, fanno parte del “bagaglio” di esperienze di tantissime persone e famiglie che sono vissute con un animale. E si sono trovate, con la decisionalità e la responsabilità del medico veterinario, di fronte a scelte gravi, in ogni caso.
Il non poterle effettuare in piena libertà di scienza e coscienza, se pure il proprietario è un allevatore, lo Stato o le Regioni, sapendo di essere sul filo del reato di maltrattamento del codice penale (rendendo possibile uno stato di dolore e sofferenza, o non facendo nulla per impedirlo, si determinano le condizioni per cui si rientra nei casi previsti dalla legge 189/04), perché la disponibilità farmaceutica veterinaria viene considerata di serie B, non è giusto, non è civile.



Ultimo aggiornamento: 05/01/10

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